Grazia Treby

Oltre ogni apparente vera soluzione
Pubblichiamo l’intervento di un “non addetto ai lavori”, vale a dire una psicologa criminologa, appassionata di mare e barche, di origine siracusana, che ha deciso d’intervenire dopo aver letto il contributo di Aldo Gatti (Barche, ottobre, p. 86).

Dopo aver letto le pagine del forum della vostra rivista sorge spontanea una domanda: per ogni “n” esiste una sola curva di grado “n”, e quindi una curva/soluzione? Ma non essendo un matematico abbandono immediatamente l’argomentare di forma e funzione in tale ambito e penso a un approccio più filosofico e/o romantico degli stessi.
Da sempre l’uomo ha nutrito il fascino per la forma, il modo in cui un corpo occupa lo spazio, una barca o un aereo. È legittimo chiedersi chi viene prima: è la funzione la conseguenza meccanica della forma o, al contrario, è la forma una mera conseguenza della funzione? Aristotele ha scritto che la forma è l’essenza stessa della vita ma, con i secoli e in particolare negli ultimi decenni, le conquiste della tecnologia, del design, della scienza, dell’estetica, dell’arte in generale hanno fatto pendere il giudizio sempre più verso una visione riduzionistica, in cui la forma segue la funzione.
Secondo Kant la trattazione del bello e, quindi della forma, riguardava tanto l’arte quanto la natura, ma il sublime era considerato esclusivamente come sublime naturale e, quindi, non applicabile a tutto ciò che è “fatto” dall’uomo!
Da qui deriva la legittimazione dello statuto filosofico e scientifico dell’estetica: essendo lo spirito pensiero in divenire e l’arte manifestazione dello spirito, nel pensare l’arte, e quindi la forma, lo spirito pensa se stesso in una delle proprie forme e questo pensare dello spirito è proprio ciò che potrebbe definire la forma stessa.
A me sembra un discorso quasi all’infinito in cui l’oggettivo/soggettivo potrebbero essere paragonati a “un cane che si morde la coda”, per usare un linguaggio colloquiale, e probabilmente tutto questo argomentare potrebbe appartenere a una sorta di scienza della sensibilità e sono assolutamente d’accordo con ciò che asserisce l’ingegner Aldo Gatti: «Non si può sempre e solo disegnare la barca per se stessi che, ovvio, è nella testa di ciascuno considerata la migliore».
Grazia Treby