Volvo Ocean Race

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L’Everest della vela
Considerata come il più importante evento velico oceanico del mondo, si basa sul motto “nulla è grande e facile”: è un’eccezionale prova di marineria, costruita sullo spirito degli abili navigatori del passato, uomini senza paura che  solcavano gli oceani del pianeta più di un secolo fa e il cui valore si ritrova oggi negli equipaggi dei Volvo Open 70
di Laura Biazzi foto Volvo Ocean Race

Ha quasi 40 anni, ma non li dimostra. È ancora in grado di emozionare, coinvolgere e appassionare. Anzi, più passa il tempo e più si apprezzano le imprese straordinarie di equipaggi che si sfidano tra di loro affrontando tempeste e onde enormi: una navigazione estrema e affascinante dove vive e si concretizza un autentico amore per il mare e per lo sport. È la Volvo Ocean Race, un mix unico di competizione, avventura umana e tecnologia dove si uniscono il fascino delle località toccate con il dramma e la resistenza dell’uomo agli elementi naturali.
La Volvo Ocean Race 2011-12 è l’11a edizione dell’evento, partita dal porto spagnolo di Alicante per finire a Galway, in Irlanda, nel luglio 2012. Le tappe sono Città del Capo (Sud Africa), Abu Dhabi (Eau), Sanya (Cina), Auckland (Nuova Zelanda), Itajai (Brasile), Miami (Usa), Lisbona (Portogallo) e Lorient (Francia). Vi partecipano sei team, ognuno composto da 11 membri, molti dei quali campioni olimpici e vincitori dell’America’s Cup. Gli equipaggi provengono da 15 nazioni (Nuova Zelanda, Australia, Francia, Spagna, Usa, Inghilterra, Irlanda, Sud Africa, Svezia, Uae, Germania, Norvegia, Brasile, Cina e Belgio). Le imbarcazioni alternano regate lunghe offshore (tappe) a competizioni locali.

Dalla Whitbread alla Volvo Ocean Race
La “leggenda” vuole che tutto sia nato davanti una birra, su un bancone di un pub di Portsmouth. Ma partiamo dall’inizio: nel 1969 Robin Knox-Johnston vinse il Sunday Times Golden Globe Race entrando nella storia della vela: è stato il primo uomo a compiere una circumnavigazione in solitario del pianeta. E proprio la sua impresa colpì due personaggi chiave per la Volvo Ocean Race, Guy Pierce e Anthony Churchill, noti per le loro imprese in solitario e considerati i “padri” di questa competizione, convinti del potenziale di una regata simile a quella di Knox-Johnston ma affrontata in equipaggio. All’epoca non esisteva una competizione simile e cominciarono a cercare uno sponsor che appoggiasse la loro idea, finché non la illustrarono alla Royal naval sailing association. Nel 1971, in quel famoso pub di Portsmouth, il colonnello Bill Whitbread e l’ammiraglio Otto Steiner della Rnsa incontrarono Pierce e Churchill e tutto ebbe inizio. La prima competizione si è disputata nel 1973 e si chiamava Whitbread Race. Vi parteciparono 17 imbarcazioni a vele quadre con a bordo 167 velisti che l’8 settembre partirono da Solent alla volta di Città del Capo. La maggior parte erano semplici avventurieri “paganti” o marinai con poca esperienza: solo gli skipper erano pagati e avevano l’esperienza adeguata a questo tipo di navigazione. All’epoca, inoltre, non esistevano le tecnologie odierne ed era tutto molto più spartano, qualità che rendeva la regata ancora più avvincente perché era probabilmente l’evento sportivo più lungo, difficile e pericoloso esistente.
E il pericolo fu subito evidente, visto che proprio in quella prima edizione tre velisti scomparsero in mare durante tempeste terribili. Naturalmente ci fu chi subito chiese che la regata non venisse mai più ripetuta, ma il desiderio di avventura e di competizione ebbe la meglio e l’evento continuò ad esistere e a svolgersi ogni quattro anni.
Per oltre un trentennio la regata ha prodotto incredibili campioni, uno fra tutti il leggendario Peter Blake, lo skipper neozelandese che fu tragicamente assassinato dai pirati durante una missione di ricerca sul Rio delle Amazzoni, nel 2001. Nella prima edizione della Whitbread, Blake era imbarcato su Burton Cutter, ma fu solo in occasione della sesta edizione che fu incoronato come il campione più grande grazie alla vittoria in tutte le sei tappe dell’evento con Steinlager 2. Altri nomi che hanno fatto la storia del giro del mondo, e della vela in generale, e che hanno partecipato alla “grande sfida” sono Dennis Conner, Paul Cayard, Chris Dickson, Eric Tabarly e Grant Dalton.
Nel tempo sono cambiate diverse cose. Nel 2001-2002 il marchio Volvo acquistò l’evento, che fu ribattezzato Volvo Ocean Race, e portò una nuova forma di professionalità e un ruolo sempre più rilevante della vela come veicolo promozionale. Gli equipaggi sono composti da 11 velisti professionisti (molti dei quali olimpici), la cui abilità, resistenza fisica e spirito agonistico vengono messi alla prova notte e giorno per oltre 30 giorni, in alcune delle tappe. A bordo sono stati introdotti gps, dissalatori e vari comfort nelle cabine e nella cambusa. Nel 2008-09 l’evento è stato seguito in televisione da un miliardo e 300 milioni di persone.

Sicurezza, hi-tech e media
Il cuore tecnologico della regata è il Race Control, ad Alicante, che ha tre scopi principali: la sicurezza delle barche, la gestione dei dati di posizionamento e la comunicazione con gli equipaggi, inclusa la trasmissione di una imponente massa di dati che vanno dalle e-mail personali, alle immagini fotografiche, testi, audio e video.
Quando la flotta è in navigazione, un gruppo di “ufficiali” gestisce l’operatività del Race Control costituendo il primo punto di contatto con le barche. In eventuali situazioni critiche, il loro compito è quello di contattare il personale medico, il ceo della regata, il direttore e/o il servizio di soccorso in mare, il Rescue Coordination Centre, di Falmouth, nel Regno Unito. Gli ufficiali monitorano e comunicano con la flotta attraverso uno speciale sistema detto Race management system (Rms), mentre un enorme schermo mostra le immagini fotografiche e video provenienti dalle barche e un race tracker (sistema di posizionamento) ne indica la posizioni su una carta Google Earth. Il centro ha otto posizioni di controllo, ognuna delle quali riporta dati differenti: meteo, posizione, temperatura dell’acqua, altezza delle onde ecc. Il monitoraggio della flotta è reso possibile dalla tecnologia satellitare fornita da Inmarsat e Thrane & Thrane, mentre l’Rms si basa su un sistema ideato e prodotto da Bluefinger.
Ogni barca è dotata di due unità di tracking, una collegata all’impianto elettrico (batteria/motore) usata come back up e in caso d’emergenza, e una portatile che può essere eventualmente utilizzata sulla zattera di salvataggio. Nel caso in cui gli ufficiali di guardia non ricevano la posizione, questo sistema secondario può essere usato con una frequenza che va dall’ora fino a cinque minuti, per la gestione della crisi.
I dati meteorologici sono un’altra parte molto rilevante dell’attività del Race Control. Grazie alla tecnologia satellitare, la flotta è in grado di connettersi al server della Volvo Ocean Race per scaricare le previsioni due volte al giorno. I file contengono mappe e diagrammi meteo, immagini satellitari della copertura nuvolosa, mappe isobariche, del vento e dei fronti. Gli equipaggi possono utilizzare tali dati con i software di navigazione che permettono loro di comparare e avere conferma delle situazioni meteo con le previsioni.
Il Race Control funziona anche da tramite fra il media team e la flotta, su ognuno degli scafi è infatti imbarcato un componente dell’equipaggio (media crew member) responsabile di produrre immagini foto e video della vita di bordo e di inviarle a terra.

Vor contro la pirateria
Gli organizzatori della regata avevano annunciato lo scorso agosto che il percorso della seconda e terza tappa sarebbe stato ridisegnato a causa dell’aumentato rischio di attacchi di pirateria nell’oceano Indiano. A pochi giorni dalla partenza della seconda tappa da Città del Capo, Jack Lloyd (direttore di regata) ha reso pubbliche parti del piano. Le misure di sicurezza sono molto severe: la prima è una zona di esclusione che non permette alle barche di navigare in acque pericolose; la seconda prevedeva che gli scafi si dirigessero verso un porto sicuro per essere caricati su una nave che li ha trasportati verso la costa settentrionale degli Emirati, seguendo una rotta il più possibile sicura. Da quella località, le barche hanno navigato in regata fino ad Abu Dhabi, con una prova sprint. Per la terza tappa si ripete il processo ma in maniera inversa, le barche partono da Abu Dhabi e sono poi caricate su una nave per raggiungere un porto sicuro e di lì riprendono la terza tappa con destinazione Sanya, in Cina.

Le imbarcazioni
Groupama sailing team: lo skipper è il francese Franck Cammas, alla guida di uno scafo disegnato da Juan Kouyoumdjian, che in precedenza aveva già progettato due barche vincitrici della Volvo Ocean Race.

Abu Dhabi Ocean Racing: per la prima volta gli Emirati arabi uniti partecipano a questa regata e lo fanno con un equipaggio esperto e “veterano” guidato dal campione olimpico Ian Walker.

Puma Ocean Racing powered by Berg: dopo aver partecipato alla scorsa edizione, torna questo scafo insieme allo skipper americano Ken Read.

Camper con Emirates team New Zealand: il marchio spagnolo collabora con il team New Zealand per la prima volta alla Vor. A bordo esperti navigatori intorno al mondo. Lo skipper è il neo zelandese Chris Nicholson.

Team Telefónica: la squadra è guidata dal campione olimpico (due medaglie d’oro), Iker Martínez, per la terza volta alla Volvo Ocean Race.

Team Sanya: i cinesi si affacciano nel mondo Volvo con un veterano, Mike Sanderson, lo skipper che gestisce un equipaggio composto da campioni della vela mondiale e alcuni cinesi meno esperti.

Calcolo del punteggio
Punti    tappa (offshore)    in-port
Primo    30    6
Secondo     25    5
Terzo    20    4
Quarto    15    3
Quinto    10    2
Sesto    5    1

Classifica (al 16 gennaio)
Team    punti (overall)
1. Team Telefónica     71
2. Camper con Emirates team New Zealand    64
3. Groupama Sailing Team    51
4. Puma Ocean Racing by Berg    36
5. Abu Dhabi Ocean Racing    31
6. Team Sanya    4

(Marzo 2012)