TESYA, iniziata la rivoluzione

I motori Cat grazie alle sinergie tra CGT e le altre aziende del Gruppo TESYA sono sempre più richiesti per i sistemi ibridi di yacht e mega yacht

by Niccolò Volpati

Questo motore è un trattore, non c’è pericolo che ci lasci in mezzo al mare”. A pronunciare questa frase fu l’armatore di un Sangermani del ’64, appena mollammo gli ormeggi. È un concetto diffuso, forse perfino un luogo comune: il trattore è sinonimo di affidabilità. Del resto, pur non essendo un assiduo frequentatore di campi coltivati, non mi ricordo di aver mai visto in vita mia un trattore in panne. 

Cosa c’entrano i trattori con la nostra storia? C’entrano. I motori Caterpillar sono sempre stati importati e distribuiti da CGT e il nome di questo dealer italiano è proprio l’acronimo di Compagnia Generale Trattori. Era scritto nel destino. La somma di Cat e CGT dà come risultato l’affidabilità, tra i campi, nei capannoni industriali e nelle sale macchine degli yacht. CGT oggi fa parte del gruppo TESYA, una realtà che comprende ben 24 brand, ma non è come si potrebbe pensare: le sinergie sono state sviluppate per implementare la capacità commerciale e l’assistenza.

«NEGLI ULTIMI DIECI ANNI SONO CAMBIATE MOLTISSIMO LE SALE MACCHINE. È CAMBIATA LA REALIZZAZIONE E LA PROGETTAZIONE. ED È CAMBIATO ANCHE IL MODO DI LAVORARE. TUTTO È MOLTO PIÙ CONNESSO». ENRICO DARI

TESYA, seppur non quotato in borsa, è oggi un grande gruppo europeo capace comunque di conservare i valori di un’azienda familiare. La crescita è servita a collaborare per coprire i tanti settori, da quello agricolo a quello industriale, in tutti i Paesi europei, Balcani inclusi. E il bacino del Mediterraneo, tutto il bacino, è ovviamente molto interessante per il settore marino, incluso quello del diporto.

Quali sono i vantaggi che un gruppo come TESYA può offrire ai cantieri? Essenzialmente due. Il primo è che si tratta di un gruppo che non mette semplicemente insieme dei dealer Caterpillar, ma è in grado di offrire assistenza a qualsiasi impianto venga installato in sala macchine. E lo può fare dando garanzie. Nel senso che, come si sa, la cosa spesso più complessa, è quella di far dialogare correttamente, motori, impianti, generatori e sistemi di gestione.

Le dimensioni di un’azienda non sono pertanto un aspetto trascurabile. Più è grande un gruppo industriale, maggiori sono le risorse in ricerca e sviluppo, il personale da dedicare a ciascun progetto e le forniture che può garantire. Inoltre, come afferma Enrico Dari, Sales Marine Director di TESYA, “nessuno si fa costruire uno yacht per lasciarlo ormeggiato lì dove è stato varato”. Giusta considerazione. L’assistenza è importante e per mega e giga yacht è scontato che sia globale. Ovvio, quindi, che un grande gruppo che raccoglie dealer Cat e altre imprese, sia in grado di offrire assistenza a qualsiasi latitudine ci si trovi.

«OGNI PROGETTO È CUSTOM, MA IL FEEDBACK CHE OTTENIAMO CI CONSENTE DI CAPITALIZZARE L’ESPERIENZA E LE CONOSCENZE ACQUISITE E RIUSCIRE A FORMULARE UNO STANDARD PER PROGETTI FUTURI». MICHELE GALLI

Oggi questo aspetto è ancora più importante dato che la complessità delle sale macchine è in aumento. Cambiano i sistemi propulsivi, cambia la produzione e il consumo di energia a bordo e, forse, cambia anche il modo di navigare. Ciò che si trova in sala macchine è più complesso e articolato di un tempo, ma, ovviamente, si vuole semplificare la vita a bordo all’armatore, al comandante e al suo equipaggio. Forse è anche per questo che per CGT le innovazioni nel settore propulsione non sono arrivate oggi e nemmeno ieri. 

«ABBIAMO INIZIATO ALMENO 15 ANNI FA CON I MOTORI DIESEL ELETTRICI. AD OGGI SONO CIRCA 70 I PROGETTI REALIZZATI NEL SETTORE COMMERCIALE. NEGLI ULTIMI SETTE ANNI, INVECE, SONO 30 GLI YACHT DAI 35 AI 110 METRI DI LUNGHEZZA CON SISTEMI IBRIDI DI PROPULSIONE». ROBERTO ALIVERNINI

Abbiamo iniziato almeno 15 anni fa con i motori diesel elettrici”, racconta Roberto Alivernini, Marine Sales Engineer. “Ad oggi sono circa 70 i progetti realizzati nel settore commerciale. Negli ultimi sette anni, invece, sono 30 gli yacht dai 35 ai 110 metri di lunghezza con sistemi ibridi di propulsione”. Era chiaro già da tempo che la componente elettrica ed elettronica avrebbe eroso il campo dei motori endotermici e CGT ha iniziato presto a cimentarsi in questo campo. Dal diesel elettrico, cioè un sistema che sfruttava generatori a giri fissi, quello che offriva il mercato quindici anni fa, si è passati a quelli a giri variabili. Il vantaggio di un grande gruppo è quello di poter fare tesoro e imparare dai numerosi progetti che realizza. E in questo è molto utile che ci si occupi di commerciale e di pleasure.

Ogni progetto è custom – afferma Michele Galli, Sales Manager Marine – ma il feedback che otteniamo ci consente, se non proprio di ingegnerizzare, almeno di capitalizzare l’esperienza e le conoscenze acquisite e riuscire a formulare una sorta di standard che ci serve per progetti futuri. Inoltre, proprio la dimensione di collaborazione e sinergia tra le diciannove aziende che compongono il gruppo TESYA, aumenta esponenzialmente questa conoscenza. Lo standard è la base di partenza, poi si personalizza in base alle richieste del cantiere o dell’armatore. E anche in base a quella che è l’evoluzione tecnologica di tutto ciò che può far parte di un sistema ibrido”. La sensazione che si ha, dall’esterno, è che siamo in una fase di sviluppo di un nuovo sistema di propulsione. Non c’è qualcuno che possa dire “questa cosa si fa in questo modo”.

Gruppo assistenza marina

TESYA è il gruppo internazionale che raccoglie ben 24 brand di 15 diversi Paesi nel mondo. Tra questi ventiquattro c’è ovviamente CGT, che iniziò a importare i motori Caterpillar nel lontano 1934. Ovunque ci sia un motore, c’è Caterpillar, visto che i suoi prodotti interessano il settore edilizio, industriale, agricolo. E, oltre a tutto ciò, anche il settore marino. In questo ambito, CGT si è dedicata allo sviluppo dei sistemi ibridi. Il primo progetto con un motore diesel elettrico risale a 30 anni fa. Dai primi anni Duemila sono più di 70 le realizzazioni in ambito commerciale e negli ultimi sette anni hanno sviluppato sistemi ibridi per gli yacht partecipando a 30 progetti per imbarcazioni da 35 a 110 metri di lunghezza.

Siamo all’inizio di una rivoluzione e le somme si tirano sempre alla fine. Oggi si prova, si sperimenta, si studia la soluzione migliore. Non è un navigare a vista, ma nemmeno un procedere a caso. “Negli ultimi dieci anni – afferma Enrico Dari – sono cambiate moltissimo le sale macchine. È cambiata la realizzazione e la progettazione. Prima erano una sorta di spazio vuoto da riempire, oggi, invece, si studiano ingombri, pesi, allestimento e anche il rendimento dei diversi impianti. Ed è cambiato anche il modo di lavorare. Tutto è molto più connesso”. L’esperienza del gruppo TESYA ci conferma quella che è una tendenza ormai evidente. Non c’è un prima e un dopo nella realizzazione di uno yacht. Tutti gli attori agiscono contemporaneamente e collaborano al risultato finale. “Le sale macchine di oggi – afferma Michele Galli – sono perfino belle da vedere. La cura per il design è arrivata fino a questi spazi angusti che una volta non erano presi in considerazione se non da chi ci doveva lavorare all’interno. E il mio sogno nel cassetto è che a breve, in un qualsiasi salone nautico, il visitatore che sale a bordo di uno yacht possa cominciare la visita proprio dalla sala macchine”.

(TESYA, iniziata la rivoluzione – Barchemagazine.com – Gennaio 2024)