I temi analizzati nelle discussioni riportate negli articoli toccano “l’argomento d’origine”.
Questo pone le basi dello sviluppo della nautica, come tutto ciò che riguarda lo stile, il gusto e l’emozione contrapposto, come sempre, alla tecnica, alla progettazione e all’ingegneria.
Come Yin e Yang, stile e tecnica sono parti inscindibili della stessa realtà, laddove lo sviluppo dello stile del design non può prescindere ciò che lo supporta e che lo rende possibile, cioè la progettazione. L’appunto che oggi è possibile fare alle nuove figure professionali che si cimentano in questo settore è la facilità con la quale si identificano come progettisti. Benché la traduzione di designer (termine ormai ampiamente inflazionato) possa internazionalmente associarsi a colui che progetta, nella fattispecie lo studio del design inteso come la capacità di realizzare “stile”, nel senso più ampio e generico del termine, non sottintende la conoscenza approfondita dei princìpi e della tecnica. Questo non vuole alimentare polemiche già note ma, oggi più che negli anni scorsi, si assiste a una confusione di ruoli, con professionisti che si fregiano di conoscenze e competenze che non rientrano nel loro bagaglio formativo ed esperienziale.
Il confronto fra figure professionali diverse ha potuto evidenziare le specifiche priorità fra chi pone in primo piano la cura dello stile e chi sottolinea l’importanza di una corretta progettazione strutturale. Il giusto compromesso fra queste due parti deve essere il vademecum per la realizzazione di un progetto nella forma più ampia del termine.
Molti tendono a dimenticare quanto complesso sia realizzare una barca: trovare la corretta forma di carena, il peso ottimale, il giusto posizionamento del baricentro, l’ottimizzazione dei pesi con l’utilizzo di materiali appropriati, motorizzarla in maniera coerente, sono delicati moduli interconnessi, all’interno di un complesso e stimolante “rompicapo”.
Al giorno d’oggi, una delle maggiori richieste che ci provengono dal mercato è il contenimento degli sprechi, in primis quello del carburante. La crisi economica che negli ultimi anni ha interessato anche l’ambiente nautico e ha portato a una drastica diminuzione dell’utilizzo delle imbarcazioni da diporto. Basti pensare a quante navette o megayacht si vedono, ormai, fermi in porto o, tutt’al più, in rada.
Fortunatamente, la tecnica sta reintroducendo quelle che erano le priorità di alcuni decenni fa, cioè l’ottimizzazione della funzionalità con la ricerca di materiali leggeri, resistenti e, possibilmente, riciclati o biocompatibili.
La capacità dei progettisti oggi deve essere quella di saper indirizzare il mercato su prodotti che ricerchino il massimo dell’efficienza in termini di ottimizzazione della vivibilità e delle prestazioni. Con questo non si intende barche sempre più potenti, ma comode, silenziose dove il rumore dei motori lascia finalmente spazio al suono del mare, e dove quest’ultimo viene vissuto, rispettato e non certo utilizzato come passerella per mettersi in mostra.
* Ingegnere, direttore industriale di Sessa Marine dal 2010, prima ha lavorato per anni presso i cantieri Riva e vanta una lunga esperienza in campo industriale a livello nazionale e internazionale.
Alfredo Cofano






