Un’amara riflessione su nautica, turismo e portualità
Sono stato al Salone di Genova nel fine settimana della sua chiusura e ho potuto constatare di persona quella desolazione che già le cronache avevano rappresentato.
Pensavo che la “Tempesta perfetta” si potesse incontrare solo negli oceani più sconfinati, ma mi sono dovuto ricredere! I padiglioni semideserti, i viali semivuoti, dopo che per anni era stato difficile camminarci, hanno rappresentato una sgradevole novità che ha reso più forte e chiaro il pensiero che immediatamente mi è venuto alla mente: per anni abbiamo lasciato che il turismo fosse abbandonato alle iniziative dei singoli imprenditori e abbiamo permesso che fosse trascurato sia da noi cittadini sia – soprattutto – dai nostri governanti. E questo, oltre al danno economico che abbiamo creato, rappresenta anche un fortissimo insulto all’intelligenza di noi tutti.
Viviamo nel paese (paese intenzionalmente minuscolo) che conta l’80% dei beni culturali, ambientali, archeologici del mondo eppure siamo l’unico stato al mondo ad aver indetto e approvato un Referendum nazionale per abolire il Ministero del turismo! Sembra incredibile.
La nautica spesso è stata intesa solo come ostentazione di ricchezza mentre essa è soprattutto turismo, sviluppo del territorio, occupazione, creazione di indotto, conoscenza. 20 anni per farla crescere e diventare una delle maggiori eccellenze del made in Italy (siamo ancora i primi costruttori al mondo di navi da diporto oltre i 24 metri), una sola stagione estiva per farla praticamente morire (30.000 barche ormai ormeggiate nei porti di Croazia, Corsica, Tunisia ecc., quasi 20.000 addetti tra cantieri, porti, indotto turistico disoccupati in una sola estate).E i politici sono venuti al Salone – come sempre seguiti e attorniati da figure compiacenti e adulatrici – e hanno detto: «Scusate… ci siamo sbagliati… forse non dovevamo…». Ma nessuno ha detto: «Domani mattina presentiamo un disegno di legge, un decreto, una circolare, una cosa qualunque per rivedere la questione».
Eppure in uno scenario per molti versi così deludente, mi è sembrato di percepire una certa voglia di ripresa.
Nel campo della portualità turistica, che ritengo essere fondamentale per la vita del settore della nautica nel suo complesso, ho avuto piacere di notare che alcune nuove realtà si stanno concretizzando, stanno cercando di unire le loro forze per creare delle Reti di strutture portuali piccole ma efficienti e soprattutto basate su moderni e univoci criteri di gestione in grado di assicurare servizi rapidi e standardizzati. A tale proposito, se possibile, mi piacerebbe raccomandare a chi si accinge con coraggio e determinazione ad affrontare questo momento così complesso di crisi – non solo economica ma anche di identità e di accettazione popolare – di non ricadere nei soliti errori che certamente hanno accelerato il momento negativo che stiamo vivendo. Credo, infatti, che probabilmente una maggiore unità del settore nelle sue figure più rappresentative potrebbe renderlo più maturo e coerente e pertanto in grado di superare meglio le avversità.
Personalmente sono certo che la ripresa ci sarà, anche se lenta e per molti dolorosa, ma per chi potrà ci sarà un compito stimolante e ricco di nuovo entusiasmo da affrontare.
Capitano di Vascello (R) Angelo Zerilli
(Gennaio 2013)






