Sea Environment, stress inarrestabile

I biologi marini lo chiamano “coral bleaching”, lo sbiancamento dei coralli, una calamità che si sta verificando nelle acque tropicali di tutto il mondo

by Clelia Pirazzini

A causa dell’innalzamento delle temperature marine, provocate dal surriscaldamento globale, le barriere coralline sono sotto stress con conseguenze disastrose per i coralli, che se all’inizio perdono il colore e sbiancano, in seguito, qualora non riescano a riprendersi, finiscono
con il morire lentamente.

Servono misure urgenti per contrastare il pericolo che sta minacciando i coralli sempre più concretamente.

Un danno incalcolabile per l’ecosistema subacqueo, visto che ospitano oltre il 30% della biodiversità marina, fornendo un habitat ricco e sicuro per organismi di vario genere, per pesci, molluschi, crostacei. È stato calcolato che nell’eventualità di un loro collasso totale si arriverebbe all’estinzione di oltre il 25% delle specie marine che vi abitano e ovviamente si ridurrebbe la presenza dei grossi pesci commestibili rendendo la pesca fallimentare. Ma non solo. In molti casi si provocherebbe la riduzione dei litorali, aggrediti da eventuali forti marosi, favorendo anche l’erosione delle coste. È quindi urgente correre ai ripari per evitare la catastrofe, tenendo presente che si tratta di salvaguardare l’esistenza di una delle più sorprendenti specie di animali marini. Perché i coralli sono costituiti da minuscoli polipi incolori che si riuniscono in colonie e creano carbonato di calcio sotto forma di calcite formando scheletri calcarei protettivi di diverso tipo e grandezza.

Secondo gli scienziati già nel 2035 il 50 per cento dei coralli si troverà in una zona considerata non idonea per la loro vita.

Ma la loro esistenza è strettamente legata a microscopiche alghe unicellulari, le zooxantelle, con le quali vivono in simbiosi: i coralli danno alle alghe un rifugio sicuro e favoriscono la fotosintesi, mentre le alghe non solo sono le artefici del colore delle barriere coralline, ma producono ossigeno e sostanze nutritive per i polipi. Ma quando la temperatura dell’acqua aumenta in modo eccessivo le alghe sono espulse ed iniziano ad uscire dallo scheletro calcareo, agevolando lo sbiancamento, mentre i polipi dei coralli muoiono lentamente non disponendo più di sostanze con cui nutrirsi.

Questi fenomeni preoccupanti sono stati rilevati sia sulla Grande Barriera Corallina australiana, la più imponente del globo ed anche tra le più monitorate, sia in altre aree tropicali, come quelle dei Caraibi, dove nei pressi dell’isola di Cuba si estende una formazione madreporica molto vasta, considerata seconda al mondo per estensione. Un mare molto importante in quanto costellato da numerose isole abitate dove le barriere coralline sono un supporto importantissimo per la popolazione locale in forma di cibo e indotto economico, in particolare legato al turismo balneare e soprattutto nautico.

L’EQUILIBRIO DELLA BARRIERA CORALLINA, RIMASTO INTATTO
PER CENTINAIA DI MIGLIAIA DI ANNI, ORA È IN PERICOLO A CAUSA DELL’AUMENTO DELLA TEMPERATURA E DELL’ACIDITÀ DEL MARE CAUSATA DAI CAMBIAMENTI CLIMATICI.

Per evitare ulteriori stress ai fondali si stanno cercando nuove soluzioni atte a proteggere la flora e la fauna marina. L’isola di Bonaire ha creato un Parco Nazionale in tutte le acque che la circondano dove è vietata la pesca e la raccolta di qualsiasi frammento trovato sulle spiagge. Oltre a queste sono monitorate anche le formazioni coralline del Belize, sette delle quali sono rigorosamente protette, come pure quelle nella Repubblica Dominicana che ha istituito il Parco Nazionale dell’Est. Anche Cuba, dove spicca l’area de Los Jardines de la Reina, è molto sorvegliata e ricca di biodiversità grazie alla sorprendente varietà di coralli che la compongono come quelli della specie Acropora, appariscenti, la Cervicornis chiamata comunemente Corna di Cervo in quanto elegantemente ramificata, o la Acropora digitifera dall’aspetto di gigantesche e ruvide dita. E poi quelli a piattaforma, soprannominati Corallo Tavola che presentano strutture di carbonato di calcio compatte e piatte come pure il caratteristico e arrotondato Corallo Stellato (Montastraea cavernosa). Formazioni tutte frequentate da miriadi di pesci tropicali grandi e piccoli che qui trovano rifugio e nutrimento.

Migliaia di specie di pesci, coralli, tartarughe marine, balene, delfini sono a rischio per la perdita del loro habitat.

L’istituzione di Parchi Marini protetti è certamente un provvedimento importante, ma non sufficiente a salvaguardare i fondali dal recente disastro ecologico marino che sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti in tutte le acque tropicali. Per questo in molti Stati lambiti dal Mar Caraibico e nel golfo del Messico sono in atto ulteriori iniziative per preservare le barriere. I biologi di alcuni laboratori delle Florida Keys già da tempo hanno messo a punto una tecnica di avanguardia che prevede il trapianto in mare dei coralli precedentemente coltivati in speciali vivai dove sono create le condizioni ottimali per crescere 25 volte più velocemente del normale. I rametti ottenuti vengono trasferiti in mare appesi a una sorta di albero artificiale o in cesti sospesi per poi essere sistemati in piedistalli sul fondo marino. I risultati sono positivi a tal punto da pensare ad un incremento delle coltivazioni che attualmente prevedono 25.000 coralli l’anno

IL MAR ROSSO, LA PENISOLA MESSICANA DELLA BAJA CALIFORNIA, L’AFRICA OCCIDENTALE, I CARAIBI E IL NORD DELL’AUSTRALIA SONO LE ZONE POPOLATE DA BARRIERE CORALLINE PIÙ A RISCHIO.

Ma anche in altre aree caraibiche sono in atto progetti di quello che viene definito Coral Gardens. L’Acquario Nazionale di Cuba, l’ANC, sta portando avanti studi molto accurati sulle tecniche da seguire per innovativi trapianti in mare che sono resi possibili soprattutto con quattro specie di corallo molto resistente che viene coltivato in alcune “fattorie” specializzate. Anche qui frammenti di corallo sono fatti crescere in appositi vivai e a seguito di controlli accurati che ne determinano la buona salute, vengono trasferiti in mare in quattro aree specifiche, due nel Parco Nazionale di Guanahacabibes, una nei pressi del litorale di Avana e l’ultima nella provincia di Matanzas a Playa Coral.

Per controllarne la salute i subacquei hanno sistemato dei sostegni ben saldati a galleggianti e facilmente individuabili, ancorati vicino ai rametti dove effettuano periodicamente facili immersioni, visto che la profondità non è rilevante. Sono certamente piccoli passi, ma molto significativi poiché attirano l’attenzione sul declino che si sta verificando in uno degli ecosistemi più complessi e straordinari della natura. 

I CORALLI SONO FONDAMENTALI PER I PESCI POICHÉ
LI PROTEGGONO DAI PREDATORI E RAPPRESENTANO UN TERRENO
DI RIPRODUZIONE E UN VIVAIO PER MOLTE SPECIE ITTICHE.

Ma se la fauna degli Oceani è sotto stress non se la passa meglio quella che vive nelle acque interne. La più grande isola delle Antille ospita, tra gli altri, un rettile acquatico endemico, il coccodrillo di Cuba (Crocodylus rhombifer), lungo poco più di 2 metri e del peso di circa 80 chilogrammi. La sua sopravvivenza è critica non solo per la caccia illegale in quanto la carne è molto apprezzata nella gastronomia locale, ed anche per la sua ibridazione con il più comune coccodrillo americano, ma soprattutto per il riscaldamento eccessivo delle acque. Infatti il sesso della prole è determinato dalla temperatura del nido dove deposita le uova, visto che si tratta di un animale oviparo. Ma se si superano costantemente i 32 gradi generalmente nascono soltanto esemplari di sesso maschile, sbilanciando il rapporto tra maschi e femmine. Anche qui gli esperti stanno studiando soluzioni innovative che attualmente consistono nel raccogliere le uova appena deposte per poi sistemarle in particolari incubatrici dove la temperatura è costantemente controllata. Una volta nati, i piccoli rettili vengono liberati in natura nelle zone più idonee che a Cuba sono costituite prevalentemente da paludi ricche di mangrovie. Si spera così che l’introduzione di queste nuove tecniche riesca almeno in parte a riequilibrare il delicato mondo delle acque per non perdere la memoria della bellezza, ma anche della grande importanza che ha sempre significato per l’umanità.

(Sea Environment, stress inarrestabile – Barchemagazine.com – Agosto 2023)