I timori della tassa

Il professor Renato Mannheimer ha presentato l’indagine nazionale sull’incidenza della tassa sull’economia del mare. Obiettivo: indagare l’impatto della manovra governativa e le sue conseguenze, con alcune proposte di azioni correttive, già adottate dal testo approvato al Senato    di Diana Merlino

Forte apprensione. È questo lo stato d’animo degli operatori del settore che emerge dall’analisi commissionata da Unioncamere Lazio a Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione) di Renato Mannheimer. Sono state intervistate le figure al vertice di imprese italiane del comparto nautico, appartenenti sia al settore industriale che al commercio, ai servizi e al turismo. Dal sondaggio è emerso che il 58% degli intervistati ritiene che la tassa colpirà negativamente il diporto, già provato dalla crisi economica, mentre il 76% pensa che causerà la fuga dei diportisti italiani all’estero con conseguenze negative sulle attività correlate. Tuttavia, però, la maggioranza del campione (il 53%) riconosce che in un contesto così difficoltoso, come quello in cui versa il nostro Paese, la manovra governativa è stata utile per ridurre la spesa pubblica. Quasi tutti concordano sulla necessità di apportare delle misure correttive: l’80% sollecita una riduzione delle aliquote in base all’anzianità della barca, una percentuale analoga chiede di affiancare alla tassa misure di sostegno per il diporto e il 67% vorrebbe sostituire questa tassa con una sulla proprietà. A fronte di queste correzioni, il 36% delle imprese riterrebbe la nuova tassa utile (ma non necessaria) e il 15% utile e necessaria; il restante 49% però continuerebbe a esprimere parere negativo, considerandola inutile e dannosa.
Dichiara Mannheimer: «L’economia del mare sta rispondendo in maniera disomogenea: alcune aziende stanno reagendo bene ma altre non sopravvivranno alla crisi e il 76% condivide questa affermazione». Regna comunque un generale pessimismo, visto che alla domanda se l’economia del mare sta dimostrando capacità di crescita solo il 17% risponde di sì. Analogamente, l’82% ritiene che il comparto non uscirà rafforzato da questa crisi economica. «Solo 1 su 5 è ottimista per il futuro e, anche se le prospettive da un punto di vista scientifico non sono buone, sostengo questo 20%: ai periodi di crisi bisogna reagire con innovazione e atteggiamento fiducioso».