Caro direttore,
per prima cosa mi congratulo con lei per la rivista che compro da anni e trovo obiettiva, ben realizzata e professionale, un faro nelle nebbie della stampa italiana.
Sono proprietario di una barca con bandiera italiana, intestata a persona fisica, iva versata e no-nostante ciò (anzi, forse proprio perché ben visibile al fisco) ricevo a bordo tre o quattro visite della Finanza in ogni stagione. Ma non voglio parlare di questo, lei si occupa spesso di questioni simili e condivido ciò che scrive.
Mi rivolgo a voi perché penso che sarebbe giusto informare i lettori su come si è conclusa “l’avventura” di Fabrizio Politi e Fashion Yachts. Credo che una rivista come la sua – che per altro fu l’unica ad avere il coraggio di “irridere” Politi quando dichiarava di essere il quinto cantiere italiano, tanto che se non ricordo male vi fece scrivere dall’avvocato – dovrebbe fare anche inchieste di questo genere, per mettere in guardia i lettori sul fatto che nel mondo della nautica (e non solo, ovviamente) ci sono degli sciacalli senza scrupoli ed è bene stare attenti prima di affidare migliaia o milioni di euro a un cantiere.
Di Politi s’iniziò a parlare quando realizzò degli open di 55 piedi, tecnicamente insignificanti e stilisticamente volgari (basti citare il cocco bianco dei sedili e i pavimenti d’oro). I media lo osannavano come astro nascente della nautica, le starlette facevano a gara per apparire con lui, le banche lo consideravano affidabile e istituzioni e magistratura lo ignoravano, nonostante fosse chiaro a tutti che si trattava di una truffa colossale. Al Salone di Genova del 2008 mi rimase impressa la definizione che ne diede il titolare di un cantiere: «Il Matteo Cambi della nautica italiana».
Fece alcuni modelli da 68 piedi e un 80 (color oro, tremendo!) e poi fece circolare dei rendering di un Fashion 88 chiaramente copiati dal Baia One Hundred. Dichiarava di essere il 5° cantiere d’Italia, in base a non si sa quale classifica, forse quella dei suoi sogni (http://www.myluxury.it/articolo/politi-navi-il-brand-di-yacht-giovani-di-fashion-yachts/3760/); si fidanzava con Geri Halliwell
(http://www.myluxury.it/articolo/fabrizio-politi-anello-per-geri-halliwell/5636); si affidava al personal coach motivazionale (http://www.myluxury.it/articolo/fabrizio-politi-ci-racconta-di-anthony-robbins/9761) e, in piena crisi, diceva a La7 che i deboli muoiono e i forti crescono (http://www.youtube.com/watch?v=tQY91KEPwzg).
E infatti, passa un anno e lascia con un pugno di mosche quei pochi ingenui (non me ne vogliano, ma se lo meritano) che gli avevano ordinato una barca (http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2011/04/19/news/con-politi-ho-perso-3-milioni-3985958). Lascia debiti per 19 milioni alle banche (se lo stra-meritano) e ai fornitori (poverini, già provati dalla crisi) – http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2011/04/18/news/al-capolinea-l-avventura-di-politi-3979021 –. Lascia senza stipendi i dipendenti (non se lo meritano…) che sono stati minacciati e hanno fatto partire una denuncia penale –
http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2011/05/10/news/aperta-un-inchiesta-sulla-fashion-yachts-4153367 –.
Insomma, è una storia il cui finale era scritto fino dal 2008, eppure come purtroppo molto spesso accade, se non lo denunciano Striscia o Le Iene, qui da noi non fa niente nessuno e si lascia che questi sciacalli facciano le loro vittime e poi scappino all’estero (Svizzera, in questo caso) con il bottino.
Lunga vita a Barche! Ma Voi dovete denunciare queste cose!
Lettera firmata
Fabrizio Politi e Fashion Yachts






