Darsena in città Fano

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Vivere al centro
La nostra rivista ha fatto parte della commissione giudicatrice di Darsena in città, un concorso che si basa sulla consapevolezza del valore storico-estetico dell’area portuale di Fano e dell’importanza delle attività economiche che vi gravitano attorno. La varietà di modi di uso della zona costituisce un valore aggiunto, una compresenza che rende il porto sempre attivo e frequentato sia dagli addetti ai lavori che da semplici visitatori. Attualmente la convivenza è resa difficile da strutture non adeguate e da una viabilità non organica e, in alcuni casi, poco funzionale
di Chiara Freni
Il primo premio del concorso è stato vinto da un gruppo di professionisti di Riccione. La squadra, capitanata da Stefano Matteoni, architetto e responsabile di Polistudio Aes. Società di ingegneria era composta dai giovani architetti Pietro Battarra, Nicola Lombardi, Maria Fiorenza Matteoni e Maddalena Mingucci.
Al secondo e terzo posto, battuti per pochi voti, si sono piazzati il gruppo capeggiato dall’ingegnere Pasqualino Sacchetti e quello formato da Davide Cecchi e Valentina Baroncini. Sono stati poi ritenuti meritori di una menzione speciale i lavori presentati dai gruppi facenti capo a Roberta Borghi e a Giovanni Pandolfi.
La sfida lanciata nel corso della cerimonia di premiazione, una delle iniziative più partecipate svoltesi al Pala J nell’ambito della 7a edizione del Fano yacht festival, è quella di riuscire a far collaborare alcuni dei vincitori per trovare le migliori soluzioni possibili per riqualificare il waterfront fanese, biglietto da visita di una località a vocazione turistica, che però lamenta un certo scollamento tra centro storico e zona mare e dispone di spazi che andrebbero valorizzati.
Sul palco hanno preso la parola Stefania De Regis dell’Ance di Pesaro, che ha spiegato le valutazioni compiute dal Comitato tecnico, e l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Fano Maria Antonia Cucuzza, presidente della Commissione giudicatrice attenta a cogliere spunti utili per rispondere alle esigenze impellenti che caratterizzano questa zona come, ad esempio, un più adeguato ponte di collegamento tra Sassonia e Lido.
Durante il Fano yacht festival di quest’anno è stato possibile visionare tutti i progetti in concorso grazie a un’apposita esposizione, che il presidente di Marina dei Cesari, Alberto Cazziol, ha apprezzato talmente tanto che sta pensando di renderla permanente.

Stefano Matteoni
Gli elementi ricavati da una prima fase di analisi critica ci forniscono il background su cui costruire una filosofia coerente di intervento. Le criticità evidenziate coinvolgono tutte le scale, da quella urbanistica a quella più minuta.
Prima di tutto però, per creare un collegamento forte con il resto della città, occorre un gesto forte, unitario ma allo stesso tempo flessibile che, risolvendo i singoli nodi critici presi in considerazione, crei quel livello di unità di insieme che attualmente manca.
Per questo il progetto mutua la sua geometria dal mondo vegetale, metafora di un organismo vivo e flessibile, capace di diramarsi e insinuarsi in spazi interstiziali. Come fiori che crescono nelle crepe dell’asfalto, i percorsi di progetto cercano la loro via nel paesaggio duro del porto e si aprono verso gli scorci di mare ritagliati tra i cantieri, portando linfa vitale alla città. è un’infrastruttura che accompagna e guida i flussi pedonali e, deformandosi o sollevandosi, suggerisce e permette nuovi usi e punti di vista dell’area portuale. Dove il contrasto con le funzioni produttive del porto si fa più duro e i percorsi portano i visitatori alla giusta distanza di osservazione. Al di sotto delle grandi terrazze proiettate sul mare si creano occasioni per usi commerciali e ricreativi e al di sopra si organizzano attività all’aperto.
Le pavimentazioni saranno in legno e costituiranno passerelle, piazze sopraelevate o aree pavimentate protette, guidando l’accesso dei visitatori e aiutando a organizzare e definire i confini e le relazioni tra i diversi ambiti del porto. Grazie ai percorsi si uniranno le attività esistenti con attività vitali. Si crea così un sistema di unione formale e funzionale che fungerà da base al recupero degli spazi aperti, cosi come degli edifici esistenti, superando la disconnessione attuale tra il porto e la città.

Pasqualino Sacchettini
Questo progetto prende vita dalla “darsena borghese” e si snoda attraverso la passeggiata lungo il canale attraversando il quartiere marinaro dei primi anni del ’900, proseguendo fino alla zona dei cantieri navali e ricollegandosi poi alla passeggiata del “Lisippo”.
Caratteristica dell’intervento è un approccio volto alla ricerca di un segno unitario che colleghi i nodi del progetto. La “darsena borghese” diventa un parco urbano con la riapertura del Museo della marineria e viene collegato all’area portuale con un edificio-ponte, nato per risolvere il crossing della ferrovia. è organizzato internamente come un grande contenitore espositivo, una galleria culturale e commerciale al servizio di artisti e artigiani locali. L’ex asilo Manfrini diventa il centro polifunzionale cittadino, con spazi destinati alla capitaneria e altri di carattere pubblico. La riqualificazione delle aree fluviali è data dalla creazione di una passeggiata lungo il canale, ridisegnata e resa più accattivante con la sistemazione del verde e la riorganizzazione dei percorsi, dal collegamento tra lido e spiaggia Sassonia attraverso un ponte pedonale e dalla creazione di uno spazio ludico-sportivo.

Davide Cecchi e Valentina Baron
Questo progetto riguarda una serie di interventi che mirano alla soluzione, o quanto meno alla mitigazione, di alcuni problemi inerenti la sistemazione urbana e dei percorsi carrabili, ciclabili e pedonali della zona portuale di Fano, che, pur dovendo essere la zona di congiunzione fra spiaggia Sassonia, lido e centro storico, risulta invece esserne il punto di separazione. Il porto, con tutte le sue attività e con la sua particolare viabilità, costituisce il punto di distacco fra queste porzioni di città ed è in quest’area che è necessario ritrovare spazi e percorsi utili a una migliore circolazione e fruizione degli spazi urbani. Tra questi interventi ci sono la riorganizzazione del traffico dell’area portuale e dei parcheggi, opere stradali e di circolazione ciclabile e pedonale, collegamenti fra lido, Sassonia e centro storico, realizzazione di percorsi ciclabili e pedonali e opere edili per il recupero e la rifunzionalizzazione di fabbricati esistenti.
Roberta Borghi
Il progetto si appoggia su tre nozioni: epoche, ritmi e tempi. Epoche: sono le quattro stagioni che differenziano il rapporto della città con il porto e il mare. Ritmi: sono le sequenze spaziali che caratterizzano la città sul litorale. Tempi: scandiscono la differenza di pratiche e modi di vita tra il giorno e la notte. Nel progetto si cerca di tenere conto dello spazio e del tempo come elementi pensati per i differenti tipi di utenti del porto e del litorale. Il programma prevede la progettazione di spazi pubblici e privati legati alle attività commerciali, a quelle lavorative e produttive, al gioco, allo svago, ad attività culturali (esposizioni, teatro, concerti), oltre a una coesistenza fra attività turistiche, commerciali/portuali (pesca e cantieristica) e attività quotidiane degli abitanti di Fano.
Il progetto è pensato in due principali fasi attuative: la prima comporta un allargamento dello spazio pubblico antistante l’entrata del porto e della zona destinata alla pesca e alla cantieristica, con il disegno di una piazza del mercato del pesce con pietre locali di diverso formato, colore e qualità. Sono da prevedere anche un miglioramento dei fronti degli edifici esistenti con una nuova pelle (muro vegetale e muro luminoso), un parcheggio multipiano, una passerella mobile a collegamento tra la zona del porto e la spiaggia di ponente, un albergo e un Museo della marineria arricchito da un percorso espositivo all’aperto, lungo la darsena borghese. La seconda fase si concentra sul ridisegno di viale Adriatico e di un parco lungo il litorale della spiaggia di Sassonia. Scandito da sette sequenze spaziali, il parco è composto da una successione di giardini con piante mediterranee, una pineta, luoghi per lo sport e il gioco, un anfiteatro sul mare, caffè, ristoranti, negozi e una zona espositiva nelle quali si snoda un percorso pedonale.

Giovanni Pandolfi
Fano parte svantaggiata riguardo al tempo della viabilità poiché il tessuto urbano, sviluppatosi nella sua zona originaria su un terrazzamento murato, ha sviluppato pochi canali di comunicazione e la generazione, nel contempo, di aree urbane separate.
Punto saliente del progetto è la pedonalizzazione dell’area compresa tra il piazzale della Lanterna e via Bramante. Si realizzano due piazze con funzione di accesso e contemporaneamente interdizione veicolare, una come già detto in corrispondenza della Lanterna e del ponte verso il lido, l’altra racchiusa tra l’attuale mercato ittico e gli edifici previsti dal progetto. Il tratto compreso tra le due piazze forma il raccordo naturale tra Lido e Sassonia, permettendo nel contempo la creazione di spazi all’aperto per le attività esistenti e future che si affacciano su viale Adriatico.
Nella parte pedonale rientra anche il piccolo edificio del Genio Civile OO. MM., che in questo contesto può essere convertito a uso ricettivo. è prevista la modifica del piano stradale attuale per poter allineare gli ingressi degli edifici eliminando scalini e abbassamenti di quota, unitamente alla pavimentazione in materiale lapideo e sanpietrini. Sempre per la pavimentazione, una fascia realizzata con elementi in porfido, come quelli presenti in alcuni tratti delle banchine, delimita il percorso carrabile per i mezzi autorizzati, definendo la direzione e rallentando la velocità di percorrenza. è previsto anche un impianto d’illuminazione pubblica a led impostato su un sistema coordinato di elementi dotati di sorgenti luminose e ottiche differenziate in funzione della destinazione e corpi illuminanti bassi a paletto e a incasso per i percorsi pedonali, aree verdi e attraversamenti pedonali.