
“Macchine” di luce
Le lampade della serie PH di Poul Henningsen, pioniere dell’illuminotecnica, rappresentano delle icone del design contemporaneo. Qui l’estetica è valenza perseguita pariteticamente alla funzionalità della singola espressione di Decio G. R. Carugati
L’imponente sospensione che, nei nomi Kogelen e Artichoke, conferma la spiccata somiglianza con una pigna, altresì un carciofo, disegnata dal Poul Henningsen nel 1958 per Luis Poulsen dell’omonima fabbrica di lampade danese oggi marchio del Gruppo italiano Targetti, esprime nella configurazione della funzione, l’apparecchio illuminante, la summa delle valenze rappresentate dai modelli declinati nel sistema PH. Dove la sigla rivendica la paternità di uno studio complesso di schermi che si incastrano gli uni negli altri producendo un effetto di luce guidata, impedendo l’abbaglio di chi si trova prossimo alla fonte luminosa. Henningsen sperimenta differenti materiali, indagandone l’impiego corrispondente alle singole destinazioni d’uso. Nel caso Kogelen o Artichoke, come dir si voglia, la struttura portante in acciaio regge l’ordinamento a piani circolari e concentrici di fogli metallici color rame opaco che dispensano sulla superficie più ampia luce calda, invitante, suadente. Basando il suo design sulla conoscenza delle analisi scientifiche, delle curve di distribuzione e riflessione della luce, Henningsen consegue la concretizzazione di un sistema di lampade rispondente alle specifiche esigenze di vita in luoghi pubblici e privati che ancora oggi testimonia il livello di qualità degli apparecchi. Un design che si fa interprete di un assunto in netta evoluzione non è mera asserzione di una funzione, se mai ne comunica il rigore attraverso l’estremo equilibrio della forma. Pertanto, nel progetto dell’intera collezione, l’estetica è valenza perseguita pariteticamente alla funzionalità della singola espressione. Non un segno di gratuito maquillage, d’imbellettamento conferito a scopo di vendita. I modelli della serie PH sono macchine che erogano luce, ma anche oggetti di una bellezza strabiliante. D’altro canto, con la presentazione di una lampada da tavolo disegnata per Poulsen nel ’33, Henningsen si era già distinto nell’attenzione formale e sostanziale. E ancor prima, nel 1925, all’Exposition des Arts Decoratifs di Parigi, le sue ideazioni avevano destato interesse, persino critico, figurando, nel padiglione danese, accanto a pezzi di altre aziende, di intonazione falsamente classica, quando il manierismo imperante cercava di rapportare nella forma l’apparecchio elettrico al lume a petrolio.
Poul Henningsen
Nasce nel 1894 a Ordrup, in Danimarca. Dal 1911 al 1914 studia Architettura alla Tekniske Skole e, sempre a Copenaghen, dal 1914 al 1917 al Polyteknisk Laeranstalt. Completati gli studi lavora come giornalista e critico d’arte per la rivista Klingen, successivamente per i giornali Politiken e Extra Bladet. Nel 1924 inizia a progettare le prime lampade, inaugurando una lunga e fattiva collaborazione con la Luis Poulsen. Dal dopoguerra e sino agli ultimi anni è attivo giornalista e designer. Muore a Copenaghen nel 1967.






