Durante l’assemblea di Assoporti è emersa la necessità di porre mano al tema della competitività nel settore portuale. Occorrono misure – alcune a costo zero, altre a costo contenuto – e vanno attuate con urgenza, pena la marginalizzazione dell’Italia dal mercato dei porti europei e mediterranei. Francesco Nerli, presidente dell’Associazione dei porti italiani, ha detto che «è una follia continuare a ignorare la potenzialità del settore e ha chiesto al governo di “battere un colpo”. La portualità italiana, secondo la relazione presentata, è seconda in Europa per tonnellaggio solo a quella olandese, con una contribuzione al Pil nazionale superiore a quella del settore auto e dell’agroalimentare. Si inserisce in questo contesto la richiesta di «un meccanismo che consenta una forma di ritorno al porto di una quota di tributi proporzionali ai traffici che ciascuno scalo produce e della ricchezza che crea». È la cosiddetta autonomia finanziaria, ambito nel quale l’Italia – come ha evidenziato il presidente dell’Associazione dei porti europei (Espo), Patrick Verhoeven – «è fanalino di coda».






