Together we boat!, l’editoriale di Franco Michienzi

Gli imprenditori dell’industria nautica devono sempre essere in grado di affrontare con successo i cambiamenti in atto, comprenderli e saperli sfruttare al meglio per il proprio business, sempre con maggiore rapidità

by Francesco Michienzi

Quanti modi conoscete di fare impresa? Pensate che essere imprenditori nella nautica da diporto sia uguale ad altri settori? Ci sono dei fenomeni che osservati dall’esterno vi fanno ammettere che il mondo delle barche ha un’unicità senza eguali? Oggi la missione di fare impresa è cambiata, esattamente come lo scenario in cui ci si muove. In oltre 30 anni di lavoro mi è capitato di vivere sia i momenti più brillanti sia quelli più appannati. Non voglio annoiarvi con la storia di cosa è accaduto in questi lustri. Molti di voi hanno vissuto come me i fatti più significativi. Saper prevenire le sfide del futuro e comprendere in anticipo i bisogni dei propri clienti non sono due capacità nuove nel panorama dell’imprenditoria. Le aziende di maggior successo, infatti, sono quelle che sono riuscite ad anticipare i trend di mercato e a sfruttarli a proprio vantaggio. In un’economia globalizzata e sempre più specializzata, però, la velocità dei cambiamenti in atto, o di quelli che stanno per arrivare con le generazioni più giovani, ha accelerato tutti i processi. Gli imprenditori devono sempre essere in grado di affrontare con successo le novità, comprenderle e saperle sfruttare al meglio per il proprio business, in tempi rapidi

Vi state già domandando di cosa vorrei parlarvi questo mese? Vi accontento subito. La vera domanda che mi faccio è questa: Perché un imprenditore capace di fare bene alcune cose, come costruire uno scafo in acciaio o in alluminio per conto di altri cantieri, decide di trasformarsi da operatore conto terzi in cantiere nautico a tutti gli effetti? Sicuramente per il suo spirito imprenditoriale, per la voglia di misurarsi, per l’idea di essere più capace, per la possibilità di mettere sul mercato un prodotto di pari qualità a costi inferiori e per mille altre buone ragioni. Ma perché queste buone ragioni spingono questi imprenditori a trasformare il loro opificio in qualcosa di più grande e imponente che forse non sono in grado di gestire con la dovuta perizia? Non immaginano certo le difficoltà di misurarsi con un mercato globale, complesso e soprattutto feroce che non fa sconti a nessuno.

IN UN’ECONOMIA GLOBALIZZATA E SEMPRE PIÙ SPECIALIZZATA, PERÒ,
LA VELOCITÀ DEI CAMBIAMENTI IN ATTO O DI QUELLI CHE STANNO PER ARRIVARE CON LE GENERAZIONI PIÙ GIOVANI HA ACCELERATO SEMPRE DI PIÙ.

Perché un armatore milionario/miliardario dovrebbe spendere i suoi denari per acquistare un superyacht, anche ben costruito, da un cantiere sconosciuto? Per spendere meno? Non credo. Per averlo prima? Difficile. Per averlo customizzato all’inverosimile? Possibile, ma improbabile. Sono decine le storie di coloro che sono partiti lancia in resta e sono naufragati strada facendo. I nomi ve li risparmio. Vorrei semplicemente richiamare l’attenzione su un fenomeno tutto italiano e che trova la sua radice in alcuni tratti della nostra cultura. Non esiste alcuna barriera all’ingresso nell’industria nautica. Per cui chiunque può costruire una barca. Spesso decide di farlo solo perché pensa che avendo esperienza come armatore, sappia come deve essere costruita una buona imbarcazione. Ma quasi sempre dimentica, o sottovaluta, tutto il resto che implica dare un’identità al suo prodotto, farlo conoscere partecipando alle più importanti fiere nautiche del mondo, costruire una rete di dealer in grado di stare sul mercato anche nei momenti difficili e, forse il più importante, avere la capacità finanziaria adeguata a offrire le garanzie che servono all’armatore per tutelare gli acconti versati nei vari stati di avanzamento della costruzione.

Lottare per sopravvivere non basta per avere successo. Neanche la forza di volontà può fare nulla di fronte a un progetto imprenditoriale privo dei requisiti minimi per camminare sulle proprie gambe. In questi anni abbiamo raccontato le storie di coloro che avevano voglia di iniziare nuove imprese, anche se poi le parole, dette e scritte, si sono rivelate poco reali. Continueremo a pubblicare queste storie a futura memoria, nonostante, a volte, manchi la consapevolezza dei limiti di sé stessi. Tuttavia, crediamo che si debba avere l’intelligenza di mettere a fattor comune i propri talenti. L’Italia è la patria delle piccole e medie imprese. Spesso troppo piccole per competere nei mercati internazionali, ancora più spesso gestite da un ego smisurato che cancella ogni possibilità di unirsi per crescere.

TOGETHER WE BOAT! È UNA INIZIATIVA IMPRENDITORIALE CHE FAVORISCE LA COOPERAZIONE TRA ALCUNE AZIENDE, CHE PERMETTE DI OFFRIRE UNA GAMMA PIÙ AMPIA DI PRODOTTI E SERVIZI GRAZIE ALL’OTTIMIZZAZIONE DI RISORSE E KNOW-HOW.

Ma come in tutte le storie, c’è sempre qualche eccezione che conferma la regola. Together We Boat! È il nome scelto da tre imprenditori italiani della nautica per rappresentare una loro iniziativa che potrebbe essere il prodomo di qualcosa di importante per il settore. Besenzoni, Gen Set, HP Watermarkers e Mase hanno formato un’alleanza che mira a potenziare la forza del loro gruppo sul mercato. Giorgio Besenzoni, ha dichiarato: “Entrare a far parte di questa alleanza rappresenta per noi un’opportunità per crescere e confrontarci direttamente con altre realtà affini”. Gianni Zucco, ha precisato: “L’unione fa la forza e pur con le nostre storie e identità, che rimangono intatte ed indelebili, le nostre quattro aziende hanno deciso di superare quella barriera psicologica, delle imprese italiane che non sanno fare squadra”. Luigi Foresti, sintetizzando ha dichiarato: “Il motivo conduttore dell’iniziativa Together We Boat! consiste nel mettere a fattore comune esperienze e competenze manageriali e di prodotto al fine di massimizzare, attraverso la gestione commerciale e tecnica della clientela più qualificata, la presenza in termini di quote di mercato dei nostri brand”. Quello che non vi possono dire questi imprenditori, ma lo faccio io, è che quello che può fare l’empatia umana, non potrà mai essere sostituito da null’altro. Non hanno creato una rete d’impresa, non hanno costituito una nuova società. Semplicemente si presentano insieme ai più importanti saloni nautici del mondo per proporre i loro prodotti sottolineando con il loro agire che qualità e umanità sono le due facce della stessa medaglia.

(Together we boat! – Barchemagazine.com – Marzo 2024)