Vendée Globe – Sport, avventura, esperienza umana

Nonostante la crisi sanitaria, l’edizione 2020 del Vendée Globe è stata speciale sotto tanti punti di vista. Giro del mondo in solitaria, non-stop, in senso orario, a bordo di monoscafi di 60 piedi, il Vendée Globe non è solamente una regata, ma un’incredibile esperienza umana. Ha vinto Yannick Bestaven

by Francesca Goi

Nella Vendée Globe il vero valore è dato dagli uomini e dalle donne che navigano da soli per quasi tre mesi, e in certi casi anche di più. Partiti da Les Sables d’Olonne, sulla costa atlantica francese, l’8 novembre, gli skipper hanno doppiato il Capo di Buona Speranza, il Capo Leeuwin e Capo Horn, prima di rientrare al porto di partenza, dopo più di 24.000 miglia.

Una fitta nebbia ha ritardato la partenza di alcune ore(photo by Jean-Louis Carli/Alea)

Il primo a tagliare la linea di arrivo, dopo 80 giorni 6 ore e 15 minuti, è stato Charlie Dalin (Apivia), ma non è stato lui a riportare la vittoria, andata invece al terzo arrivato, Yannick Bestaven (Maître CoQ)

Entrata trionfale a Les Sables d’Olonne per Yannick Bestaven a bordo di Maître CoQ, vincitore del 9° Vendée Globe
Entrata trionfale a Les Sables d'Olonne per Yannick Bestaven a bordo di Maître CoQ, vincitore del 9° Vendée Globe. (photo by Vincent Curutchet/Alea)

Nei 40 ruggenti, quattro skipper hanno dovuto effettuare un derouting per andare in soccorso di Kevin Escoffier (PRB), dopo il naufragio della sua barca. Yannick Bestaven, Boris Herrmann, Sebastien Simon e Jean Le Cam, hanno quindi goduto di un tempo di compensazione valutato dalla direzione della corsa. 

Passaggio di Capo Horn per Clarisse Crémer

Mai così tante donne a un Vendée Globe: 6 donne hanno partecipato a questa edizione del giro del mondo in solitaria. E 6 era anche il numero totale di donne ad aver concluso un Vendée Globe nelle otto edizioni precedenti.

Trentatré skipper al via, di cui 6 donne, un record di partecipazione. Nazionalità francese per gran parte della flotta, ma anche un nome italiano, Giancarlo Pedote, al suo primo Vendée Globe. Un magnifico 8° posto per lui!

Questa la cronaca della corsa, ma c’è molto di più, perché il Vendée Globe non è solo una competizione. Oltre all’evento sportivo, ci sono l’aspetto umano e l’avventura. Per gli appassionati della vela sportiva, gli Imoca sono un concentrato di tecnologia e performance: un foiler di nuova generazione che vola sull’acqua con punte anche oltre i 37 nodi, è uno spettacolo incredibile. Per chi ama andar per mare, i grandi Capi del sud sono il simbolo dell’avventura. Per appassionati e curiosi, grazie ai progressi della tecnologia ed ai social media, è stato possibile seguire gli skipper nel loro quotidiano e “spiare” la vita a bordo.

Charal, skipper Jérémie Beyou (photo Jean-Marie Liot/Alea)

Lo spirito sportivo

Pochi giorni dopo la partenza, Jérémie Beyou, uno dei favoriti per la vittoria, comunica che la sua barca, Charal, ha subito danni importanti, che non riuscirà a riparare da solo in mare. Il regolamento del Vendée Globe permette agli skipper di partire fino a 10 giorni dal colpo di cannone. Beyou decide quindi di rientrare a Sables, dove il suo team lavorerà giorno e notte per riparare la barca e permettergli di ripartire. Ad accogliere Beyou al suo rientro forzato, centinaia di sostenitori che gli chiedono di non mollare. Nonostante abbia perduto ogni possibilità di vittoria, Jérémie riparte il 17 novembre. 

Una gara selettiva se si considera che nelle passate edizioni il 50% circa degli skipper è stato costretto all’abbandono per problemi maggiori alla barca. Le collisioni con gli oggetti galleggianti non identificati sono il pericolo più ricorrente, ma non l’unico. Per questo motivo, per affrontare un Vendée Globe, gli skipper devono conoscere perfettamente il loro Imoca ed essere in grado di intervenire per risolvere i problemi più disparati. Per citarne alcuni, Giancarlo Pedote (Prysmian Group) ci ha raccontato di essere salito in testa d’albero tre volte per problemi con l’anemometro e Thomas Ruyant (LinkedOut) di essere sceso nella chiglia per un danno al management kit della stessa. Alex Thomson (Hugo Boss) ha provato invano per giorni a riparare un grosso problema alla struttura della sua barca, ma il danno era talmente importante da costringerlo al ritiro.

Tutti gli skipper hanno dovuto intervenire per piccole e grandi riparazioni sulle loro barche (photo by Bernard Le Bars/Alea)

L’evento più forte di questo Vendée Globe è stato il naufragio di Kevin Escoffier, su PRB. Il 30 novembre, la barca di Kevin si è letteralmente spezzata in due all’improvviso. Lo skipper ha avuto appena il tempo di infilare la TPS (muta di sopravvivenza), lanciare la richiesta di aiuto e salire sulla zattera di salvataggio: la barca è affondata in meno di venti minuti. Grazie alla connessione satellitare, Thales VesseLINK, collegata alla rete Iridium Certus, la direzione della corsa ha ricevuto, assieme alla richiesta di aiuto, l’ultima posizione di Kevin ed ha chiesto a 4 skipper di procedere verso la zona per tentare il recupero del naufrago. Dopo 11 ore trascorse nella zattera di salvataggio, con onde fino a 5 metri, Kevin è stato recuperato da Jean Le Cam, skipper di Yes We Cam!.

Il salvataggio di Kevin Escoffier

Kevin Escoffier lascia la barca di Jean Le Cam per salire sul gommone della Nivôse, la fregata della Marina Francese che lo porterà fino all’isola de La Reunion, da dove rientrerà finalmente in Francia, dopo la brutta avventura del naufragio del suo Imoca 60 PRB.

Le immagini, arrivate in tempo quasi reale, di Kevin e Jean a bordo di Yes We Cam! dopo il salvataggio, sono state un’emozione per tutti.

I foil: vantaggio tecnico ad alto rischio

Dal punto di vista tecnico, i foil sono stati l’elemento di cui si è più scritto e parlato. La flotta era eterogenea: delle 33 barche al via, 19 erano foiler, in certi casi anche molto diversi tra loro. Le inusuali condizioni meteo, con mare formato, corto e incrociato, soprattutto nei mari del sud, non hanno permesso di sfruttarne appieno le potenzialità. Con le giuste condizioni, si è visto che gli scarti di velocità, tra una barca con derive e un foiler possono raggiungere anche i 10 nodi nelle andature al traverso. Questo Vendée Globe ne ha anche mostrato la fragilità. L’enorme quantità di dati raccolti in questi mesi sarà preziosa per la loro inevitabile evoluzione.

Jean Le Cam, skipper di YesWeCam (photo by Jean-Louis Carli/Alea)

Jean Le Cam: il vincitore morale del Vendée Globe 2020

Ha attraversato il canale di Les Sables d’Olonne con gli onori solitamente riservati al vincitore. Nonostante un arrivo di notte, il maltempo e il coprifuoco, erano in molti ad accoglierlo, in mare e lungo il canale di ingresso al porto. Spiegare il suo Vendée Globe in poche parole è quasi impossibile. Jean Le Cam, 62 anni, al quinto Vendée Globe ha fatto parlare di sé ogni giorno. Roi Jean (il re Jean, come lo chiamano i francesi), si è presentato al via con un progetto a basso investimento. Come ha ripetuto più volte, la sua barca è costata come la coppia di foil delle barchedi ultima generazione, a prova che il Vendée Globe è una regata ancora aperta a investimenti non milionari. Nel gruppo di testa fin dai primi giorni, quando ha scelto le linee più vicine al cuore delle depressioni, lo skipper bretone ha mostrato che l’esperienza in mare conta più dell’età. La notte del 30 novembre è stato lui a salvare Kevin Escoffier, skipper di PRB. Uno strano gioco del destino, visto che nel Vendée Globe del 2009, proprio l’allora skipper di PRB, Vincent Riou, aveva salvato Jean Le Cam dopo un naufragio. Un vero uomo di mare, schietto e sincero: i suoi collegamenti video quotidiani sono stati condivisi da migliaia di persone e il presidente Macron lo hachiamato per felicitarsi del salvataggio di Kevin. Al suo arrivo a Sables ha raccontato di essersi rotto una costola qualche settimana prima, ha confessato che la sua barca ha subito danni molto gravi e che fino all’ultimo ha temuto di naufragare, ma non ne ha fatto parola per non lasciare un vantaggio tattico agli avversari. Quasi incredulo per un quarto posto che lui stesso ha definito “la place de con” (il piazzamento dello stupido), perché è il primo a non salire sul podio, Jean Le Cam, è apparso felice, sollevato, ma provato, per un Vendée Globe che lui stesso ha definito particolarmente impegnativo.

Boris Herrmann, skipper di Seaexplorer - YC de Monaco (photo by Yvan Zedda/Alea)
Boris Herrmann, skipper di Seaexplorer - Y.C. de Monaco (photo by Yvan Zedda/Alea)

A novanta miglia dall’arrivo, Boris Herrmann (Seaexplorer – Yacht Club de Monaco) ha urtato un peschereccio spagnolo. Ingenti i danni subiti dalla barca che ha rischiato di disalberare. Una riparazione di fortuna ha permesso allo skipper tedesco di terminare la sua corsa.

Giancarlo Pedote

Il giro del mondo di Giancarlo è stato un esempio incredibile di determinazione e concentrazione. Fin dal primo giorno, l’obiettivo è stato chiaro: terminare il primo Vendée Globe, per sé e per il suo team. Obiettivo non scontato per uno spirito competitivo, abituato a dare il massimo e a spingersi oltre i propri limiti, come lui stesso ha ammesso a poche ore dell’arrivo. Spirito che abbiamo però visto nelle ultime miglia, in un avvincente testa a testa con Damien Seguin. Settimo a tagliare il traguardo, Giancarlo riporterà un fantastico ottavo posto in classifica, a causa delle ore dicompensazione di Jean Le Cam arrivato dopo di lui.

La priorità di Giancarlo è sempre stata quella di preservare la barca: una cura meticolosa, che lo ha caratterizzato anche durante la lunga preparazione pre-partenza. Nei momenti più critici e insidiosi, lo skipper fiorentino ha messo temporaneamente da parte la gara, proprio per non rischiare danni al mezzo. Ma non dimentichiamo che Pedote ama la competizione e il suo ottavo posto non è arrivato per caso. Una gestione lucida e matura, nonostante fosse il suo primo Vendée Globe

Per 82 giorni, attraverso i social media, Giancarlo ha condiviso la vita di bordo: l’emozione per il volo degli albatros, le manovre, la voglia di rivedere la famiglia, le frustrazioni per i piccoli e grandi problemi della barca e la gestione non sempre facile del meteo. Un diario di bordo ricco di contenuti introspettivi che hanno portato le sue emozioni a miglia di distanza.

È un parere personale di chi scrive, ma la sua impresa non è stata solo velica, Giancarlo ha fatto bene allo sport italiano. Grazie al suo Vendée Globe, molte persone si sono appassionate a questo giro del mondo. Un grazie a lui, per le emozioni che ci ha fatto vivere, ma anche a Prysmian Group, il suo sponsor. Uno sponsor tutto italiano, che speriamo possa essere d’ispirazione e esempio per altri. Dopotutto, in Francia, questa edizione del Vendée Globe è stata più seguita del Tour de France e del Rolland Garros.

Il compleanno di Giancarlo Pedote, skipper di Prysmian Group

In apertura, la partenza della Vendée Globe (photo by Jean-Louis Carli/Alea)

 

(Vendée Globe – Sport, avventura, esperienza umana – Barchemagazine.com – Febbraio 2021)