Parole di verità, l’editoriale di Franco Michienzi

Il Salone Nautico Internazionale di Genova è stato un grande successo, ma anche il palcoscenico da cui i politici di turno hanno pronunciato parole di ogni tipo, spesso senza un collegamento alla realtà delle cose. Sarebbero auspicabili più fatti concreti e utili all’industria nautica

by Francesco Michienzi

Capita spesso di ascoltare delle parole pronunciate solo perché hanno un bel suono o perché devono convincerci di qualcosa che non è esattamente la verità. Negli spot pubblicitari è un’abitudine sempre più consolidata. “Oggi puoi avere l’hamburger che sognavi…”. Bizzarro sognare un panino che sai già arriverà molle e dall’aspetto sospetto. Quando sogno mi capita di vedere un’isola in un mare incontaminato, oltre a molte altre cose di cui non vi tedio. Gli americani, inventori dell’hamburger, sognano un giro con una botticella per le vie di Roma per ammirare le meraviglie della città eterna. O ancora: “la pizza che ami…”, di solito si amano le persone, quelle che quando le incontri ti fanno battere il cuore e non sai perché. Al massimo, la pizza ti viene voglia di mangiarla. Ci sono anche le pubblicità delle case automobilistiche che mi fanno letteralmente impazzire; secondo loro basta comprare la loro automobile per diventare viaggiatori in territori incontaminati e trasformarsi in moderni Indiana Jones. Fin qui nulla di male, siamo consumatori adulti e consapevoli che magari, invece di annoiarsi sul divano a ingurgitare serie di film, tutte con lo stesso schema narrativo, decidono di cucinare personalmente qualcosa di veramente gustoso. Ma quando le parole le pronunciano i politici, è il momento di preoccuparci.

«Sono una frequentatrice del Salone da molto prima di diventare ministro», ha detto Paola De Micheli, ministra delle Infrastrutture. «Il Covid ha cambiato le nostre priorità. L’anno scorso si parlava di numeri, quest’anno siamo a raccontare l’orgoglio di ripartire. Sessant’anni rappresentano un’età quasi da pensione, ma la freschezza con cui si è organizzata questa edizione dimostra la forza di questo settore. Dentro questo nuovo mondo c’è un’Europa diversa che ha deciso di fare debito comune per supportare le economie. Ci stiamo cimentando nel piano per il Recovery e abbiamo già un punto di partenza, il piano Italia veloce in cui ci sono le idee che ci aiuteranno ad avere finanziamenti». Ha inoltre aggiunto: «La portualità avrà un poderoso investimento di ultimo miglio e l’infrastruttura green dei porti: il “cold ironing”, ovvero l’elettrificazione delle banchine, in modo che le navi ormeggiate tengano i motori spenti. E il grande piano per la nautica è la sostituzione della flotta secondo priorità ambientali. Provare a spianare la strada con queste risorse alle imprese che già avevano scelto la sostenibilità ambientale come criterio di sviluppo. Il mercato va aiutato secondo queste priorità: sostenibilità ambientale ed economica insieme. Oggi celebriamo una capacità di resistere e di rilanciare la filiera nautica e la qualità è fuori discussione». Sono tutte cose belle e vere, le intenzioni della ministra sono sinceramente autentiche, ma la realtà corre più veloce delle belle parole.

Era stato promesso che il tema dell’Iva sui leasing nautici, che ci vede penalizzati rispetto ad altri paesi europei come la Francia o Malta, sarebbe stato risolto. Ma ancora una volta alle belle dichiarazioni di carattere generale non corrispondono le vere necessità del nostro settore. Tema sottolineato con forza dal presidente di Confindustria Nautica, Saverio Cecchi. «Noi siamo leader, ma gli altri paesi partono avanti: noi vogliamo partire alla pari. Mentre Moscovici manda a noi le procedure di infrazione, con la Francia si limita ad un semplice richiamo. La Croazia applica l’Iva agevolata degli alberghi, la Grecia sposta il limite delle acque territoriali e noi dobbiamo rincorrere: se l’armatore va a immatricolare in Francia e in Croazia chi ci perde è l’erario con 72 milioni di Iva in meno. Siamo l’orgoglio del made in Italy e meritiamo rispetto». Il presidente Cecchi si illude, ma la politica politicante non fa sconti per inseguire il populismo, si tiene bene alla larga da un settore che non conosce, ma, ancor più grave, non ne conosce il potenziale come grande motore di sviluppo.

Tra gli altri temi che aspettano una soluzione c’è anche quello relativo alla nuova normativa IMO NOx Tier III, stabilita dall’IMO, International Maritime Organization, sulla riduzione delle emissioni per gli yacht sopra i 24 metri che entrerà in vigore a gennaio, ma non tutti i cantieri nautici e le aziende che producono i motori sono pronti. Sarebbe necessaria una proroga in attesa di una soluzione ottimale.

Purtroppo, ogni provvedimento a favore dell’industria nautica appare, per grandi responsabilità dei mezzi di comunicazione di massa, come un favore ai ricchi. Se si raccontasse la capacità creativa, artigianale, industriale del mondo delle barche, il sentimento di invidia sociale lascerebbe il posto al plauso, al rispetto e all’orgoglio che meritano tutti coloro che lavorano in questo mondo fantastico.

Il presidente del Consiglio Conte è solito inaugurare le più importanti mostre e fiere del paese, ma non ha ritenuto utile venire a Genova a testimoniare la vicinanza a un settore strategico per il made in Italy.

Un’altra occasione persa. Occasione che il presidente della regione Liguria Giovanni Toti non si è fatto sfuggire: «Il Salone è un simbolo. Chi è venuto qui ha investito per costruire un pezzettino del rilancio del paese. Due anni fa eravamo qui con il presidente Mattarella a dire che Genova non si sarebbe mai fermata. E ora siamo qui a dimostrare che si deve convivere con il Covid. Prendere decisioni relative a questo è un’avventura che non abbiamo mai vissuto. Da questo porto sono partite tante avventure nei secoli e oggi parte questa. Questo Salone coincide con i 50 anni della nascita delle Regioni e il Salone sintetizza lo spirito di questo ente territoriale. Potremo costruire tra Viareggio e La Spezia un grande distretto che tenga insieme tutto questo. Forse, tra 60 anni, il video proietterà qualche immagine di questa giornata». Mi auguro che questa idea di Toti si concretizzi davvero.

Tuttavia, essere riusciti a organizzare questo sessantesimo Salone Nautico di Genova è un motivo di grande orgoglio per tutti. Alessandro Campagna, direttore generale I Saloni Nautici, ha affermato: «Il 60° Salone Nautico ha accolto 71.168 visitatori e 824 brand in esposizione su una superficie di oltre 200.000 m2 tra spazi a terra e in acqua di cui il 90% all’aperto, un unicum rispetto ad altri eventi, che ha reso possibile realizzare una manifestazione che ha coniugato sicurezza ed efficienza. È stata un’edizione unica, espressione di un cambio di paradigma, che ha registrato una forte presenza di pubblico qualificato, specializzato e orientato al business. Abbiamo messo al centro la qualità del prodotto con l’obiettivo di mettere in condizione le aziende di raggiungere il loro target. Il momento dell’inaugurazione del Salone Nautico è stata la vera celebrazione di questo 60° anno, abbiamo messo a fattor comune tutti gli sforzi compiuti in questi mesi. C’è molto orgoglio, sono stati 6 giorni importanti ed efficaci, sia per gli espositori, sia per i visitatori. Il clima è stato positivo, emozionante ed esperienziale, un risultato ottenuto attraverso un grande lavoro di squadra».

(Parole di verità – Barchemagazine.com – Novembre 2020)