Stefano Frascolla and Simena Bisti – Tua Rita, la forza delle scelte

Abbiamo incontrato Stefano e Simena, della tenuta Tua Rita, per immergerci nella bellezza delle colline metallifere della Val di Cornia e assaporare il pregiato vino di questa cantina

by Francesca Portoghese

SE ESISTE UN PRODOTTO CHE SI FA INTERPRETE DELLA TOSCANA OVUNQUE NEL MONDO QUESTO È IL VINO. Memoria storica di un territorio da sempre legato alle viti, il vino si fa amare con una passione che va al di là di quel piacere conviviale che pure è uno dei motori che muove il mercato. Oggi è proprio la passione a guidarci e a portarci in Maremma, una zona legata a filo doppio alla produzione vitivinicola e che a Suvereto, uno dei suoi incantevoli borghi, offre dimora ad una famiglia che per il vino ha modificato il corso della sua storia. È nella Val di Cornia, non lontano dalla costa e ai piedi delle colline metallifere, che sorge Tua Rita, una tenuta dapprima nata come il posto in cui coltivare la terra nella libertà e nel disincanto di un amore familiare, e che oggi incarna il sogno di raccontare con il vino un territorio e chi lo vive.

Ad accompagnarci nella scoperta emozionale di questa realtà è Stefano Frascolla, marito di Simena, figlia dei proprietari Virgilio e Rita che nel 1984 acquistarono cinque ettari di terreno solo per il piacere di coltivare. All’epoca, il terreno era destinato agli ulivi, ma fu la gelata del 1985 che intervenne sul suo destino. Nel 1988 nacque il vigneto e sulla scia del fermento culturale degli anni ’90, che puntava i riflettori sul vino e sul suo valore, arrivò la decisione di cominciare ad imbottigliare.

Tua Rita

La collaborazione con il pittore Raffaele De Rosa

Il connubio vino e arte trova in Tua Rita la massima espressione. Amica da tempo immemore del pittore livornese Raffaele De Rosa, la famiglia riceve da lui un regalo: a due anni dai primi imbottigliamenti, il pittore realizza un quadro e quell’immagine diventa l’etichetta delle bottiglie.

Tua Rita

Stefano, qualcuno una volta ha detto: il vino non è un frutto della terra, ma un progetto culturale degli uomini e nelle bottiglie si ritrovano le personalità dei produttori. Quanto è vero?
Nei nostri vini ci sono le peculiarità corali di un’intera famiglia. Dall’estro di Rita, mia suocera, da cui l’azienda prende il nome, che ci ha sempre spinto a diversificare il nostro lavoro, alla meticolosità di suo marito che sapeva concentrarsi bene sul particolare fino ad arrivare al mio lavoro che si basa sulla strategia di distribuzione e differenziazione dei mercati. E poi c’è Simena, mia moglie, che da una brillante carriera forense è passata a dedicarsi all’azienda, individuando in ciascuno le giuste potenzialità e costruendo un equilibrio imprescindibile per il nostro lavoro.

Ogni territorio ha la propria identità da difendere e valorizzare. Quanta Toscana c’è nei vostri vini?
Nei nostri vini non solo c’è tutta la Toscana, ma c’è Suvereto al 100%. Noi crediamo fortemente che una delle caratteristiche più importanti di un vino sia il suo essere territoriale. L’espressione della terra è un aspetto fondamentale nella produzione di un vino che sia riconoscibile, indipendentemente dal tipo di vitigno o di vinificazione. Quando un vino riesce ad essere rappresentativo del proprio territorio acquista valore.

Tua Rita

Sese, il passito di Tua Rita

Nel 2012, Stefano e Simena, innamorati dell’isola di Pantelleria e del suo passito, decidono di acquistare due ettari di terreno e cominciare la vinificazione di un prodotto tutto loro. Non sapendo molto della gestione di quel tipo di territorio e di quei vigneti, si affidano ad un enologo locale e ad una cantina che li aiuta nella vinificazione. Ad oggi, la produzione del passito conta circa 1.500 bottiglie, impreziosite dall’etichetta, un altro regalo del pittore Raffaele De Rosa.

Simena, quali sono le caratteristiche dei vostri vini?
In questo lavoro siamo guidati dai tempi della natura e non possiamo fare forzature. Ciò che definisce un buon vino è sicuramente la voglia che resta di berne ancora dopo avere finito una bottiglia, sia che si parli di un vino importante sia che si tratti di una entry level. Ecco, quello che ci indirizza nelle scelte viticole ed enologiche, anche se non dimentichiamo mai l’eleganza che un vino deve avere è la cura del particolare. Il nostro è un territorio che ci riconduce ad una tradizione di qualità che vanta circa 90 anni di storia, ma bisogna proiettarsi verso il futuro, cercando e studiando tecniche enologiche e viticole che ci permettano di essere sempre rispettosi del territorio e di sfruttare aspetti del vino fino ad ora poco considerati. In questo lavoro, la gestione del tempo non può contare su una pianificazione anticipata e deve prendere le distanze dalle mode del momento, concentrandosi sul territorio per interpretarne i messaggi e, in base ad essi, sperimentare.

Tua Rita

Tua Rita è anche un luogo in cui si organizzano dibattiti, degustazioni, cooking show. Oggi, in un clima surreale e del tutto nuovo, tanti sono gli eventi virtuali in programma. L’ultimo, realizzato in collaborazione con il ristorante Dal Cacini di Suvereto, è stato un momento di incontro con i maggiori giornalisti di settore che, dopo aver ricevuto a casa una scatola con tutti gli ingredienti da assemblare per la degustazione, si sono riuniti attorno ad una tavola virtuale per degustare il Keir Ansonica e il Keir Syrah in abbinamento ai piatti realizzati dallo chef del ristorante, Marco Ticciati.

Tua Rita

Le vostre vigne vengono coltivate con un sistema particolare?
La vigna è la nostra prima ricchezza. Le aziende sono fatte di vigneto e di cantina, di persone che sanno coltivare e di mercato. Noi siamo guidati dal rispetto per la natura perché tutto il potenziale del prodotto sta nella vigna. La nostra cantina è una scatola che mantiene e assicura nel tempo queste qualità. La parte viticola predomina sulla parte enologica che, seppur supportata da importanti accorgimenti, vuole restare semplice. Con una viticultura sostenibile, dal 2007 fino al 2020, la nostra azienda è sempre stata biologica certificata. Ad oggi, continuiamo a produrre bio pur avendo preso le distanze in ambito normativo a causa dei parametri che non permettono la sostenibilità. Quella in cui coltiviamo le nostre vigne è una zona baciata dalla fortuna: le vendemmie sono molto anticipate, i periodi di pioggia capitano raramente e, in estate, è fondamentale l’influenza dei venti sulla qualità della maturazione. Il nostro è un lavoro di continua ricerca che ci ha consentito di modificare negli anni i tipi di viticoltura, le fasi di selezione o le pratiche enologiche. Abbiamo fatto scelte interessanti nella produzione con risultati organolettici sensazionali destinando ai nostri vigneti una grande densità di impianto: abbiamo circa 9.000 ceppi per ettaro. Anche quando si lavorava con trattori tradizionali, noi abbiamo acquistato i trattori scavallanti, macchine che sovrastano il filare, rendendo il terreno meno compattato.

I vini di Tua Rita

Redigaffi: è un merlot al 100%. Caratterizzato da una vendemmia molto anticipata, il suo affinamento avviene in barriques nuove per 15/20 mesi a seconda dell’annata. Produzione media: 13.000 bottiglie.
Per sempre: il Syrah è il vitigno più indicato in Alta Maremma, molto influenzato dal clima e soprattutto dal terreno. È un vino di grande struttura. Produzione media: 3.500 bottiglie.
Giusto di Notri: è il primo vino della Cantina. I vitigni Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc gli conferiscono un potenziale di invecchiamento importante (20 mesi in legno). Produzione media: 35.000 bottiglie.
Perlato del bosco: un Sangiovese che è l’espressione della toscanità più pura. Nonostante la costa non sia adatta al sangiovese che ha bisogno di maturazioni più lunghe, quella di Suvereto è una delle zone più calde della Toscana e consente maturazioni veloci. Produzione media: 40.000 bottiglie.
Rosso dei Notri: uno dei vini più importanti della cantina, che deriva dai vitigni Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah. Produzione media: 150.000 bottiglie.
Keir Rosso e Keir bianco: vini che nascono da interessanti esperimenti in cui si utilizzano le anfore. La riscoperta di un modo antico di fare il vino, sapientemente abbinato alle nuove conoscenze. Produzione media: rispettivamente 2.500 e 2.000 bottiglie.

Quali sono i mercati in cui distribuite i vostri vini?
Ci siamo inseriti in 70 mercati, facendo della diversificazione il nostro punto di forza. Quando, durante un incontro, Giorgio Pinchiorri, proprietario e fondatore del ristorante Enoteca Pinchiorri di Firenze (N.d.R.) assaggiò i nostri vini, in particolare il Redigaffi, ci chiese di poterli distribuire in esclusiva. Non nascondo che segnare questo punto fu di grande stimolo, ma non concedemmo l’esclusiva. Questo perché siamo sempre stati persuasi del fatto che bisognasse diversificarsi per avere successo. Entrare in tanti mercati diversi tra loro è un lavoro che comporta fatica: ci si deve fare interpreti del tipo di domanda in relazione al marchio italiano e conoscere ogni piccolo ostacolo. Fino ad ora, i mercati che ci hanno dato maggiori soddisfazioni sono quelli tradizionali, forti di una schiera di professionisti del settore, dove il successo è una grande soddisfazione.

Sono tanti i premi che i vini di Tua Rita hanno ricevuto: quali sono quelli a cui tenete di più?
È vero, Tua Rita è un’azienda che è cresciuta raggiungendo piccoli e grandi traguardi. Il nostro fiore all’occhiello sono i 100 punti di Robert Parker, il più grande critico di vino di tutti i tempi che firma la lista ufficiale dei vini migliori in tutto il mondo e che decide le sorti del mercato del vino professionale. Questo riconoscimento, ambitissimo da ogni produttore, arrivò nel 2002 con l’annata 2000 del Redigaffi e divenne un’enorme cassa di risonanza per il nostro marchio. Siamo particolarmente orgogliosi anche di essere stati inseriti nel Liv-Ex, il London International Vintners Exchange, una borsa del vino basata a Londra, il più accreditato punto di riferimento mondiale per la quotazione.

In vigna si adottano metodologie in regime biologico in modo che le piante siano in grado di difendersi autonomamente.

L’eredità materiale che vi ha lasciato Virgilio è sotto i nostri occhi e nei calici delle tavole di tutto il mondo. Ma qual è l’eredità immateriale della sua cultura?
La sua eredità immateriale parla di un imprescindibile rispetto per la natura e di un approccio del tutto particolare alle difficoltà. Virgilio aveva la forza e l’incoscienza di fare delle scelte a prescindere dal processo logico e che venivano da un sentimento istintivo.

(Stefano Frascolla and Simena Bisti – Tua Rita, la forza delle scelte – Barchemagazine.com – Giugno 2021)