Perini Navi, navi che il mondo ammira

Valorizzazione del brand e rinnovo del “prodotto”superyacht: Lamberto Tacoli, presidente e amministratore delegato di Perini Navi, ci racconta la sua ricetta usata per rilanciare il cantiere

di Paola Bertelli

NEL 2017 LAMBERTO TACOLI ACCETTA UNA SFIDA di quelle particolarmente impegnative ed entra in Perini Navi. Un cantiere, allora, in difficoltà, con poche commesse e un futuro incerto. Certo, il marchio era uno di quelli blasonati, da sempre sinonimo di navi a vela in tutto il mondo, ma con tanto lavoro da fare.perini navi

A distanza di quasi due anni il cantiere ha 7 navi in costruzione, un fatturato 2019 che dovrebbe attestarsi a 80 milioni di euro e progetti futuri importanti, come l’ambiziosa rivisitazione, 20 anni dopo, del Maltese Falcon il 3 alberi lungo 88 metri, una pietra miliare della storia dello yachting di lusso.

Il rilancio di Perini è partito da un piano industriale messo a punto da Tacoli, che, come lui stesso spiega, «Non è da fondo di investimento. La mia fortuna in Perini è stata di aver trovato dei compagni di viaggio (la famiglia Tabacchi che è subentrata come socio di maggioranza a Fabio Perini, ndr) che non giudicano i risultati trimestralmente, come accade per chi è quotato in borsa, o a distanza di due o tre anni nellottica di unuscita veloce. Il nostro è un progetto industriale italiano che ha lobiettivo di riportare questa azienda dove merita».

Ben conscio della forza del marchio Perini Navi, pochi mesi dopo il suo arrivo, ha deciso di “congelare”il brand Picchiotti, usato sino ad allora per gli yacht a motore, e utilizzare solo Perini Navi sia per le navi a vela sia per quelle a motore e far lavorare tutti per la stessa azienda, lo stesso brand, e quindi coinvolgere tutti nella stessa sfida, «Non mi piaceva una azienda con due anime», ha dichiarato.

Vela e motore oggi parlano la stessa lingua. E da qui sono ripartite. Strategica è stata la decisione di ampliare il mercato proponendo imbarcazioni di dimensioni più contenute: «Se dico Perini tutti pensano a una nave a vela di almeno 50 metri, ma offrire un entry level sopra queste dimensioni significava offrire uno yacht di oltre 40 milioni di euro. Il mondo diventa sempre più piccolo e noi proponiamo le nostre barche a una ristretta nicchia del settore che predilige grandi barche a vela supertecnologiche. Per questo, al fine di allargare il nostro mercato potenziale, dovevamo introdurre nuovi progetti».

PERINI NAVI

Nasce in quest’ottica SY 42 E-volution, la più piccola di una gamma che prevede anche un 47 e un 56 metri, pensato per andare a stuzzicare chi oggi gravita nel mondo delle regate dei maxi, abituato a navigare su 25-35 metri: «SY 42 E-volution sarà un Perini Navi a tutti gli effetti. Per la prima volta abbiamo affidato il disegno della carena a Reichel-Pugh, famoso per i suoi scafi performanti. Io ho sempre sostenuto che Perini non deve essere la più performante, ma deve essere performante. Deve però essere la più confortevole, la più voluminosa, la più bella»il progetto sembra essere piaciuto, con due barche vendute in sei mesi.

Sul fronte motore, Tacoli ha affidato a 3 designer la progettazione di 3 modelli che si sviluppano su 3 piattaforme uguali, «Investire sulle piattaforme navali dove è possibile modificare lestetica mantenendo ferma, il più possibile, la base tecnologica fa parte di una mia filosofia».

Sono nate così le linee Argonaut, disegnata internamente, Heritage, disegnata dallo studio Zuccon International Project, e Voyager firmata da Philippe Briand. Novità importanti, che hanno in parte stravolto il marchio Perini e il suo modo di pensare e progettare gli yacht, ma che il mercato ha apprezzato:

«Non si vendono 7 navi in poco meno di due anni – puntualizza Lamberto Tacolise il mercato non dà fiducia. Certo, Perini è un marchio che genera fiducia, però poi servono i risultati. La famiglia Tabacchi ha garantito solidità finanziaria, serietà imprenditoriale, ha sempre fatto impresa nella sua vita. E noi nei prossimi anni puntiamo a un fatturato tra i 120 e i 150 milioni di euro, che significa avere in produzione fra le 7 e le 9 imbarcazioni in contemporanea tra vela e motore. Spero che saranno un 60% a vela e un 40% a motore».

Una sfida quella di Perini che si affronta anche sul piano dell’innovazione tecnologica: «Innovazione è una parola che si usa spesso in modo improprio. – afferma Tacoli – “La nautica, in tutta onestà, ha ancora molta strada da fare per quanto riguarda lecosostenibilità. Però sono convinto che lo sviluppo dei sistemi propulsivi sia qualcosa su cui ci si debba interrogare. Un pocome lautomotive, che ormai non chiede al cliente se vuole lauto elettrica o ibridaa breve, le costruiranno solo elettriche. Dunque è limprenditore nautico che deve prendere delle decisioni. Perini, che è vicina al progetto One Ocean, si pone il problema dellessere piùeco sostenibile possibile. Siamo noi come industria che dobbiamo sostenere sia la fase ibrida sia la Zero Emission Mode»

E il primo passo lo ha fatto sulla vela con i modelli E-volution che possono essere equipaggiati con una motorizzazione ibrida. «Poi cèil tema del design nella nautica, penso si debba tornare alla semplicità. Si possono fare barche eccezionali con volumi più razionali, più semplici, più puliti e con piùr ispetto del mare. Perini mi sta aiutando in questo, perché la vela è già impostata in questo modo e il motore spero lo faccia presto».

Perini è uno dei marchi prestigiosi del Made in Italy, cosa che in questo settore conta moltissimo «Noi italiani siamo i più bravi, i più creativi, siamo geniali, siamo affascinanti, trasferiamo nei nostri prodotti la cultura del Made in Italy. La gente viene volentieri in Italia, qui si sta bene, siamo la patria di Leonardo e di Michelangelo, siamo “unazienda” meravigliosa fatta di imprenditori eccezionali e di designer eccezionali, di creativi eccezionali. Questa èl a fase caldacome la definisco io. Poi cè la fase fredda, ossia noi italiani dobbiamo diventare più affidabili, più anglosassoni sul metodo, sul processo, perché spesso la creatività è antagonista della precisione, della puntualità, spesso la flessibilità è antagonista della ripetizione».

(Settembre 2019)