Oggetto superlativo
Flaminio Bertoni è un giovane di talento che, arrivato a Parigi con l’intenzione di dedicarsi alla scultura, viene assunto da Citroën come disegnatore e nel 1956 crea la Desse 19, apoteosi della Traction Avant, magica sintesi tecnico estetica di Decio G. R. Carugati
Con l’esempio della carriola che avanzando sospinta dalla persona, affrontando un gradino, un dislivello, s’impunta mentre trainata supera facilmente l’ostacolo, Gustave Baehr, ingegnere tedesco, spiega a André Citroën, titolare dell’omonima fabbrica parigina, i vantaggi molteplici di quel suo progetto di trazione sulle ruote anteriori. Il sistema elimina persino l’ingombro dell’albero di trasmissione, liberando maggior spazio all’interno della vettura. Citroën coglie appieno l’occasione e si dichiara disposto a sperimentare criteri che esprimono in modo radicale il potenziale innovativo. E qui indubbia è la paternità configurale nella persona di Flaminio Bertoni, un giovane italiano di talento che, approdato a Parigi con l’intenzione di dedicarsi all’arte prediletta, la scultura, viene assunto dal costruttore in qualità di disegnatore.
Bertoni dà forma al modello agendo su un blocco di plastilina. Ben chiara nel segno, la separazione della funzione traino dall’abitacolo, è quest’ultimo che incocca l’anteriore della sagoma, non viceversa. Bertoni non si limita a una rappresentazione tridimensionale del campione, fornisce in scala reale i disegni delle parti che costituiscono la carrozzeria della vettura. Gli elaborati vengono inviati alle Officine Budd di Philadelphia che riusciranno a stampare, in soli tre mesi, le lamiere corrispondenti al fabbisogno della prima serie. Il modello, del 1934, avrà lunga vita e successo incontrastato. Ecco come nel 1956, dopo un secondo fortunato esordio, quello della 2 CV del 1948, Bertoni disegna per Citroën la summa di tutte le valenze sperimentate in precedenza e dei criteri più attuali e innovativi del momento, la Desse 19, apoteosi della Traction Avant, magica sintesi tecnico estetica. Nelle parole di Roland Barthes la disanima, al debutto sul mercato, dei tratti salienti di un modello che ancora oggi viene considerato un unicum nella storia della forma mobile. «La nuova Citroën si presenta da principio come un oggetto superlativo. In lei più che la sostanza interessano le giunture. Si sa che la levigatezza è sempre un attributo della perfezione perché il suo contrario tradisce un’operazione tecnica e tutta umana di connessione: la tunica di Cristo era senza cuciture, come le areonavi della fantascienza sono di un metallo senza saldature. […] Nella DS si ha l’embrione di una nuova fenomenologia della connessione, come se si passasse da un mondo di elementi saldati a un mondo di elementi giustapposti e solidali solo in virtù della loro forma meravigliosa».
Flaminio Bertoni
Nasce nel 1903 a Masnago, in provincia di Varese. Apprendista alla Carrozzeria Macchi, passa nel ’22 allo Studio Progetti, nel ’25 è disegnatore capo. Nel 1931 si trasferisce a Parigi dove apre uno studio per dedicarsi alla scultura. Nel ’32 viene assunto in Citroën. Nel 1936 espone, con De Chirico e De Pisis, alla Galleria Carmine di Parigi. Nel 1961, il ministro della Cultura André Malraux lo nomina Cavaliere delle Arti e delle lettere della Repubblica francese. Partecipa a collettive al Salon des Tuileries, al Salon d’Automne, 1° premio al Salon International de l’Art Libre nel 1962. Muore a Parigi nel 1964.







