Floating Life, condividere il lusso

Andrea Pezzini e Barbara Tambani sono l’anima, il cuore e il cervello di Floating Life, una società specializzata nel campo della gestione di mega yacht con un’intelligente formula innovativa 

by Niccolò Volpati

“Proud to share” è scritto sulla carrozzeria di uno dei primi modelli di automobili da car sharing che affollano le metropoli di tutto il mondo. Orgogliosi di condividere. E ormai, al giorno d’oggi, si condividono case, vacanze, biciclette, uffici e mezzi di trasporto. Di tutto, di più.

È la sharing economy, una tendenza che non sembra affatto esaurita. Del resto, perché dovrebbe? Condividere è vantaggioso e intelligente. Si riducono gli sprechi e si posseggono gli oggetti solo quando servono per essere usati. E quando non servono, li usa qualcun altro. Va da sé che una tendenza così preponderante, che si è sviluppata a macchia d’olio nel giro di pochi anni, non poteva non interessare anche la nautica.

Floating Life

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Il “boat sharing” esiste già e anche da un po’ di tempo. Per capire come funziona e quali vantaggi offre, ci siamo rivolti ai pionieri di questa tendenza: Andrea Pezzini e sua moglie Barbara Tambani, cofounder di Floating Life. «Il 2018 è il sedicesimo anno di attività della nostra azienda – racconta Andrea Pezzini – e l’esperienza ci ha portato a proporre due tipologie di contratti».

Quello che fa Floating Life è organizzare la multiproprietà dei mega, super e giga yacht. Le due tipologie di contratti, differiscono per quel che concerne l’armatore. In un caso la società armatrice è Floating Life, nel secondo sono direttamente i clienti che utilizzano lo yacht. Quello che non cambia è il servizio, di altissimo livello, che viene offerto.

Come funziona? Si costruisce un megayacht di 40 o più metri, si trovano, per esempio, otto clienti interessati a condividere la barca e si stipula con loro un contratto. Il periodo di utilizzo è di otto mesi l’anno, quindi quattro settimane a testa. Le settimane sono divise in bassa, media e alta stagione, in modo che tutti i clienti possano utilizzare il megayacht in “parti uguali”.

All’inizio dell’anno si decide dove navigherà la barca e si fa una sorta di programma: Mediterraneo, Caraibi, Pacifico. Gli otto clienti/armatori potrebbero anche non conoscersi e non incontrarsi mai. Spesso provengono dalle parti più disparate del mondo: Cina, India, Nord America ed Europa. Ognuno ha diritto al suo periodo e può portare a bordo i suoi ospiti.

Quando è Floating Life ad essere armatrice dello yacht stipula un contratto di affitto pluriennale con gli otto ospiti oppure, nella seconda tipologia di contratto, l’azienda vende agli otto clienti/armatori una quota di barca e si limita a gestirla e a fornire servizi.

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Che cosa significa gestire una barca?«Occuparsi di tutto», ci spiega Andrea Pezzini. E quando dice tutto, vuol dire proprio tutto. Amministrazione, contabilità, assistenza tecnica, sicurezza, certificati, burocrazie, documenti e, soprattutto, selezione del personale. Ai sedici dipendenti diretti di Floating Life, impegnati nel management delle sedici barche da charter che l’azienda gestisce, si aggiunge un gruppo di circa 250 persone tra comandanti e membri dell’equipaggio selezionati e formati da Floating Life, che ha perfino un settore che si occupa delle divise del personale.

Ma non si tratta, come si potrebbe pensare, di un abbigliamento acquistato a cui si applica il logo. Il reparto che produce le divise utilizza solo materiale italiano, in un laboratorio che si trova in Italia. «Sono i particolari che fanno la differenza», spiega Barbara Tambani. «Noi ci siamo inventati la customizzazione. Significa che ogni cliente ha la barca come vuole lui nel periodo in cui la utilizza».

Può cambiare lo chef di bordo, per esempio, ma soprattutto il personale in cucina sa quali sono i gusti del cliente che c’è a bordo in quel momento. Customizzazione significa anche allestire lo yacht in modo differente da un mese all’altro. Nelle cornici sopra i tavoli o appese alle pareti cambiano perfino le fotografie a seconda di chi sia l’armatore che in quel determinato periodo si trova ad usare la barca in multiproprietà.

Floating Life si occupa di tutto questo e anche di tutto ciò che i clienti necessitano durante la crociera. La gestione di ristoranti, noleggio auto, club privati, non è a carico del comandante. Ci sono i dipendenti dell’azienda che si occupano di tutta questa parte di servizi. E il grande vantaggio è anche nell’assistenza tecnica. Non è contemplato un guasto che potrebbe far perdere tempo prezioso durante la crociera.

«Qualsiasi cosa ci chieda un comandante, noi siamo in grado di fargliela arrivare a bordo entro il giorno dopo» ci conferma Andrea Pezzini. Questo è possibile anche grazie a una rete di cantieri e centri di assistenza in tutto il mondo. Merito dell’esperienza accumulata in tanti anni. Andrea Pezzini e Barbara Tambani hanno capito, prima di altri, che la multiproprietà e la condivisione offrono vantaggi anche nel mondo della nautica di lusso, ma soprattutto hanno accumulato un’esperienza a 360°.

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«Ho imparato a disegnare carene a 17 anni. Me lo insegnò il padre della mia fidanzata di allora – ricorda Pezzini – perché voleva evitare che passassi troppo tempo con la figlia e in due anni mi fece progettare di tutto».

Poi ha navigato a bordo delle petroliere, è stato sorvegliante di un megayacht in costruzione di 103 metri di lunghezza e, all’inizio degli anni ’80, è entrato a far parte di Picchiotti Smallcraft. Dopo Picchiotti è diventato responsabile del cantiere Tecnomarine portando la produzione da tre a 25 barche all’anno.

Anche il fatturato di Tecnomarine è cambiato sotto la sua gestione, passando da 27 miliardi di perdita a 48 miliardi di utile. Negli anni ’90 ha lavorato al cantiere Amico con il signor Luigi e il figlio Alberto. Lì, ha appreso l’arte del refitting, anche grazie a maestri d’ascia come Roberto Bozzo. Alla fine degli anni ’90, invece, lavorando per Fraser Yachts, ha potuto comprendere cosa significa gestire una barca.

E soprattutto ha incontrato Barbara Tambani che per Fraser, nonostante la giovane età, si occupava delle barche più grandi e importanti. «L’ho coinvolta in Floating Life per la sua grande professionalità, non perché mi ero innamorato di lei», racconta Andrea Pezzini. E in soli sette mesi di attività hanno trovato i primi novi clienti a cui hanno offerto i loro servizi di gestione.

Per il futuro si è già affacciata la seconda generazione con i figli Manuel di 26 anni che fa il broker e Alberto di 21 che studia ingegneria nautica ed è già il surveyor giornaliero di uno yacht di 40 metri.

(Marzo 2018)