Diritto e charter

Egregio avvocato Agnelli,
mi permetto di disturbarla per porle due quesiti che penso possano interessare a diversi lettori della rivista.
Nel mese scorso, su un’altra rivista nautica, a una domanda sulla possibilità da parte di un cittadino italiano, residente in Italia, di governare una imbarcazione battente bandiera inglese adibita al charter (senza possedere il titolo di Ufficiale della navigazione da diporto) veniva detto: «Nel caso di un’imbarcazione battente bandiera inglese, sempre che il Paese lo consente, non esistono vincoli restrittivi per quanto concerne il comando da parte di un cittadino italiano e l’impiego dell’unità all’estero o in acque internazionali. Il problema invece sorge quando l’unità (di bandiera inglese) esercita l’attività di charter in Italia o nelle acque territoriali nazionali. Nella fattispecie, in caso di controllo da parte degli organi di vigilanza in mare, sarebbe subito rilevato che un cittadino italiano esercita l’attività di charter a bordo di un’unità di bandiera estera senza il possesso dei regolari titoli abilitativi. In pratica si verrebbe a concretizzare che per la legge inglese l’assenza del titolo non avrebbe rilevanza giuridica mentre per quella italiana costituirebbe motivo di fermo della barca, con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare […]».
Mi chiedo se la legge distingue tra bandiera italiana e inglese. Ci sono delle sentenze in merito. A mio avviso, se si governa una imbarcazione battente bandiera inglese, non essendo previsto alcun titolo in tale Paese, le autorità italiane non possono fare nulla. Cosa ne pensa?
Un’altra domanda, sempre sul charter, è questa: se si costituisce una società Ltd adibita al charter, regolarmente iscritta (quindi esente iva all’acquisto), proprietaria di un’imbarcazione battente bandiera inglese che opera in Italia, che quando viene utilizzata (esclusivamente per il charter) rilascia regolare fatturazione con iva versata in Italia (anche all’eventuale socio della Ltd residente in Italia in caso la utilizzi), l’Agenzia delle entrate potrebbe opporre delle contestazioni?
(Il tutto ovviamente per non pagare l’iva all’acquisto ma anche per poter utilizzare l’imbarcazione come charter dato che l’uso promiscuo non è previsto)
La ringrazio per la gentile attenzione e nell’attesa di leggerla le invio i migliori saluti.
Roberto Balbo

Gentile dottor Balbo,
i suoi quesiti sono molto interessanti. Il secondo ha un taglio strettamente tributario-fiscale che esula dalle mie specifiche competenze. Tuttavia, da quanto espone, per ciò che concerne la prestazione attiva svolta dalla Ltd, se viene esposta e versata l’iva per le prestazioni rese in Italia, non credo che l’Agenzia possa obiettare alcunché.  
Per quanto riguarda il primo quesito, invece, sembra in effetti esserci un “buco” normativo, essendo regolate altre ipotesi simili ma non quella da lei individuata.
In mancanza di una previsione specifica, si ritorna all’applicazione dei principi di carattere generale, in virtù dei quali ritengo che la Sua risposta possa ritenersi corretta.
In ogni caso ho compiuto un ulteriore approfondimento sul caso, che è diventato il tema dell’articolo di questo mese (a p. 206).
I migliori saluti,
Alberto Agnelli