La ricostruzione di Rapallo: rimossi i relitti, ma cosa c’è sott’acqua?

I relitti semiaffondati e spiaggiati sono stati tolti entro Pasqua così come promesso. Il problema è quello che si trova sotto la superficie. Sarà balneabile l’acqua di Rapallo? 

di Niccolò Volpati

Il Comandante Antonello Piras della Capitaneria di Porto di Santa Margherita Ligure, l’ha sempre detto: “un passo alla volta, prima si conclude una fase e poi se ne apre un’altra”. La fretta è cattiva consigliera. Le operazioni dovevano essere fatte a regola d’arte per evitare di provocare più danni di quanti non ne avesse già provocati la mareggiata del 29 e 30 ottobre scorsi. E così è stato.

Alcune rimozioni dei relitti sono state più impegnative del previsto, ma, in fondo, l’ultimatum dato dal Sindaco Carlo Bagnasco è stato rispettato. Nel giorno di Pasqua, il 21 aprile scorso, sul lungomare di Rapallo non c’erano più barche.

Tutte erano state rimosse e anche il pontone di Oromare ha recentemente mollato gli ormeggi. E’ un ottimo risultato, ma non significa che i problemi siano alle spalle. Rimangono i tanti detriti e i pezzi dei relitti ammassati sul fondo del golfo di Rapallo. E, soprattutto, serve capire quanto è compromessa la qualità delle acque.

Rosella Bertolotto, responsabile balneazione ARPAL

 

Ad aprile siamo intervenuti per verificare i parametri microbiologici, afferma Federico Grasso, responsabile comunicazione dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure (ARPAL) che sono quelli da prendere in considerazione per l’idoneità alla balneazione”. I parametri microbiologici soffrono gli scarichi a mare delle acque non depurate. E questa situazione, purtroppo, è uguale agli anni scorsi visto che non sono ancora terminati i lavori per la realizzazione del depuratore.

In sostanza, per la balneazione sono più temibili gli scarichi che arrivano delle case e dagli alberghi di Rapallo piuttosto che i danni prodotti dalla mareggiata. L’inquinamento causato dai relitti potrebbe essere stato quello dello sversamento di idrocarburi in mare. Molti però confidano nel fatto che i serbatoi che sono andati in frantumi siano quelli delle barche più piccole e quindi con meno carburante. Dagli yacht più grandi, il gasolio è stato tutto risucchiato prima di procedere alla rimozione e quindi non dovrebbe essere andato disperso in mare.

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Le panne antinquinamento alla foce del Boate, il fiume che riversa in mare gli scarichi non depurati di Rapallo

 

Sono state usate anche molte panne antinquinamento proprio per assorbire gli idrocarburi. Rimangono tutti gli altri inquinanti come le batterie e altri rifiuti speciali che si sono depositati sul fondo, mischiandosi al fango e ai detriti trasportati dalle onde. “Le operazioni di dragaggio sono molto delicate perché quando si va a togliere quello che si è sedimentato sul fondo, si rischia di intorbidire le acque e rimettere in circolo degli inquinanti”, spiega Rosella Bertolotto, direttore dell’unità operativa ARPAL, responsabile del monitoraggio delle acque per la balneazione.

I controlli di aprile non sono molto importanti – prosegue – perché non vengono presi in considerazione per la classificazione delle acque, ma da maggio in poi i campioni entrano a far parte dell’algoritmo per la classificazione delle acque”.  Il calendario dei prelievi è fissato dalla Regione già a inizio anno e non si può evitare. Al massimo, ci spiega la dottoressa Bertolotto, c’è una deroga di quattro giorni per eventuali condizioni meteomartine avverse. In sostanza se ci sono onde alte due metri, si può aspettare qualche giorno per prelevare i campioni di acqua di mare, ma non di più e, soprattutto, non si possono evitare, anche se c’è stata una super mareggiata che ha certamente alterato la condizione dei fondali e delle acque di Rapallo.

 

La classificazione si calcola non solo sui prelievi del 2019, ma su diversi anni. Se anche un anno non è positivo, non è detto che questo comporti addirittura il divieto di balneazione. Certo, il problema di Rapallo è proprio che da un punto di vista batteriologico, l’acqua non è mai stata molto pulita perché priva di depuratore e quindi un anno molto negativo nel prelievo delle acque, potrebbe incidere su tutta la classificazione perché la situazione era già al limite prima della mareggiata.

Il governatore Toti che è anche stato nominato commissario straordinario, aveva ottenuto quasi quattro milioni di Euro dal Governo tutti da dedicare alle attività di dragaggio. Il problema è capire quando e come farlo. A rischio c’è la stagione balneare e in molti iniziano a pensare che sia meglio rimandare un’attività di questo tipo in autunno.

“La vocazione turistica di Rapallo tende a minimizzare l’accaduto”, afferma Massimo Maugeri di Legambiente Tigullio. E invece, ci fa capire, “questa dovrebbe essere l’occasione per fare le cose per bene e non per nascondere la testa sotto la sabbia”. Gli fa eco Santo Grammatico, presidente di Legambiente Genova, quando sostiene che “oggi ci sono le tecnologie per fare i dragaggi come si deve. Si possono utilizzare delle panne che vanno fino sul fondo, così si evita la dispersione di materiale inquinante quando si va a scavare”.

Lo confermano anche da La Spezia, quando hanno dragato proteggendo proprio con delle panne di questo tipo le coltivazioni di cozze. Insomma, è possibile dragare minimizzando le conseguenze. “Il dragaggio fatto a maggio è un bel problema”, dichiara Rosella Bertolotto di ARPAL perché si rischia di compromettere la qualità delle acque proprio a ridosso della stagione balneare.

 

Rapallo cc

Le analisi di ARPAL

 

E la sensazione è che il Sindaco, Carlo Bagnasco, attivissimo nei mesi scorsi per ottenere una rapida rimozione dei relitti, non sia altrettanto solerte nel sollecitare il dragaggio. Le elezioni sono alle porte, a Rapallo, infatti, si vota insieme alle Europee a fine maggio, e mettere a rischio la balneazione delle acquee non è proprio un buon biglietto da visita quando si punta a una rielezione.

L’ultima parola spetterà all’Autorità Marittima, sia perché il Comandante Antonello Piras di Circomare Santa Margherita Ligure è responsabile di tutte le operazioni, sia perché la quantità di relitti e parti di esso che si trovano sul fondo sono un potenziale pericolo per i bagnanti. Ce l’hanno confermato i sommozzatori che nelle scorse settimane si sono immersi quotidianamente per le operazioni di rimozione delle barche affondate. “E’ troppo pericoloso consentire che si possa fare il bagno come se nulla fosse accaduto. Non è solo questione di inquinamento, ma, soprattutto in alcune zone, c’è il rischio di farsi proprio male”.

Dragare o non dragare? Aspettare che passi la stagione incrociando le dita oppure avviare un lavoro approfondito di pulizia del fondale?