Vendée Globe

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Un SOLO campione
Una media di 15,3 nodi per percorrere quasi 29 mila miglia intorno al globo, in solitario. «Ho dato il 100% per due mesi e mezzo», sono le parole di François Gabart, il vincitore dell’edizione 2012-13 della regata più estrema del mondo
di Laura Biazzi
Ha 29 anni e ha fatto della vela la sua ragione di vita e il suo lavoro. È giovane, ha entusiasmo da vendere. Si potrebbe pensare che siano questi gli ingredienti fondamentali del suo successo. Eppure, senza maturità e un bel po’ di saggezza nella Vendée Globe non si va da nessuna parte, se non forse all’altro mondo… Insomma, circumnavigare il globo in solitario, senza assistenza e senza scalo, non è proprio un’impresa per tutti. Arrivare al traguardo (Les Sables d’Olonne) è già un successo per i temerari che affrontano questa sfida. Vincerla è da veri eroi. Ed è proprio così che molti partecipanti sono considerati nel Paese natale di questa competizione, la Francia. Qui, e in particolare in questa regata, sono valutati il coraggio, la preparazione, la capacità di spingersi al limite dell’umana sopportazione. Pensare di partecipare è già di per sé un atto ardimentoso. Chi affronta questa prova, poi, non fa solo un’esperienza sportiva, ma trascende se stesso, conosce l’infinito perché ci si butta a capofitto, sfidandolo. Solo.
Le condizioni del circuito sono tra le peggiori e per quasi tre mesi l’unica vera priorità dei regatanti è salvarsi la pelle e spingere la barca sempre avanti anticipando ogni suo comportamento. Dove sta il divertimento? Ovviamente non può mancare perché in tutta questa avventura il motore è sempre e solo uno: la passione.
Chi è François Gabart?
È uno skipper alla mano ma molto metodico, con un approccio scientifico e rigoroso alla navigazione. Ma alla base delle sue qualità ci sono l’impeto e la meraviglia dell’andar per mare, sentimenti antichi quanto gli oceani stessi. Originario di Charente (Francia), all’età di sette anni ha passato un anno in barca con i suoi genitori, esperienza che ha segnato molto il resto della sua vita. Inizia la sua carriera sugli Optimist e trascorre 12 anni tra studi e regate, ottenendo un diploma della scuola di ingegneria francese Insa e vari trofei sportivi, come due Tour de France per studenti. Dal 2008 ha collezionato premi nella Solitaire du Figaro, nella Transat, nel campionato francese in solitario, nella Barcelona World Race e nell’Europa Warm Up.
Con Macif vince questa straordinaria regata, ponendosi davanti agli avversari fin dalla baia di Biscay e imponendo il passo. Si ritrova a navigare in un gruppetto composto da soli quattro concorrenti nel sud Atlantico, fino alla grande “fuga”, quando copre 545 miglia in sole 24 ore distanziando quasi tutti gli altri. Solo Armel Le Cléac’h gli tiene il passo per uno spettacolare testa a testa che inizia proprio vicino a Capo Horn e continua nell’Atlantico, fino a quando Gabart aumenta la distanza e naviga dritto verso il podio.
«Non pensavo a vincere, non ero così ambizioso, ma quando ho superato Armel nell’oceano Indiano ho cominciato a credere che fosse possibile», dichiara il giovane campione e aggiunge che il testa a testa con Armel è stata una delle ragioni che hanno reso possibile la sua vittoria.
Imoca 60
International monohull open classes association 60 piedi: è la barca specificamente studiata per il giro del mondo. Caratterizzata da un ampio baglio e da una lunghezza elevata sulla linea di galleggiamento, ospita a bordo sistemi computerizzati per raccogliere i dati di navigazione e per le previsioni meteo, oltre ad autopiloti sempre più tecnologicamente avanzati. L’equipaggiamento di coperta agevola, per ovvie ragioni, la conduzione in solitario in situazioni meteo avverse ed estreme. La forma di carena permette allo yacht di “surfare” le gigantesche onde del Sud e raggiungere velocità superiori ai 25 nodi. La sicurezza è una condizione fondamentale e dal 2000 tutte le barche devono garantire una buona capacità di galleggiamento nel caso si imbarchi acqua o nel caso di scuffia. Ogni imbarcazione è autosufficiente per i 55 mila chilometri che deve percorrere, anche grazie all’energia solare, eolica e idraulica.
Le barche devono avere alcune caratteristiche di base e c’è un piccolo margine per le personalizzazioni.
Scafo Lunghezza m 18,28 • larghezza m 5-5,50 • immersione m 4,5 • altezza albero m 27 • peso ton 7,5-9,5 • zavorra lt 1.500-4.000 • superficie velica sopravvento mq 240-330 • superficie velica sottovento mq 450-650
La storia
La prima edizione della regata, che si svolge ogni quattro anni da allora, fu nel 1989-90. L’ideatore è stato Philippe Jeantot. Nessuno sapeva cosa aspettarsi, c’era una grande eccitazione intorno all’evento che sembrava più una pazzia di qualche giovane velista che altro. All’epoca parteciparono 13 skipper di tre nazionalità e arrivarono in finale solo in sette, perché gli altri vennero squalificati o si ritirarono. Il vincitore fu Titouan Lamazou, francese. Nell’edizione successiva (1992-93) parteciparono in 14 e arrivarono al traguardo in sette, ma viene ricordata per la prima grande tragedia: muore in mare Nigel Burgess, alla baia di Biscay. Nel 1996-97 partecipano le prime due donne: Isabelle Autissier e Catherine Chabaud. Su 15 concorrenti solo sei finiscono la gara e ben sette si ritirano per incidenti a bordo. Anche in questo caso c’è un decesso: Gerry Rouf (i resti del naufragio vengono ritrovati solo sei mesi dopo). Dal 2000 si intensificano le regole per la sicurezza in mare. In questa edizione vince Michel Desjoyeaux e arriva seconda Ellen Mac Arthur e celebre è stato Yves Perlier che, una volta disalberato, ha continuato la gara aggiustando da solo l’albero e il timone spezzati. Nel 2004-05 partecipano in 20 e vince Vincent Riou con lo scafo Prb di Desjoyeaux. E nel 2008-09 vince proprio Michel Desjoyeaux: un’edizione straordinaria con 30 partecipanti tra cui Steve White, Raphael Dinelli, Vincent Riou, Alex Thomson, Armel Le Cléac’h (che anche in questo caso arriva secondo). In questa edizione hanno partecipato 20 velisti, tra cui anche l’italiano Alessandro Di Benedetto con i colori francesi del Team Plastique.
* I cinquanta urlanti e i quaranta ruggenti sono nomi di alcuni venti che spirano nei mari dell’emisfero meridionale, vicino all’Antartide. In marineria indicano due fasce di latitudini australi che si collocano tra il 40º e il 50º parallelo e tra il 50º e il 60º parallelo.
Da ovest a est
Il circuito inizia e finisce a Les Sables d’Olonne, oltrepassando il Capo di Buona speranza, e circumnavigando l’Antartide, attraverso Capo Leeuwin e il noto Capo Horn.
• Il primo tratto, l’attraversamento dell’oceano Atlantico verso sud, è cruciale per l’esito della gara perché i forti venti che si incontrano possono assecondare o sfavorire i partecipanti in modo decisivo. Bisogna usare molta tattica perché un solo errore di valutazione può comportare centinaia di miglia perse.
• A maggior ragione, la strategia diventa fondamentale nel passaggio verso l’emisfero sud, nelle acque tropicali (Doldrums): sono un vero incubo per i velisti, a causa di forti raffiche, tempeste violente, piogge torrenziali o… calma piatta. Bisogna studiare il meteo e analizzare ogni particolare per arrivare all’isola di Sant’Elena, nel golfo di Guinea, dove a volte soffia un vento che porta diretti al Brasile, ossia in direzione opposta a quella designata.
• Nell’oceano Indiano, tra il capo di Buona Speranza e la Tasmania, si entra in un altro mondo: poca luce, mare tempestoso, venti violenti, freddo, umido. È questo il punto dove si avverte la vera solitudine, fuori e dentro. Al limite, circondati dai ghiacci, tra i “quaranta ruggenti”* i velisti possono incontrare il vero pericolo: la paura di non farcela.
• Verso il Pacifico: dopo l’impeto di Capo Horn, si comincia a risalire verso casa. Ma le difficoltà non diminuiscono, bisogna stare attenti agli iceberg, di giorno e di notte, vegliare sul radar, che però non basta. Occhi sempre aperti, il rischio di collisione è altissimo.
• Si torna nelle acque dell’Atlantico meridionale. È proprio qui, tuttavia, che molti partecipanti delle edizioni passate hanno deciso di ritirarsi, stremati da quello che avevano appena passato e non disposti ad affrontare i pamperos, venti polari che soffiano violenti vicino alla costa argentina.
• Per chi arriva fino qui, c’è l’ultimo tratto, nell’Atlantico del nord, dove comincia a ricomparire qualche segno di civiltà, che sia un cargo o una nave passeggeri. Fino a  quando si scorgono le prime luci della costa. Si torna a casa, vivi, e si naviga nel canale di Les Sables circondati dai moltissimi appassionati che accolgono i nuovi eroi.
(Marzo 2013)