La motonautica: Diritto di replica

Il lavoro fatto per migliorare il livello della sicurezza in motonautica è stato importante ma, come dimostrano gli incidenti mortali più recenti, bisogna fare qualcosa di più. Tutte le iniziative messe in campo in questo senso sono benvenute, il nostro Forum continuerà anche nei prossimi mesi per raccogliere le voci, le opinioni e le idee più utili a rendere questo sport più sicuro
Caro Direttore, anzitutto grazie per avere sottolineato l’importanza di un “rinnovamento” sia di regolamenti sia della “flotta” della Classe 1. Da un anno siamo ormai diventati i “Promoter” anche di questa Classe.
Uso il plurale unicamente perché con me lavora full time un team di una trentina di professionisti che dedicano il loro tempo, ma soprattutto il loro “cuore” a far crescere e meglio conoscere la motonautica in giro per il mondo. Da più di trentanni, mi considero “partner commerciale” della Uim, ho iniziato nell’84 con la F1 e oggi ci occupiamo anche dell’Aquabike, in società con Fabio Ravenna (figlio del mitico Mauro), della Nations Cup e della Classe1. “Occuparsi” spesso vuol dire lasciare ad altri gli “onori” e assumersi gli oneri con tutti i rischi di impresa che questa attività comporta ma, sempre, fin dal primo momento in cui siamo entrati in motonautica siamo stati sensibilissimi ai problemi della sicurezza e quanto è stato fatto in F1 ne è la riprova. Poco importa se la paternità dei corni deformabili, degli airbag, dei crashbox, delle cellule di sicurezza, delle aperture dei cupolini da dentro e da fuori ecc. fossero state proposte da Guido o da Vincenzo, da Tizio o da Caio con i quali in quel momento potevi anche essere su posizioni “ideologiche” opposte, tutti i partecipanti alle riunioni che hanno portato a quei miglioramenti avevano uno scopo comune: perfezionare la sicurezza. Molto è stato ottenuto, ma ancora molto resta da fare e con il Daily management della F1 e il Comitato F1 dell’Uim, con l’apporto di chiunque abbia idee valide per il miglioramento della sicurezza attiva o passiva, continueremo a lavorare con lo stesso spirito. Per quanto riguarda la Classe 1 posso solo confermare quanto detto a Libreville in una riunione con i piloti e riportato (quasi) correttamente da Luca Nicolini. Noi abbiamo costituito già prima del Gabon non una commissione, ma un gruppo di lavoro, che – consapevole di quanto importante fosse la necessità di migliorare – ha iniziato con un audit di tutte le cellule delle barche presenti a Doha con l’intento di confrontarle con gli attuali regolamenti e con l’obiettivo finale di formulare regolamenti più stringenti ai fini della protezione totale dei piloti. Il gruppo è capitanato dal nostro direttore tecnico, l’ingegner Gianfranco Venturelli. Prima di Cernobbio ci sarà una riunione con tutti i team e i costruttori interessati per stabilire una road map e arrivare in tempi determinati a dare l’incarico a un team di professionisti per proporre una cellula di sicurezza (vogliamo chiamarlo “uovo”?) intorno a cui dovranno essere costruiti gli offshore del futuro e idealmente inserirlo anche nelle imbarcazioni attuali (cosa certamente non facile). Questo lavoro è iniziato con la prima gara della stagione, ma ovviamente il tragico incidente di Libreville ci ha ancora più determinati ad andare avanti. Il gruppo è aperto a tutti i suggerimenti, le idee, i consigli di chiunque sia in grado e voglia darne. Mi creda, andremo avanti con tutte le componenti sane della motonautica, senza entrare in polemiche e con la consapevolezza che il “cantiere sicurezza” è comunque destinato a non poter mai essere chiuso per aver terminato il suo lavoro. Sportivamente,
Nicolò di San Germano
(ottobre 2012)