Libertà che si compra. E che si spende
Molti di coloro che amano le barche ne apprezzano soprattutto il senso di libertà. Chi ne acquista una vuole comprare quel particolare mezzo che gli consente di “sentire” meglio le sensazioni che il mare riesce a dare di Mark Bosshard
Il senso d’indipendenza che ci dà il mare è un genere di sensazione che si può effettivamente acquistare, anche se – pecunia a parte – occorre comunque una certa predisposizione interiore per cogliere questa sfumatura romantica del mondo del diporto nautico.
Eppure la bellezza di un tramonto sul mare può anche indurre a interrogarsi a fondo su queste sensazioni. E magari potremmo chiederci a che cosa serve “sentirsi liberi”, se poi la libertà non riesce a individuare almeno un fine stabile verso cui dirigersi, fine che – e qui sta il cortocircuito della post-modernità – non può di certo essere rappresentato dalla libertà stessa. In sintesi la libertà che si compra è un buon investimento, ma soprattutto nella misura in cui consente di capire che la libertà “vera” è quella che si spende. Come la moneta, infatti, acquista un valore nella misura in cui la si usa (ossia la si scambia con altro) mentre serve a ben poco finché la si conserva e si accresce gelosamente come faceva l’avaro di Molière.
La scheda
Il formato piccolo per antonomasia, ossia il Corona, nell’interpretazione di Ramon Allones si presenta con una capa poco regolare – dal colore medio-scuro al rossiccio – che emana un netto aroma di terra e cuoio.
La fumata si apre con mandorla e terra, ravvivate da una punta di picante che tende, nella seconda parte, a scomparire per lasciare il posto a un sapore più morbido in cui emergono anche delle note erbacee. Una forza sempre moderata, unita a un tiraggio e a una combustione perfetta durante tutta la breve fumata, fa di questo piccolo sigaro il pezzo giusto per chi non vuole negarsi il piacere della complessità gustativa anche in un formato poco impegnativo.







