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Tutti i luoghi da visitare
Le Aree marine protette tutelano circa 222 mila ettari di mare e quasi 700 chilometri di costa italiana. Se volete visitarle e godere delle loro amenità, ecco tutto quello che vi è permesso e non permesso fare al loro interno
di Silvia Montagna
La protezione delle bellezze naturalistiche che ci appassionano e ci incantano dovrebbe far parte di quel codice etico e morale di ognuno di noi che trova necessario, ma anche scontato, non aggredire e sporcare la ricchezza e la varietà delle specie animali e vegetali e le peculiarità paesaggistiche che ci circondano. Questo purtroppo ancora non avviene e l’immenso patrimonio nauturalistico marino italiano è continuamente aggredito dall’inquinamento, dalla speculazione edilizia, dalle attività industriali, dallo sfruttamento dei fondali, dalla pesca non controllata e anche dall’aumento del traffico di imbarcazioni, per citare soltanto alcune delle nefaste cause del suo impoverimento. Le Aree marine protette hanno il preciso intento di fare fronte a tale degrado, almeno nelle zone in cui maggiore è il bisogno di tutela della biodiversità e di conservazione dell’integrità ambientale. Sono 27, oltre a 2 parchi sommersi che tutelano complessivamente circa 222 mila ettari di mare e circa 700 chilometri di costa.
Cosa sono
Sono costituite da ambienti marini, dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti, che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l’importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono. Lo scopo è principalmente quello conservativo e di tutela delle caratteristiche naturali e geomorfologiche dell’area, con particolare riguardo alla flora e alla fauna marina
Vi è inoltre il Santuario internazionale dei mammiferi marini, detto anche Santuario dei Cetacei.
Come sono suddivise
Le Aree marine protette generalmente sono suddivise al loro interno in diverse tipologie di zone denominate A, B e C.
L’intento è quello di assicurare la massima protezione agli ambiti di maggior valore ambientale, che ricadono nelle zone di riserva integrale (A), applicando in modo rigoroso i vincoli stabiliti dalla legge. Con le zone B e C si vuole assicurare una gradualità di protezione attuando delle eccezioni (deroghe) ai tali vincoli al fine di coniugare la conservazione dei valori ambientali con la fruizione e l’uso sostenibile dell’ambiente marino. Le tre tipologie sono delimitate da coordinate geografiche e riportate nella cartografia allegata al Decreto Istitutivo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Zona A (nella cartografia evidenziata con il colore rosso), di riserva integrale, interdetta a tutte le funzioni che possano arrecare danno o disturbo all’ambiente marino. È il vero cuore della riserva. In tale zona, individuata in ambiti ridotti, sono consentite in genere unicamente le attività di ricerca scientifica e di servizio.
Zona B (nella cartografia evidenziata con il colore giallo), di riserva generale, dove sono consentite, spesso regolamentate e autorizzate dall’organismo di gestione, una serie di attività che influiscono con il minor impatto ambientale possibile. Anche le zone B di solito non sono molto estese.
Zona C (nella cartografia evidenziata con il colore azzurro), di riserva parziale, che rappresenta la fascia tampone tra le zone di maggior valore naturalistico e i settori esterni all’Area marina protetta, dove sono consentite e regolamentate dall’organismo di gestione, oltre a quanto già consentito nelle altre zone, le attività di modesto impatto ambientale. La maggior estensione dell’area marina protetta in genere ricade in zona C.
Da chi sono gestite
La gestione delle aree marine protette è affidata a enti pubblici, istituzioni scientifiche o associazioni ambientaliste riconosciute, anche consorziati tra di loro. L’affidamento avviene con decreto del ministero dell’Ambiente, sentiti la Regione e gli enti locali territorialmente interessati. La maggior parte delle Aree marine protette sono gestite dai comuni interessati.
Elenco delle Aree marine di prossima istituzione
Procedimenti in corso
• Area marina protetta Costa del Piceno (L. 394/91)
• Area marina protetta Isola di Gallinara (L. 394/91)
• Area marina protetta Arcipelago Toscano (L. 979/82)
• Area marina protetta Costa del Monte Conero (L. 394/91)
• Area marina protetta Capo Testa – Punta Falcone (L. 394/91)
• Area marina protetta Golfo di Orosei – Capo Monte Santu (L. 979/82)
• Area marina protetta Isole Eolie (L. 979/82)
• Area marina protetta Isola di Pantelleria (L. 394/91)
• Area marina protetta Penisola Salentina (L. 394/91)
• Area marina protetta Pantani di Vindicari (L. 394/91)
• Area marina protetta Arcipelago della Maddalena
Procedimenti in fase di avvio
• Area marina protetta Monti dell’Uccellina – Formiche di Grosseto – Foce dell’Ombrone Talamone (L. 394/91)
• Area marina protetta Costa di Maratea (L. 394/91)
• Area marina protetta Isola di Capri (L. 394/91)
• Area marina protetta Isole Pontine (L. 979/82)
• Area marina protetta Monte di Scauri (L. 394/91)
• Area marina protetta Isola di San Pietro (L. 394/91)
Quando la barca elettrica diventa un plus
Il tema non è nuovo, ma in questo contesto è più attuale che mai. Perché sono molti i cantieri che negli ultimi anni si stanno adoperando nella costruzione di imbarcazioni a motore più ecologiche nei materiali, nelle linee di carena e soprattutto nella propulsione, offrendo accanto a quella tradizionale termica (a diesel o a benzina) anche la possibilità di navigare in maniera assolutamente “pulita” in modalità elettrica. E nei fatti gli utilizzatori di queste imbarcazioni, oltre a essere considerati sicuramente più attenti all’ambiente, hanno guadagnato alcuni vantaggi rispetto agli armatori tradizionali. Infatti, possono godere più da vicino delle bellezze delle nostre Aree marine protette, potendo entrare in quelle zone bandite alle imbarcazioni a motore tradizionali. Così il ministero dell’Ambiente ci informa che «attraverso il Protocollo per la nautica sostenibile sottoscritto dalle associazioni nautiche e ambientaliste, dai soggetti gestori delle Amp, dalle Capitanerie di porto e recepito nei decreti istitutivi e di regolamentazione delle Amp, sono state introdotte misure di premialità ambientale per gli scafi eco-compatibili: è stato così possibile consentire l’accesso di tali scafi, tra cui quelli a propulsione elettrica, nelle zone B. Per accesso si intende l’ingresso, da terra e da mare, all’interno dell’area marina protetta delle unità navali al solo scopo di raggiungere porti, approdi, aree predisposte all’ormeggio o aree individuate dove è consentito l’ancoraggio».
Al momento non è ancora prevista un’apertura per le zone A che, tra l’altro, rappresentano solo il 5% del territorio delle Aree marine protette. Secondo il Ministero però questo si potrà valutare in seguito, sulla base dei risultati gestionali in termini di sostenibilità ambientale raggiunti nelle zone B.
Alcuni modelli che “passano”…
Frauscher 560 Valencia
è la prima barca elettrica Frauscher importata da Nautica Feltrinelli in Italia e ha una motorizzazione standard di un elettromotore di 4,3 kW con batterie a piombo 4 x 230 Ah. Il cantiere austriaco costruisce imbarcazioni ibride diesel-elettrico ed elettriche da più di 30 anni. Tra queste, il Riviera 600 è la prima barca al mondo alimentata a idrogeno e pronta per la produzione in serie.
Colombo 24 Super Indios Elettrico
Oltre che elettrica è anche veloce. Grazie al motore elettrico Piktronik Sac 60 da 70 kW (95,2 cv) raggiunge circa 20 nodi di velocità. Consente di navigare con solo 60 dBA di rumore (in pratica quello prodotto dalla scia) a 11 nodi e di lasciare intatta l’aria e l’acqua.
Long Range 23 Mochi Craft
Il nuovo sistema di propulsione ibrido Zero Emission Mode permette di utilizzare l’imbarcazione in 5 modalità differenti, che vanno dal funzionamento diesel tradizionale alle modalità a emissioni zero, abbinando in maniera diversa il funzionamento di motore diesel, motore elettrico, invertitore, batterie e generatore.
Magellano 50
Dispone di un sistema easy hybrid (brevettato da Azimut-Benetti) che permette a due propulsori elettrici da 20 KiloWatt di entrare in funzione quando il motore diesel (a cui tale sistema è affincato) è spento. L’abbattimento del livello medio di rumori causati da un normale diesel è dell’80%. Grazie ai motori elettrici Cummins è inoltre possibile raggiungere velocità di 8 nodi.
Arcadia Yachts 85
Gli interni sono riparati da vetri riflettenti e basso-emissivi e gli arredi sono realizzati mediante l’impiego di componenti di produzione industriale. Una motorizzazione elettrica può spingerla a una velocità di circa 8 nodi in totale silenzio e i pannelli solari ricaricano le batterie.
Greenline Hybrid 33 di Seaway
Grazie allo scafo Superdisplacement sotto propulsione diesel, consuma fino a 4 volte meno combustibile fossile per miglio rispetto a uno scafo planante di pari dimensioni, riducendo così l’inquinamento del 75%.
Con la propulsione elettrica è completamente privo di emissioni inquinanti.
Sciallino 700 hybrid
Anche i classici gozzi del cantiere di Andora si sono convertiti all’ibrido. Il motore Steyr diesel-elettrico MO164M40 consente di utilizzare la barca per il piccolo cabotaggio costiero, la pesca alla traina e l’accesso alle aree regolamentate a impatto ambientale azzerato e con una silenziosità impareggiabile.
(Agosto 2011)






