In Classe 1 si muore


Il Gabon ha riaperto un capitolo che si era tragicamente chiuso a Dubai nel 2009 con l’incidente in cui persero la vita Jan Marc e Mohammed, un amico di sempre che avrebbe smesso di correre in quella stagione, e un giovane amico di Dubai alla sua prima esperienza in Classe 1. Da allora abbiamo cambiato tutto, portando i canopis (le capsule che proteggono i piloti) al più alto livello di sicurezza possibile; avevamo capito che molti di noi, compreso il sottoscritto, erano usciti illesi da incidenti tremendi solo perché la dinamica degli stessi si era svolta con modalità favorevoli. Infatti è sempre e comunque la dinamica in qualsiasi sport motoristico a creare uno spettacolare crash o un tragico incidente e in Gabon l’avvitamento sul dritto di un catamarano ha determinato un fortissimo impatto della coperta sull’acqua a una velocità assolutamente incompatibile con le caratteristiche di progetto della coperta stessa; credo che l’impatto subìto dalla capsula in quelle condizioni sia la cosa peggiore che possa succedere. A questo punto ci si deve chiedere se è stata la capsula di quella specifica barca che non ha retto l’impatto; personalmente credo che nessuna delle nostre capsule avrebbe retto a una botta del genere, forse qualcuna avrebbe avuto un collasso differente, ma non avrebbe resistito senza gravi danni. Il canopy con piloti affiancati, come nel caso del Gabon, anche se realizzato con le misure minime possibili, offre frontalmente una superficie troppo ampia per reggere un impatto frontale a più di 200 km/h, quando un avvitamento di 180° ribalta la barca e la coperta diventa anche se per un attimo la carena; in questi casi, solo la tecnologia usata negli hydroplanes americani può far uscire illeso il pilota. Quindi, la strada da seguire è quella di realizzare capsule singole con meno vetro e una cellula in carbonio a forma di uovo che offra il minimo di superficie possibile sui lati che escono dal filo della coperta e prescrivere l’imbarco di un solo pilota munito di tutti i comandi necessari per la guida; tale soluzione non ridurrebbe la spettacolarità di questo sport ma di certo ridurrebbe almeno del 50% la possibilità di perdite di vite umane in caso di grave incidente, e questo vale non solo per la Classe 1 ma per tutte le categorie Off-shore che sono diventate, per vari motivi, competizioni su più giri in specchi di acqua sempre più visibili per gli spettatori. Tecnicamente è molto più semplice realizzare una capsula per un solo pilota con uno standard di sicurezza molto alto e, inoltre, lo stesso avrebbe solo dei vantaggi avendo la capsula singola una visone immediata su entrambi i lati, cosa che non succede adesso con i piloti affiancati; normalmente il volante è a destra e quando ci sono virate a sinistra non si vede se qualcuno sopraggiunge da quel lato e, inevitabilmente, aumenta il rischio di collisioni. Sono convinto che la Classe 1, se vuole sopravvivere, deve necessariamente cambiare; visto che le gare non si svolgono più su lunghi percorsi in mare aperto ma in acque costiere e su circuiti ricchi di curve, le grandi potenze non sono più necessarie, quindi può essere adottato un rapporto peso/potenza meno esasperato dell’attuale. Questa limitazione, associata all’obbligo del pilota unico, potrebbe rappresentare la base per la revisione dell’Offshore verso una formula non meno spettacolare e certamente molto più sicura.
Matteo Nicolini, pilota di Quatar 95
L’INCIDENTE IN GABON
Siamo partiti per il Gabon contenti di scoprire una nuova location per il nostro Campionato ma ancora una volta torniamo a casa con un profondo vuoto per la perdita di un pilota. William Nocker, driver di Welmax, muore sul colpo in seguito al rovesciamento del suo cat M.T.I.; la capsula di sicurezza non regge l’impatto con l’acqua e va in pezzi; il catamarano dopo il colpo si raddrizza permettendo al team di pronto intervento (Bergamo Scuba Angel) di salvare la vita, non senza difficoltà, al throttleman Kurt Olsen, compagno di tante battaglie. Kurt viene estratto privo di sensi, ha diverse fratture ma è vivo; sarà tenuto in coma farmacologico. Dopo l’incidente di Dubai del 2009, dove un altro amico, Jean Marc Sanchez, perdeva la vita con il suo driver, Mohamed Al Muhairi, tanto è stato fatto per la sicurezza, ma evidentemente non abbastanza. La cellula di Welmax presentava una evidente carenza strutturale, non facile da rilevare se non con drastici interventi da parte dei Commissari. Nelle riunioni tenutesi dopo l’incidente il Promoter del campionato, Nicolò di Sangermano, ha deciso di istituire una commissione tecnica che si occuperà della sicurezza delle capsule con maggiori controlli su quelle esistenti e con una normativa comune per quelle nuove.
Il concetto che caratterizza la continua evoluzione delle regole nella Formula 1 automobilistica ha prodotto eccellenti risultati che tutti possono vedere, non esiste ragione che non venga applicato anche all’Offshore, ricorrendo a regolamentazioni elaborate da autentici esperti (e sottolineo autentici).
Luca Nicolini, 
pilota di Faro Acciai
(Settembre 2012)