Pubblichiamo una lettera aperta scritta da Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina, e indirizzata al presidente del consiglio Silvio Berlusconi
Illustrissimo signor presidente,
da troppo tempo manca una politica nazionale per l’industria nautica che, a causa della crisi finanziaria mondiale, ha perso il 60% del fatturato negli ultimi due anni.
Non c’è sviluppo per le nostre economie costiere senza la nautica da diporto.
Solo l’indotto turistico della nautica è capace di restituire il miglior moltiplicatore del reddito e dell’occupazione di tutto il cluster del mare e può assicurare il rilancio del turismo e, più in generale, del Sud del Paese.
Ucina Confindustria nautica già nel 2009 ha presentato al governo un piano che prevedeva, attraverso l’attrazione di soli capitali privati, la creazione di indotto, occupazione e gettito immediato per l’erario. E questo senza alcun aggravio per le casse dello Stato.
Nel dettaglio, il piano comprendeva:
– la destinazione al diporto delle aree inutilizzate dei bacini portuali esistenti, per avere 40.000 posti barca nel rispetto dell’ambiente, 10.000 nuovi addetti nei servizi e generare 10 milioni di euro di oneri concessori già dal primo anno;
– l’eliminazione della licenza edilizia per i pontili galleggianti, un’inutile duplicazione della concessione demaniale che frena lo sviluppo di strutture a basso impatto e – a causa di lungaggini e dei ricorsi amministrativi – priva l’erario dei corrispondenti oneri demaniali;
– la semplificazione amministrativa delle navi da diporto, per trattenere nei nostri porti gli yacht che costruiamo per gli armatori di tutto il mondo e attrarre un indotto pari a 350 milioni di euro l’anno, oggi appannaggio di altri territori, uno su tutti la Costa Azzurra;
– la semplificazione delle autorizzazioni per i trasporti eccezionali, per rendere i costi delle nostre industrie nautiche equiparabili a quelli delle aziende francesi e tedesche;
– un iter autorizzativo agevolato per “porti a secco”, per dare spazi a basso costo a 7.500 piccole barche e creare indotto anche grazie alla nautica sociale;
– l’equiparazione del regime della locazione di imbarcazioni a quello del noleggio, per essere competitivi al pari dei francesi e favorire la nascita di piccole imprese; misura, questa, capace da sola di attrarre 40 milioni di euro di investimenti privati nel primo anno.
Non abbiamo avuto risposte.
Per le concessioni demaniali l’attenzione ha riguardato soltanto le spiagge, mentre i mancati rinnovi e il contenzioso generato per gli approdi hanno prodotto un’immediata flessione di gettito per l’erario e mettono a rischio la prossima stagione turistica.
Ucina Confindustria nautica si è sempre resa disponibile nei confronti del governo per fornire tutti i dati sugli introiti fiscali che ciascuna delle proposte sopra ricordate può dare.
Ora dal governo tutto e dal Parlamento serve una risposta immediata.
Con viva cordialità,
Anton Francesco Albertoni
Il 5 maggio è stato approvato un decreto per rilanciare lo sviluppo, che mira alla riduzione del peso della burocrazia per cittadini e imprese, nonché allo snellimento delle procedure per le opere pubbliche e il rilancio del piano casa che è una parziale risposta in merito alla problematica sollevata da Anton Francesco Albertoni. Per il mese di giugno è previsto un provvedimento che vedrà nuovi interventi per circa 7 miliardi nel prossimo biennio. Tra le misure programmate ci sono degli incentivi ai distretti balneari e turistico-alberghieri che godranno di sgravi fiscali ma, soprattutto, di forti semplificazioni amministrative. È previsto il «diritto di superficie» per gli arenili che durerà 90 anni e potrà riguardare anche «aree già occupate lungo le coste da edificazioni esistenti».






