Abbiamo incontrato Marco Valle, amministratore delegato del Gruppo Azimut Benetti, il più grande produttore al mondo di imbarcazioni e navi da diporto a motore, fondato nel 1969 e oggi presieduto da Giovanna Vitelli
by Francesco Michienzi
Marco Valle ha fatto sua la grande lezione di Paolo Vitelli, essere sempre un passo avanti e agire prima che si presenti un problema. Un imprenditore di successo non aspetta che le situazioni si risolvano da sole, ma cerca di anticipare le necessità e di agire per trovare soluzioni. L’amministratore delegato del primo gruppo nautico mondiale ha affrontato le sfide che ha trovato sul suo cammino con grande intelligenza, determinazione, serenità e consapevolezza come dimostrano i risultati. Il valore della produzione di Azimut Benetti Group supera 1,4 miliardi di euro, +55% negli ultimi quattro anni, l’Ebitda a +30%, il target 2025 del fatturato è di 1,5 miliardi.
Il portafoglio ordini di Benetti fino alla fine del 2028 prevede 60 yacht in costruzione per un totale di oltre 2,7 km di lunghezza, ognuno realizzato per soddisfare le esigenze dei diversi armatori.
Benetti ha presentato un progetto, Perspective from the Bridge, per raccogliere il punto di vista dei comandanti attraverso round table focalizzate su temi quali innovazione, sostenibilità e insight sul modo di vivere lo yacht di ogni armatore, per migliorare ogni giorno la loro esperienza di bordo.
La situazione economico generale è molto particolare e richiede sicuramente un cambio di passo. Voi come vi state rapportando rispetto alle scelte che verranno fatte nei prossimi mesi o anni? Noi abbiamo una particolarità basata su un punto di forza, o di lungimiranza, del suo fondatore che vedeva sempre il bicchiere mezzo vuoto. Anche quando le cose andavano bene e il mercato cresceva a doppie cifre, il punto su cui si focalizzava Paolo Vitelli era: “Sì, ma potrebbe finire”. Quindi tutti gli investimenti erano propedeutici a una situazione addirittura di crollo di mercato, neanche di rallentamento. Oltre ai piani quinquennali, comuni a qualunque azienda, ci sono da sempre anche i piani B e i piani C, diciamo di riduzione e di crollo della domanda. In questo momento il mercato si sta riducendo, e non è un segreto, due anni fa dissi che certi mercati stavano rallentando, e la conferma è arrivata lo scorso anno. Per cui tutti i nuovi sviluppi, o nuovi prodotti, erano già propedeutici in calo e anche il layout produttivo ad Avigliana e quello messo in atto in Toscana erano per gestire una revisione della domanda. Quello che però fa la differenza è il posizionamento dei brand. Da un sondaggio fatto quest’estate a clienti Benetti è emerso che la qualità del nostro prodotto è insindacabile e gli armatori posizionano le imbarcazioni Benetti nel segmento alto del mercato e la prova provata è il suo portafoglio lungo. Dall’altra abbiamo un Azimut che negli anni ha saputo crescere e che in questo momento può giovare di un portafoglio molto buono. In pratica il gruppo a gennaio aveva già due miliardi di backlog.
Il valore della produzione di Azimut Benetti Group supera 1,4 miliardi di euro, +55% negli ultimi quattro anni. L’Ebitda a +30%, target 2025 del fatturato a 1,5 miliardi.
La lunghezza media di questo portafoglio ordini è mutata o è stata costante? Si è alzata e strategicamente abbiamo incrementato la dimensione media dei modelli Azimut. In Val Susa faremo il Seadeck 9, un’imbarcazione di quasi 27 metri che dal punto di vista ingegneristico va progettata in maniera tale che possa passare sotto le gallerie ed essere varata poi a Savona. Le misure hanno seguito la tendenza del mercato. Oggi, le imbarcazioni medie, che per noi rappresentavano la linea dei Fly, sono state integrate dai Seadeck e dai Magellano. Mettendo a confronto il nostro 60 piedi con il Seadeck 6, vince il secondo. Questo perché da una parte c’è una maggior competizione dovuta a tanto stock di prodotti che possiamo definire un po’ conservativi, dall’altra una richiesta di qualcosa di diverso. Quindi il Seadeck ha avuto un effetto di novità del mercato maggiore di quello che pensavamo, e in un tempo di domanda calante. Non è questione di fortuna, è questione di metodo.
Per il triennio 2025–2027, 99,3 milioni di euro saranno destinati all’aumento della capacità produttiva di tutti i cantieri del gruppo, a partire dalla storica sede di Avigliana (Torino), che verranno rinnovati su progetto di Amdl Circle e dell’architetto Michele De Lucchi. Ulteriori 43,2 milioni di euro saranno concentrati sull’attività R&D e sullo sviluppo di nuovi prodotti, altri 13,9 milioni saranno infine impiegati in progetti di digitalizzazione, con la realtà virtuale sempre più coinvolta nelle attività di prototipazione, progettazione e nella conversazione con l’armatore.
Rispetto ai mercati come gli Stati Uniti, dai quali non si sa ancora se ci verranno applicati i dazi oppure no, voi come siete posizionati? Avete pensato di spostare anche un po’ di produzione negli Stati Uniti? Noi non sposteremo la produzione e continueremo a farla italiana. Tra l’altro mantenere la produzione in Italia è un punto a cui Paolo Vitelli teneva. Abbiamo comunque una produzione in Brasile per storicità, perché nata da una combinazione di cause e fattori che sono successi negli anni che poi ci hanno impegnati in una continuità produttiva. Prima lo facevamo su licenza, poi, venuto a mancare l’imprenditore, lo abbiamo sostituito. Vitelli è sempre stato convinto che la produzione italiana facesse la differenza e oggi come oggi lo stanno dimostrando un po’ tutti.
Che percentuale ha nel vostro bilancio il mercato americano? Circa il 35%, che non è poco. Ed è il mercato che in questo momento io sento difficile, non tanto per Trump e per i dazi, che anzi dovrebbero giocare a favore per la nautica, quanto per la quantità di stock o di barche ferme ancora invendute in tutti gli Stati Uniti, di qualunque livello, di qualunque dimensione. Per questo bisognerebbe incoraggiare la propensione del consumatore. Ciò che vedo nei dati dei concessionari non è positivo, e significa che lo stock è molto alto.
La tecnologia produttiva di Azimut Yachts include la laminazione a infusione e l’uso crescente della fibra di carbonio per le parti della sovrastruttura, con lo scopo di alleggerire l’intero manufatto, senza dover ridurre i volumi, e di abbassarne il baricentro per una migliore efficienza energetica, ma anche per una più calibrata distribuzione dei pesi e una sempre migliore tenuta di mare.
Ci sono in vista dei mercati che potrebbero svilupparsi meglio, a parte gli Stati Uniti? Sì, oggi come oggi quello che è di maggior propensione all’alto di gamma è il Medio Oriente, che non ha mai avuto uno stock nonostante i problemi legati alla guerra. In tutta quell’area non c’è mai stato un fermo, neanche nel momento in cui gli altri mercati stavano rallentando.
Avete già tradotto in qualche progetto di collaborazione con PIF, Public Investment Fund, per il Medio Oriente? Sì, più di uno in realtà. Ci sono vari progetti, ma c’è ancora tanto da fare…
È di questi giorni la notizia che avete fatto domanda per il rientro del Gruppo in Confindustria Nautica. Com’è maturata questa scelta? Secondo la mia personale opinione, il Gruppo più importante del settore non può non essere presente nell’associazione nazionale con l’idea di dare un contributo fattivo soprattutto nei prossimi anni che saranno sicuramente più complicati. Per questo riuscire a fare squadra sarà fondamentale.
Perché è molto individualista, però oggi c’è bisogno di sinergie. Certo, anche perché le aziende evolvono. Lo vediamo anche nella nostra. Pur se ancora retta dalla famiglia, siamo passati da una gestione imprenditoriale a manageriale. E questo anche in altre realtà attorno a noi.
Azimut Yachts ha sette collezioni, Atlantis, Magellano, Fly, S, Grande, Seadeck e Verve con yacht da 10 a 44 metri di lunghezza nelle diverse tipologie.
Parliamo del suo personale contributo e di come ha vissuto questi ultimi anni nel ruolo di Amministratore Delegato del Gruppo. Mi sono venuti i capelli grigi, ma il sorriso mi è rimasto. L’azienda è sempre la stessa, quando ho preso questo incarico, il Gruppo era in periodo Covid.
Si ricorda la prima decisione che ha preso? Sono entrato in Benetti in un periodo complesso, post Covid, appena usciti dal lockdown, con un mercato che non sapeva come sarebbe stato il futuro. Avevamo un giga yacht appena consegnato e un altro fermo in cantiere, con portafoglio vuoto. Sono entrato in punta di piedi perché, venendo dal mondo Azimut, la difficoltà era capire il mondo dell’acciaio in un’azienda che comunque ha delle competenze uniche in Italia. Mi sono mosso per affrontare al meglio quella situazione e i fatti di oggi dimostrano che abbiamo preso le decisioni giuste.
Gli ordini relativi a entrambi i marchi del gruppo sino al 2028 ammontano a 2,6 miliardi di euro.
Quanto tempo è passato da quando ha capito che situazione aveva in mano e che strategia doveva adottare? Per avere chiara la situazione a 360° ho impiegato un po’ di tempo. Diciamo che il lato positivo era la mia conoscenza dell’azienda. Avevo la fiducia degli azionisti, della famiglia, tutti mi sostenevano e, come da mia abitudine, ho preso tutta la materia e l’ho sezionata in parti più piccole per affrontare i problemi uno alla volta. Forse la decisione più vincente che ho preso all’epoca è stata selezionare cinque persone da dedicare all’ultimo giga yacht fermo in cantiere, e mettere tutto il resto dell’azienda allo sviluppo e alla gestione di un nuovo prodotto, con nuova linfa per mantenere l’azienda viva con un nucleo di persone capitanato da me dedicato solo alla soluzione del giga yacht Luminosity.
Ho notato che il ruolo delle donne è cresciuto a livelli apicali in azienda. È un effetto, secondo me, normale, anche se il nostro settore è un po’ maschilista, il nostro Gruppo è diverso.
Qual è stata la sua più grande soddisfazione in questi anni? Avere la fiducia per il ruolo che ricopro.
La sua più grande delusione? Non ho una grande delusione. In questo momento, mi dispiace solo non poter mostrare a Vitelli la promessa che avevo fatto di raggiungere un certo target… non è una delusione però.
La sua scomparsa che conseguenze ha portato direttamente? Quello che è successo a fine anno ha preso tutti quanti alla sprovvista, ma è stato un impatto dal punto di vista emotivo. Quanto successo è stato gestito egregiamente internamente, sia dal punto di vista emotivo dell’essere umano, sia professionale e aziendale. Per quanto riguarda la parte umana, ha toccato tutti, ha toccato non solo le persone che lavorano e vivono l’azienda, ma tutto il comparto nautico anche mondiale. Questo ha dato prova di quanto fosse radicata la presenza di Paolo Vitelli in questo settore.
Marco Valle vanta oltre 25 anni di esperienza nel Gruppo Azimut Benetti. Nel 1996 muove i primi passi all’interno della divisione commerciale di Azimut Yachts per arrivare a Direttore Commerciale Mondo Azimut Yachts, ruolo che ha ricoperto fino al 31 agosto 2016, quando poi diventa l’Amministratore Delegato di Azimut Yachts e assume la responsabilità dei risultati economici e gestionali della business line. Dal 1° settembre 2020 Marco Valle è il nuovo Amministratore Delegato del Gruppo.
In effetti il suo ruolo è stato fondamentale per lo sviluppo della nautica moderna. Il lavoro che lui ha svolto negli Anni ’80 è stato quello che ha fatto crescere la nautica italiana a livello mondiale, prima non esisteva. Il punto è proprio questo perché i contatti, le chiamate e i messaggi che abbiamo ricevuto hanno dell’incredibile. Riconosciuto a livello imprenditoriale, con quello che ha fatto, quello che ha gestito, quello che ha potuto creare senza neanche troppi proclami. È mancato in un periodo in cui lui era molto più sereno perché l’azienda ha battuto qualunque record negli ultimi anni dal punto di vista di crescita e di stabilità finanziaria, oltre che di nuovi prodotti. Con un’azienda altamente sana, lui si stava dedicando ad altri progetti. Del resto, Giovanna ha preso le redini dell’azienda come Presidente ormai da un anno e mezzo. Vuoi che sia un caso, vuoi lungimiranza, ma dal punto di vista di gestione aziendale non è cambiato niente e noi siamo tornati a lavorare dopo la chiusura natalizia, nonostante questa difficoltà emotiva, discutendo di quello che avevamo lasciato prima di Natale. Non c’è stato un giorno di stop, se non per il ricordo intimo e informale.
(Marco Valle: serenità e fiducia – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Aprile 2025)


























