Reale o virtuale, l’editoriale di Franco Michienzi

Un dilemma che ci accompagnerà sempre più da vicino nella nostra esistenza. Solo il buon senso potrà salvarci dall’alienazione

by Francesco Michienzi

Il libro di Tomás Maldonado, Reale e virtuale, entra nel vivo di una delle tematiche più affascinanti, ma anche più controverse, del panorama culturale contemporaneo, quello delle tecnologie avanzate e delle loro implicazioni sulla vita e sulla cultura del nostro tempo. In particolare, la sofisticazione delle tecniche di simulazione della realtà offre spunti per ripensare il rapporto tra questa e le sue rappresentazioni. Si parla della possibilità di accedere a mondi illusori in cui l’operatore-osservatore diventa attore, vivendoli come se fossero reali. Nella realtà accade che se si esprime un pensiero differente si corre il rischio di risultare retrogradi, anti modernisti e contrari al progresso che avanza. Il popolo della rete non mi ha fatto mancare il suo affetto con una buona dose di critiche a due editoriali di qualche mese fa dedicati al metaverso e alle criptovalute.

«PREFERISCO CAMMINARE A PIEDI NUDI SULLA SPIAGGIA ACCIOTTOLATA
DI POSITANO, RESPIRARE I PROFUMI
E ASSAPORARE LE DELIZIE
DI UNA CUCINA AUTENTICA».

Personalmente sono molto favorevole alle innovazioni che migliorano la nostra vita, ma sono anche dell’idea che questa debba essere vissuta fino in fondo in modo concreto e reale. Stare in poltrona con un visore e un sensore che mi restituisce le stesse sensazioni di un avvenimento, che sto solo immaginando di vivere, non mi pare una bella prospettiva. Preferisco camminare a piedi nudi sulla spiaggia acciottolata di Positano, respirare i profumi e assaporare le delizie di una cucina autentica.

Per tutta l’estate siamo stati bombardati da uno spot dove la moglie chiede al marito: “Caro, dove mi porti in vacanza? Formentera? Ibiza? Taormina? Porto Cervo?” “Amore, puoi scegliere tra soggiorno, camera da letto ed anche giardino”. L’idea che basti un’offerta che dia la possibilità di vedere film e programmi televisivi senza limiti e problemi di connessione a un costo conveniente, mi fa riflettere molto sull’idea di vita virtuale che le multinazionali hanno in serbo per noi. Si può fare tutto dal divano di casa: mangiare, lavorare, fare acquisti, divertirsi ed emozionarsi. Si può anche credere che si possa navigare immaginando di essere in barca durante una tempesta. Le sfide che la virtualità lancia ogni giorno sono da raccogliere con la giusta dose di buon senso. Ci sono diversi livelli di realtà e questo costituisce un monito contro la tentazione di contrapporre il reale al virtuale che non è uno stato embrionale della realtà, ma un progetto diverso. Verrebbe da chiedersi perché recarsi di persona a un salone nautico per vedere centinaia di barche differenti, quando sarebbe sufficiente vederle tutte comodamente da casa? Forse perché siamo ancora umani e ci piace toccare, guardare con i nostri occhi, fare domande, oppure, scoprire i segreti di quello che vogliamo acquistare. Ci piace stare in mezzo alle persone che hanno la nostra stessa passione, ci piace fare fatica per sentirci vivi. Persone, non semplici consumatori. 

 «SIAMO ANCORA UMANI E CI PIACE TOCCARE, GUARDARE CON I NOSTRI OCCHI, FARE DOMANDE, OPPURE, SCOPRIRE I SEGRETI DI UNA BARCA CHE VOGLIAMO ACQUISTARE».

Il virtuale si presenta come una nuova rappresentazione del reale suscettibile di diventare tanto uno strumento d’intelligibilità, quanto una nuova forma di alienazione che noi possiamo contrastare con gli strumenti che abbiamo a disposizione. Quella virtuale è una realtà che esiste solo nella mente di chi la adopera, intrappolata entro mezzi tecnologici. È una realtà fatta di relazione senza partecipazione, senza emotività e senza colorito affettivo.

Tornando alle cose concrete, sono molto curioso di vedere il lungo elenco di politici che verranno all’inaugurazione del Salone Nautico di Genova a fare la loro passerella preelettorale. Ci faranno la lista delle cose da fare, ci spiegheranno con quanta determinazione affronteranno i vari temi, saranno molto assertivi e particolarmente convincenti sul ruolo della politica e sulla necessità di lavorare per il bene comune. Noi faremo finta di credergli, li accoglieremo in modo educato perché siamo persone civili. Cercheremo di memorizzare per bene le loro promesse da marinaio in modo che potremo ricordarglielo in seguito, anche se sappiamo già che avranno delle spiegazioni plausibili che attribuiranno le colpe a un sistema che non funziona o ai poteri forti che dai loro salotti buoni governano il nostro meraviglioso paese. Genova sarà anche l’occasione per molti bravi giornalisti che verranno a mostrare il lusso dei ricchi che dovrebbero piangere come i tanti poveri in cerca di una maggiore giustizia sociale. Ricordate il bellissimo servizio di Rai 3 che lo scorso anno si faceva beffe della nostra industria nautica? Per fare audience serve anche fare della demagogia da quattro soldi, certo che se questi giornalisti avessero l’umiltà di capire cosa significa costruire una barca e quanta ricchezza e lavoro genera, forse, farebbero un vero servizio pubblico a favore della verità.

(Reale o virtuale – Barchemagazine.com – Ottobre 2022)