Un patto per lo sviluppo sostenibile, l’editoriale di Franco Michienzi

Nel 2035 molte aziende abbandoneranno la produzione di motori a gasolio e a benzina. L’industria nautica deve spingere sull’innovazione e sulla ricerca anche con accordi con le principali università italiane

by Francesco Michienzi

DESIGN, CONDIVISIONE, SOSTENIBILITÀ, SONO LE PAROLE CHIAVE SCELTE DAL SALONE DEL MOBILE DI MILANO per sottolineare il ruolo che la manifestazione ricopre nella società moderna dove i valori vengono prima degli oggetti. Gli organizzatori, con impegno, coraggio e senso di responsabilità hanno creato le condizioni ideali per il successo dell’evento milanese. Non è la prima volta che per parlare del nostro settore nautico volgiamo lo sguardo su altri mondi paralleli. Ci piace raccogliere gli spunti migliori in una visione moderna e propositiva delle cose da fare e, da questo punto di vista, Confindustria Nautica sta mettendo tutta la sua energia, forza e passione per riportare Genova e il suo salone ai vertici delle classifiche mondiali.

Il 61° Salone Nautico si svilupperà su una superficie di oltre 200.000 m2, con l’85% delle aree completamente all’aperto, ospitando oltre 1.000 imbarcazioni.

Il Salone Nautico è lo specchio di un mercato per il quale i dati di previsione dell’anno in corso, diffusi dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica, confermano un trend di crescita molto sostenuto. Il tutto esaurito, in termini di adesione da parte degli espositori nazionali e internazionali, è anche il risultato dell’autorevolezza e della credibilità acquisite con il successo dell’organizzazione della 60ª edizione lo scorso anno. Genova e Milano rappresentano due settori di successo in continua riflessione sulla loro evoluzione.

Il Salone del Mobile, curato da Stefano Boeri, ritiene che il “supersalone” possa diventare simbolo di un nuovo Rinascimento dove il protagonista sarà un prodotto sempre più innovativo, capace di rispondere adeguatamente alle trasformazioni della struttura sociale contemporanea, al conseguente rapido cambiamento del mercato dell’arredo e alle singole esigenze di ogni cliente. Una visione che in linea di principio potrebbe essere adottata senza riserve dall’industria nautica italiana. 

L’evento speciale 2021 del Salone del Mobile di Milano sarà animato da 423 brand e 50 designer indipendenti, 170 progetti provenienti da 48 scuole di design, 20 tra le personalità più influenti del panorama creativo odierno, 110 sedute premiate dal Compasso d’Oro, 6 grandi chef, 5 opere cinematografiche selezionate dal MDFF e da 200 alberi di Forestami.

Ma nel mondo delle barche c’è un problema in più. L’Agenda 2050 già nel breve termine produrrà degli effetti significativi. La Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure ambientali incredibilmente complesso. L’obiettivo è di agire su vari fronti, regolamentari ed industriali, pur di ridurre i gas nocivi del 55% entro il 2030. Tra le misure spicca quella relativa alle automobili: dal 2035 in poi non potranno più essere venduti veicoli che emettono CO2. La rivoluzione ecologica non sarà priva di costi sociali e di rischi economici. 

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è molto determinata su questo fronte: «Oggi presentiamo una strategia con la quale raggiungere i nostri obiettivi climatici, che non sono solo un impegno politico, sono ormai un obbligo giuridico. Cambiamenti di questo tipo non sono mai facili. Molti diranno che dobbiamo fare meno e più lentamente. Ma nella situazione in cui versa il nostro pianeta fare meno significa non fare nulla, e non possiamo permettercelo».

Nel lungo periodo, l’obiettivo è la neutralità climatica da qui al 2050, ma nel medio periodo il tema della propulsione diventa fondamentale per le barche da diporto. Ci sono case di motori diesel e benzina per il settore automotive che già pensano di abbandonare la produzione ancora prima del 2035. Essendo il nostro un settore di nicchia, sarà complesso affrontare il tema della propulsione se non ci si muove per tempo. Si pensa all’idrogeno e a tutta la sua filiera, ma per il momento i costi sono proibitivi.

Quando si parla di condivisione e di futuro, si dovrebbe mettere da parte la legittima competizione commerciale per riempire di contenuto parole che diversamente suonerebbero solo di retorica e propaganda. Io immagino che tutti i principali cantieri nautici italiani stringano degli accordi con le nostre migliori università, mettendo a disposizione tante borse di studio, per avviare delle ricerche utili a trovare le migliori soluzioni in tema di propulsione, sostenibilità e vera innovazione per le navi e barche da diporto. Si dovrebbe fare un accordo quadro con l’intenzione di ottenere risultati concreti. I nostri migliori cantieri nautici stanno già collaborando singolarmente con varie Università italiane, ma si tratta di casi isolati.

È fondamentale avviare delle ricerche utili a trovare le migliori soluzioni in tema di propulsione, sostenibilità e vera innovazione per le navi e barche da diporto.

È necessario un piano strategico che possa consentire di guardare al futuro con fiducia. Oggi siamo leader mondiali nella produzione di barche sopra i 24 metri di lunghezza, ma uno scenario in veloce mutazione dovrebbe spingere tutti verso un’azione comune. Non parlo di Recovery Fund, a cui si vorrebbe attingere per finanziare anche  la sagra del peperone crusco. Per fare un serio piano di sviluppo industriale non aspetterei gli interventi dei politici, così presi dalle loro battaglie ideologiche e strumentali, combattute solo per avere il consenso necessario per perpetuare il loro potere. La pena dei dibattiti che ogni sera tutte le televisioni ci propongono, ci spinge a dover fare da soli. 

Pensiamo al pasticcio sul sistema SCR per le imbarcazioni sopra i 24 metri, del quale i nostri politici non hanno capito proprio nulla. Hanno lasciato che il regolamento entrasse in vigore senza battere ciglio. Si tratta di una norma che non produce alcun beneficio ambientale, ma che è molto penalizzante per i cantieri nautici costretti a rinunciare a spazi abitativi, oltre a dover ridisegnare le sale macchine per ospitare i serbatoi supplementari previsti dal sistema.  Una classe politica così distante dalla concretezza del nostro quotidiano non è di alcun aiuto. Non ci resta che cercare direttamente le soluzioni ai temi dello sviluppo e dell’evoluzione che ci riguardano. Non come singoli, ma come comunità che ama le barche e tutto quello che serve per costruirle.

(Un patto per lo sviluppo sostenibile – Barchemagazine.com – Settembre 2021)