Joseph Beuys

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Thalassa Adriaké
Lucrezia De Domizio Durini, tra i massimi studiosi al mondo del pensiero e dell’opera di Joseph Beuys, evoca attimi di vita con l’artista, vissuti e condivisi con il marito Buby Durini
di Lucrezia de Domizio Durini

Il mare è uno dei simboli materni più grandi e costanti. Solo la terra, il cui seno ci nutre, può essergli paragonata. Gli uomini liberi amano il mare, spesso però dimenticano che può essere nemico; complice, nel suo immenso mistero, della loro irrequietezza, ma esige sempre rispetto. Poiché l’uomo possiede in sé il senso della libertà e dell’avventura, il mare ne offre la verifica, rompe la trama noiosa della quotidianità e dei giorni monotoni.
Ci sono uomini che hanno fatto del mare la loro terra, sono nomadi che navigano cercando la pace e… l’imprevedibile. Probabilmente è giusto che gli esseri umani vivano come nomadi e che invece sia contro natura avere il focolare sempre nello stesso luogo… ci si sente veramente liberi solo quando si può veleggiare con il vento che tira di bolina, con le vele spiegate tra cielo e mare.
Buby Durini, biologo ricercatore e agricoltore, aveva due grandi passioni: la fotografia e il mare. Era “Fratello della Costa” e appartenere a questa associazione voleva dire aver veleggiato per molte, molte miglia. Irina, la nostra prima barca, lunga 13 metri, era stata costruita dai cantieri Leonardi di Rimini, gli stessi che anni prima avevano varato Orca, che divenne famosa per una traversata oceanica. Sulla battagliola di Irina campeggiava lo striscione di Beuys “Difesa della natura”. Ricordo che in Jugoslavia, a Dubrovnik, i giovani ci guardavano curiosi e fu allora che conobbi Marina Abramovic, che aveva circa 18 anni.
Mio marito mi ha inculcato l’amore per il mare, insegnandomi i segreti del veleggiare, al punto di convincermi a prendere la patente che consente di navigare oltre le venti miglia. Insieme abbiamo partecipato a numerose regate veliche, alcune le abbiamo vinte.
Con Joseph Beuys, uno tra i più emblematici e singolari personaggi della storia dell’arte mondiale del secondo dopoguerra, Buby Durini ha collaborato, in linea diretta e intensamente, negli ultimi 15 anni di vita del maestro tedesco, alla famosa operazione Difesa della natura, in Abruzzo, e specificamente nel piccolo paese di Bolognino, nei pressi di Pescara, che lo stesso artista fece conoscere al mondo della cultura internazionale.
La condivisione da parte di Buby del pensiero beuysiano era tale da sentirsi indotto a restaurare, nella tenuta agraria di Bolognano, una vecchia casa colonica in cui Beuys fece il suo studio, e a mettergli a disposizione 35 ettari di terra su cui avviò la famosa Piantagione Paradis, oggi ancora attiva. Qui il 13 maggio del 1984, in occasione della Discussione Difesa della natura, Beuys mise a dimora la prima Quercia italiana in ricordo delle “7000 Eichen” di Kassel, e Bolognano gli conferì la Cittadinanza onoraria.
Per comprendere il rapporto creatosi tra questi due atipici personaggi, è necessario che sia ben chiaro cosa significava per il maestro tedesco “Difesa della natura”.
La Difesa della Natura per Beuys non va intesa solamente da un punto di vista ecologico, ma va letta principalmente in senso antropologico: difesa dell’uomo, della creatività, dei valori umani, temi più che mai attuali sull’intero pianeta.
Non va dimenticato che Beuys è stato il precursore attivo di tutte quelle problematiche umanitarie, economiche, politiche, ambientali che nella sua famosa Living sculpture ha saputo coagulare in un rapporto di solidale e libera collaborazione tra gli uomini di diversi stati sociali.
Il legame di vita e di lavoro tra Joseph Beuys e Buby Durini è storicizzato da un archivio fotografico, straordinario documento di vita e di lavoro, che comprende 33.000 fotogrammi, un strumento filologico che va dal 1972 fino alla prematura scomparsa di Beuys, il 23 gennaio 1986. In quegli anni il mio apporto di solidale collaborazione è stato sia teorico che di azioni concrete.
A questo punto mi piace ricordare un episodio che ha il mare come principale protagonista. Era il 1977, avevamo invitato Beuys, sua moglie Eva e i giovani figli Wenzell e Jessica a trascorrere il Natale nella nostra casa. Una mattina Buby propose di fare una traversata in mare e Beuys, entusiasta, accettò subito. Era una giornata molto fredda e alquanto nebbiosa. Poiché solo noi, da esperti navigatori, avevamo l’abbigliamento giusto, Buby diede a Beuys un vecchio giubbotto in pelle con l’interno di lana di pecora – di quelli che ricordano gli aviatori della seconda guerra mondiale – che apprezzò tantissimo. Mise in testa un berretto di lana gialla che una contadina aveva lavorato a mano con la lana delle nostre pecore, che a Beuys piacque talmente che non solo lo indossò per l’intero periodo delle vacanze natalizie, ma lo portò con sé a Düsseldorf. In seguito con quel berretto fece un lavoro che chiamò In case of fog, probabilmente per ricordare l’eccezionalità della vacanza e il mare. Buby gli diede anche dei ruvidi ma caldi guantoni di lana. Arrivati al porto di Pescara, dopo aver ascoltato il bollettino nautico, decidemmo di salpare. Fu una giornata per me indimenticabile, di cui Buby fissò con la sua fedele Minolta immagini straordinarie.
Beuys si rivelò un navigatore perfetto. Aiutò ad ammainare le vele e volle anche stare al timone, guardava lontano e di tanto in tanto osservava la bussola… alternando il sorriso alle parole e a lunghi silenzi. I suoi ragazzi erano particolarmente felici di quell’insolito itinerario marino. Anche Eva era serena e molto coinvolta, chiedeva informazioni sulle nostre avventure marine e credo che fosse la prima volta che navigava a vela.
Verso le 12 gettammo l’àncora al largo per un pranzo frugale. Buby era un ottimo cuoco e anche Beuys amava cucinare. Ricordo due sue tipiche ricette: lo Stufato Drakplatz e lo Stoccafisso alla Vertese. Sulle pareti della mia cucina di Bolognano dominano le immagini dei due amici che preparano succulente pietanze. Io non amo cucinare, è sempre stato Buby in barca a preparare da mangiare.
Per la traversata in mare la nostra domestica aveva organizzato il pranzo, il solito pane casereccio con formaggio e salumi della nostra azienda agricola, e mentre le patate lessavano sulla tipica piastra basculata, Buby tirò fuori dalla dispensa anche una varietà di scatolette: acciughe, sarde, sgombri, capperi, i tipici cibi salati dei naviganti.
Il rumore del vento si univa a quello delle onde che si infrangevano sullo scafo… era la sola musica che accompagnava i nostri momenti di silenzio, mentre Buby fotografava.
Beuys sembrava un nocchiero. Era a suo agio e godeva della stessa libertà di quando lavorava nei campi… delle sue tante azioni e di-scussioni pubbliche… e ancora una volta compresi che per i grandi uomini non esiste alcuna differenza tra ciò che è pubblico e ciò che è privato. Sono sensazioni, emozioni che soltanto un’esperienza appassionata può dare.
Intanto il vento si alzava, Buby prese il binocolo e vide che lontano le onde si arricciavano; decise allora di cambiare rotta, di togliere il fiocco e mettere la tempestina. Di tanto in tanto spruzzi salmastri bagnavano i nostri visi, erano come carezze… Si rollava e decidemmo di tornare in porto. Avevamo veleggiato per oltre sette ore.
Tornando indietro negli anni mi venne in mente l’immagine di Beuys che lentamente e pensieroso camminava sul bagnasciuga della spiaggia di Pescara.
Il suo lungo cappotto, il cappello, lo sguardo lontano… la sua prima visita in Abruzzo nel novembre del 1972: l’immagine fissata dall’obbiettivo di Buby, ormai famosa, che lo stesso Beuys volle immortalare nel libro Incontro con Beuys titolandola Thalassa Adriaké.
A quasi 40 anni di distanza, posso dire con assoluta convinzione e per esperienza personale, che nulla avviene casualmente e nulla di noi va perduto.
Tutto nasce dal mare e tutto vi ritorna: luogo delle nascite, delle trasformazioni e delle rinascite, della vita e della morte…
Secondo Alfredo di Riévaulx, studioso del XII secolo, il mare si situa tra Dio e Noi e disegna il nostro destino.