Vanni Spazzoli, Action Painting

Le sue opere di matrice neo espressionista e grande impatto visivo, sono vicine al linguaggio espressivo nord europeo, percorrono territori intimi e complesse trasfigurazioni del reale

LE OPERE DI VANNI SPAZZOLI SONO COME QUADRI ONIRICI: reticoli labirintici di linee che si incrociano all’infinito, segni grafici in movimento, ologrammi, radiografie di vita e itertematici cromatici che diventano plot figurativo-astratti. Sulla stratificazione della texture si sviluppano mappature di motivi ricorrenti: la consistenza e l’essenzialità delle linee di colore sulla tela, l’indefinito delle forme, la perfezione delle operazioni matematiche, gli animali. L’artista nato a Forlì nel 1940 scopre la sua vocazione sul finire degli anni ’60 sviluppando una solida formazione figurativa sulla quale innesta una tensione pittorica fondata sul valore della materia e sulla pregnanza gestuale dell’immagine. I suoi primi temi sono nature morte, paesaggi e figure, per passare, negli anni successivi, a soggetti del vivere quotidiano, come locomotive, cavalli e cavalieri, carrozzine e bambini, uccelli in gabbia, gatti e ancora soggetti appartenenti alla sfera inconscia, come angeli, cristi, madonne regine, musicisti.

«Il segno dipinto, – scrive Adriano Baccilieri – obbedisce a pulsioni profonde, ad interruzioni forti e improvvise, rabbiose e liberatorie, per poi abbandonarsi quasi, nella pennellata che gronda al basso, trascurando di finire qualche parte della figura animale, come il gesto disperato di una mano che scivoli sulla parete nuda e liscia del foglio, lasciando traccia dell’ultimo tentativo di aggrapparsi a qualcosa. Sulla superficie resta il segno, gesto lacerato e lacerante che detta l’apparizione brut di fiere, terrestri o marine, o di automobili maschie, sconquassati nell’interpretazione infantilistica della forma. È nell’isolamento che Spazzoli trova i motivi accesi e radicali delle sue catarsi per immagini, segni, colori. Perciò egli è, oggi, una scoperta, non una scoperta pregressa o un epigono del clima neoespressionista del decennio ottanta, ma un’identità isolata e segreta, operante in un regime di quasi clandestinità, al quale va sottratto». Claudio Spadoni ha scritto «Per Vanni Spazzoli si potrebbe parlare di un percorso sostanzialmente solitario, a distanza di quelle che, volta a volta, sono risultate le linee guida dell’ufficialità, artistica internazionale. Quasi inevitabile pensare all’area dell’espressionismo per una pittura come questa, che fa ricorso a una gestualità che talora ricorda l’Action Painting, dove i nomi più avvicinabili, qui, sembrano de Kooning e Kline».

(Vanni Spazzoli, Action Painting  – Barchemagazine.com. – Gennaio 2016)