Proposta indecente
E se si pensasse seriamente di utilizzare un solo grosso motore invece di due? Franco Harrauer è convinto che si guadagnerebbe in peso, ingombro e potenza. Vogliamo aprire un dibattito sulle pagine del nostro giornale e tutti i progettisti sono invitati a parteciparvi per esporre la loro opinione
Una scelta o, meglio, una componente implicita e non tecnicamente giustificata nell’oggetto “barca” è la presenza di due motori e quindi di due sistemi di propulsione e di governo, oltre a un doppio impianto di scarico di comando e di monitoraggio.
In una mia recente proposta, analizzo un cruiser nel quale il valore prevalente assunto è la velocità di crociera non inferiore ai 60 nodi in crociera. In questo studio, pubblicato su queste pagine e da me intitolato “Squid Bone; una proposta indecente”, per la sua collocazione “fuori dalle righe”, la differenziazione piu evidente è la scelta ragionata di un solo motore (1.200 kW, 1.608 cv).
Molti fattori inducono a questa inusuale analisi e li possiamo individuare in molti elementi. Il peso, l’ingombro e la potenza unitaria di un solo propulsore (ivi compresi i sistemi già elencati) sono nettamente inferiori alla somma del peso, dell’ingombro e della potenza dei due propulsori necessari per il raggiungimento desiderato dell’obiettivo: velocità 60 nodi.
Questa analisi vale, nella stessa proporzione, anche per i costi e contribuisce sensibilmente alla riduzione di quello finale dell’imbarcazione.
Nel caso della mia “proposta indecente”, l’orientamento verso il monomotore è stato condizionato anche e soprattutto dalla configurazione a triciclo rovescio già sperimentata da Levi e da me per il racer Arcidiavolo e dai Gpb (General purpose boats), pattugliatori per l’esercito brasiliano. Architettura idrodinamica che, oltre alla stabilità e al potenziale sviluppo di piattaforma e dei volumi di carena, offre per le alte velocità di crociera lo sfruttamento e l’apporto aerodinamico di portanza e di controllo dell’assetto.
Nello “Squid Bone” la relativa larghezza dello scafo AD e il diedro di circa 30° non avrebbero consentito l’installazione di una coppia di motori con una buona immersione dei doppi complessi di propulsione e governo.
Certo è che questi condizionamenti idrodinamici, aerodinamici e strutturali con un continuo controllo dell’esponente di carico hanno dato come risultato una “inusuale” architettura strettamente funzionale e, mi sia concesso un aggettivo a me caro, “pragmatica”, dove ogni linea è strettamente ragionata e non, come troppo spesso capita, risultante da un mal inteso design.
«Ma se mi si ferma il mio unico motore, come faccio a ritornare a casa?». Il tema dell’affidabilita del motore va considerato nell’ottica del progresso tecnologico e del suo corretto uso e manutenzione.
Una delle prime traversate atlantiche di un aereo fu effettuata dal famoso Dornier DO X con 12 motori, negli anni ’40 dopo i trimotori fu l’era dei quadrimotori a elica e poi a getto; oggi 300 passeggeri volano, per più di dieci ore con dei bimotori e probabilmente negli anni a venire potremo volare sull’Atlantico con un monomotore come fece Lindberg nel 1927 con il suo unico motore da 220 cavalli.
«Ma se devo andare in banchina a marcia indietro? Chi mi aiuta»?
…il tuo bow thruster!
Franco Harrauer
(Ottobre 2012)







