Rapallo sotto scacco

Si è conclusa l’indagine dei Carabinieri sullo smaltimento dei relitti della mareggiata del 29 ottobre 2018 a Rapallo: otto misure di custodia cautelare, traffico illecito di rifiuti e perfino l’aggravante dal metodo mafioso

by Niccolò Volpati – photo by Andrea Muscatello

Una premessa è d’obbligo: il nostro sistema giudiziario prevede che si è colpevoli dopo il terzo grado di giudizio. Essere indagati e accusati non significa automaticamente essere colpevoli e, soprattutto, deve essere una sentenza e un giudice a stabilirlo, non i giornali. Di questo, a BARCHE©, ne siamo assolutamente consapevoli.

Detto ciò, oggi la notizia non è quella di un processo, ma la chiusura delle indagini per lo smaltimento dei relitti della mareggiata del 29 ottobre del 2018. L’indagine è stata condotta dai Carabinieri di Santa Margherita Ligure in collaborazione con la Capitaneria di Porto e le conclusioni a cui sono arrivati hanno portato all’arresto di nove persone. Si tratta di Pasquale Capuano, imprenditore, pregiudicato, considerato un elemento in contatto con la criminalità organizzata napoletana. Sua è la società British Shipways con sede a Napoli, incaricata dello smaltimento dei relitti all’interno del Porto Carlo Riva. All’indagine ha partecipato anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Genova perché l’accusa è quella di infiltrazione camorristica nella vicenda.

Rapallo

Capuano è accusato di aver trasportato i relitti come se fossero imbarcazioni che necessitavano di manutenzione. Questi poi sono stati parcheggiati a Carrara e mai smaltiti, proprio perché la società di Pasquale Capuano non aveva nessuna autorizzazione a farlo. Il Comandante dei Carabinieri di Genova, Gianluca Feroce, ha spiegato che i rifiuti speciali, come per esempio le batterie, sono stati smaltiti con il solito metodo da “terra dei fuochi” e quindi interrati, senza rispettare alcuna norma. Inoltre, alcune parti dei relitti, quelle più in buono stato, sono state smontate e vendute illecitamente e, soprattutto, le carcasse delle barche affondate, sono state abbandonate e mai smaltite.

Rapallo inchiesta giugno 2020

Le intercettazioni rivelano una modalità alquanto spregiudicata di Pasquale Capuano, tanto che è accusato perfino di tentato omicidio con l’aggravante del metodo mafioso. Avrebbe prima minacciato e poi sparato, senza colpirlo, un suo socio in affari che ha cercato di estrometterlo dalla società che aveva l’appalto a Rapallo. L’indagine, oltre alle richieste di custodia cautelare, ha comportato il sequestro di tre cantieri, due in Toscana e uno a Bacoli, e di quasi quattro milioni di Euro.

Rapallo inchiesta giugno 2020

Ai domiciliari sono finiti anche i vertici del Porto Carlo Riva: la direttrice Marina Scarpino, il presidente del consiglio di amministrazione Andrea Dall’Asta e il consulente e responsabile della sicurezza in porto, Massimo Burzi. Pasquale Capuano e i vertici del Carlo Riva, oltre che per traffico illecito di rifiuti, sono indagati anche per omicidio colposo. La vicenda risale all’11 aprile del 2019 quando Biagio Carannante, un uomo di 72 anni, ha perso la vita a causa di un infarto nel porto di Rapallo. Carannante lavorava per Pasquale Capuano come sommozzatore, ma non aveva l’abilitazione e anzi era risaputo che avesse problemi cardiaci. Secondo Simone Clemente, Capitano dei Carabinieri di Santa Margherita Ligure, i vertici del Carlo Riva e Capuano hanno redatto documenti falsi per cercare di far passare l’immersione in cui perse la vita Carannante come se fosse lecita anche se così non era.

Rapallo inchiesta giugno 2020

Il Pubblico Ministero Andrea Ranalli sostiene che i vertici del Carlo Riva abbiano affidato l’appalto per la rimozione di 85 relitti che si trovavano nello specchio acqueo del porto, in totale le barche affondate nel Golfo di Rapallo era di 400, ben sapendo che Capuano non rispettasse alcuna regola. Lo hanno fatto per risparmiare tempo e denaro. E lo hanno fatto, così emergerebbe da alcune intercettazioni telefoniche della direttrice Marina Scarpino, intimidendo quegli armatori che non volevano sottoscrivere il contratto con la British Shipways di Pasquale Capuano. Inoltre, sempre le intercettazioni, indicherebbero un tentativo di depistaggio operato da Marina Scarpino e un suo collaboratore. Avrebbero scritto quattro esposti anonimi con l’intento di spostare le attenzioni degli inquirenti dal Carlo Riva al porto pubblico di Rapallo e a quello di Santa Margherita Ligure.

Quando in passato, mi è capitato d’intervistare Marina Scarpino e l’avviso di questa indagine era già di dominio pubblico, lei mi disse che il Carlo Riva era vittima e non responsabile dello smaltimento illecito dei rifiuti. Chi ha ragione? Marina Scarpino o i Carabinieri? Sarà un giudice e un tribunale a stabilirlo. Quello che è certo, fin d’ora, è che la costruzione del nuovo porto Carlo Riva subirà una battuta d’arresto. I lavori erano appena iniziati, era stato stipulato un accordo con la Fincantieri per la realizzazione della diga foranea, ma è difficile immaginare che tutta questa vicenda non abbia conseguenze. È difficile anche immaginare che qualcuno possa subentrare alla Carlo Riva Spa visto che hanno recentemente ottenuto un prolungamento della concessione fino al 2056.

Rapallo sotto scacco

L’Associazione Italiana del Porti Turistici, in una nota, confida nella positiva conclusione della vicenda giudiziaria. “Crediamo nella loro buona fede perché abbiamo sempre apprezzato la dedizione al porto e alla clientela da parte della Carlo Riva Spa”, sostiene Assomarinas e “si augura che il prima possibile possano dedicarsi di nuovo alla ricostruzione e al rilancio del marina che con immensa fatica era già stata avviata”.

(Rapallo sotto scacco – Barchemagazine.com – Giugno 2020)