Giovanni Ceccarelli

Il design è centrale nella realizzazione di un’unità da diporto, lega la funzione all’estetica e anche all’industrializzazione (quando si parla di produzione in serie) ed è il linguaggio della spirale legata al processo che porta alla costruzione di una imbarcazione.
Il designer oggi è sempre più vicino a un ingegnere rinascimentale, ha una grande responsabilità nella riuscita del prodotto finale, ovvero la barca, e al tempo stesso una grande fortuna di libertà espressiva rispetto ad altri settori dell’industrial design dove si limita a lavorare solo su parti del progetto.
Il prodotto finale è un insieme di volumetrie. Lo scafo con le forme che devono ottemperare la funzione del navigare ma devono essere anche belle, la coperta e le sovrastrutture che si devono sposare in un unico linguaggio in armonia con lo scafo, gli interni che devono permettere il vivere a bordo facendo percepire l’esterno e vedere il mare, anche i sistemi propulsivi e l’ingegnerizzazione intesa come l’industrializzazione: ogni elemento entra in gioco in contemporanea.
Per questo il designer deve sapere utilizzare tutti questi aspetti. Egli deve comunque avere sempre in mente la funzione che l’oggetto barca dovrà svolgere: navigare in sicurezza, non essere solo venduta a un Salone nautico sulla base di una semplice emozione o di un buon marketing. Questo difficile compito deve essere svolto nel rispetto delle normative e delle logiche del mercato senza comunque assecondarle passivamente.
La grande crisi economica dei mercati riporterà, a mio avviso, la massa a vivere il mare come una vera e reale passione, come forma di evasione, stile di vita; scomparirà chi pensa all’imbarcazione principalmente come uno status symbol, un concetto che rimarrà legato a un periodo storico socio culturale ormai andato.
A noi progettisti verrà richiesto, quindi, un maggiore rigore progettuale. Per quanto mi riguarda sono sempre stato su questa impostazione: molto pragmatismo con la forma al servizio della funzione che dovrà assolvere. Questo non vuole dire che non ci sarà spazio per nuove idee o nuovi temi, anzi, è proprio nei momenti di contrazione del mercato che si dovranno dare nuove risposte, non semplici reinterpretazioni di oggetti dejà vu. Su questa logica sono al lavoro su diversi progetti sia per la vela che per il motore, in serie per grandi cantieri che one-off per artigiani italiani.
Nel progetto di un’imbarcazione di serie il designer ha dei vincoli legati all’estetica che deve rispettare: per quanto una barca possa essere concepita e ingegnerizzata bene, se non incontrerà il gusto del pubblico non sarà un’imbarcazione di successo, intesa dal punto di vista commerciale. Non parlo solo di bellezza statica, come appare sempre nei rendering su mari piatti come vetri; si deve ricercare la bellezza dinamica, ovvero delle sue forme e di come si sposano con l’acqua e il vento quanto l’imbarcazione naviga.
Il designer è forse più libero, invece, quanto deve progettare un’unità singola, un one-off, non dovendo sottostare a vincoli legati alla produzione e alle logiche del mercato e della concorrenza, pur dovendo rispettare sempre le normative e soprattutto dovendo sapere cogliere le aspettative del committente.
La più grande libertà la troverà per un’unità da competizione, dove ogni forma e ogni elemento saranno al servizio della funzione e la bellezza scaturirà dall’obiettivo raggiunto.
L’imbarcazione deve sempre avere, sia che si tratti di un’unità di serie, sia un prototipo da crociera, un forte carattere emozionale, deve trasmetterti l’idea di un sogno, e di libertà, del viaggio, della scoperta.
Parlando di segno grafico vorrei riflettere come si arriva dallo schizzo al progetto finale. Penso ancora oggi che il primo schizzo sia da realizzare a mano libera. Personalmente non uso nel mio quotidiano tavolette grafiche, in quanto l’idea che è alla base di ogni progetto può nascerti in ogni momento, in ogni contesto – al mare come in metropolitana o in montagna – ed è difficile se non impossibile con le attuali tecnologie potere schizzare, ovvero fissare, le proprie idee in modo digitale. È possibile invece con la carta e la matita. L’architettura deve essere fissata da un segno grafico. Come un modello in scala può dare al committente sensazioni che difficilmente può dare un render per lo studio delle volumetrie esterne. Le influenze dal mondo dell’automotive verso la nautica da diporto penso siano quanto mai inevitabili, sono due mondi che sono e saranno sempre distanti come scenario di utilizzo ma saranno sempre più vicini come scelte e influenze estetiche e funzionali. Lo stesso armatore sarà anche possessore di un’auto, le logiche di scelta estetica dei due oggetti saranno molto simili provenendo dalla stessa mente.
Lo stile italiano è un valore aggiunto che abbiamo, un patrimonio che supera ogni crisi, ma per ciò non se ne deve abusare, si deve rispettare, essendo un patrimonio di tutti, si deve continuare a insegnare nelle scuole, si devono favorire i giovani che saranno i progettisti del domani e questi sono alcuni degli scopi che ha Aspronadi come associazione e che stiamo continuando a perseguire.

* Presidente di Aspronadi, da 25 anni è alla guida di Ceccarelli Yacht Design and Engineering.