Overmarine, Rikki-Tikki-Tavi

Era il lontano 1894 quando Rudyard Kipling raccontava per la prima volta la storia di Rikki-Tikki-Tavi, la piccola mangusta de ll libro della giungla che duella e sconfigge il cobra. Da allora l’immaginario legato al piccolo animale coraggioso si è nutrito di storie, avventure, rielaborazioni. Anche in mare. Ne abbiamo parlato con Maurizio Balducci, Ceo di Overmarine

by Carla Pagani and Francesco Michienzi – photo by Francesco Michienzi

È IL 1985 QUANDO LA FAMIGLIA BALDUCCI FONDA IL MARCHIO MANGUSTA. Sceglie un nome simbolico e profetico. Lo fa per un motivo ben preciso: entrare sul mercato per competere con le imbarcazioni veloci open Cobra di Tecnomarine.  Il nome gli porta fortuna. La maestria e la competenza fanno il resto. Oggi Mangusta, marchio del gruppo Overmarine, è leader mondiale sulle linee open.

cantiere Mangusta Overmarine

A raccontare l’appassionante storia di Mangusta è Maurizio Balducci, Ceo di Overmarine e vice presidente di Confindustria Nautica. Tutto comincia con il padre Giuseppe che negli anni Cinquanta lavora nel cantiere Picchiotti di Viareggio. «Quando negli anni Settanta il cantiere chiude, mio padre apre una ditta di impianti elettrici e inizia a collaborare con i principali cantieri italiani. Gira l’Italia e va all’estero. Nel 1981 decide di aprire un’azienda di stampaggio portando la vetroresina a Viareggio». Da lì a poco inizia la collaborazione con Tecnomarine, che però nel 1985 viene venduta e subisce una forte trasformazione. «A quel punto mio padre decide di provare a produrre autonomamente barche.  È così che nascono i primi Mangusta, dei 65’ nelle versioni open e cruiser. Lo chiama così perché vuole sfidare l’imbarcazione più famosa di Tecnomarine, il Cobra, appunto».

Katia, Giuseppe, and Maurizio Balducci.
Katia, Giuseppe e Maurizio Balducci

«I clienti vogliono sempre più un rapporto diretto con il cantiere. Per questo oggi vendiamo noi direttamente tutte le imbarcazioni».

Già, le grandi storie imprenditoriali sono fatte anche di illuminazioni, idee rapide e vincenti, intuizioni. E tanto coraggio. Quel coraggio che ha animato da sempre il gruppo Overmarine, oggi alla seconda generazione con i figli Maurizio e Katia. Dalla metà degli anni Ottanta Mangusta ha di fatto rivoluzionato il mondo dello yachting, anche grazie alla collaborazione con il grande designer Stefano Righini. Suo è il Mangusta 80 che viene lanciato negli anni Novanta: uno yacht sportivo per chi ama la velocità ma allo stesso tempo confortevole e vivibile. È la prima volta che un open raggiunge una lunghezza del genere.

Overmarine

Nasce il concetto di Maxi Open. Nel 2016 è la volta della nuova linea Mangusta Oceano: imbarcazioni dislocanti con grandi autonomie. E poi, in anni più recenti, arriva la linea Mangusta GranSport che coniuga performance eccellenti e autonomia transoceanica. Oggi gli yacht Mangusta sono un must. E se quella linea di barche è rimasta a lungo sul mercato c’è una ragione. «Righini è stato bravissimo a fare una linea pulita senza tempo. Le nostre imbarcazioni di vent’anni fa sono ancora attuali e piacciono tuttora ai clienti», spiega Balducci.

«Per noi l’innovazione è importantissima. Di volta in volta valutiamo le soluzioni ottimali per offrire ai nostri clienti il meglio».

Nel frattempo, però, molto è cambiato: «Le barche di nuova generazione sono state completamente riviste dal punto di vista tecnico. A parità di velocità offrono consumi ridotti rispetto a quanto accadeva dieci anni fa. Poi, dal 2011 abbiamo installato gli stabilizzatori giroscopici che danno una flessibilità d’uso incredibile».

Overmarine Group è conosciuto nel mondo per i suoi Maxi Open a marchio Mangusta. Un leader di gamma nel segmento delle imbarcazioni veloci dai trenta ai cinquanta metri.

Per questo un open si può usare come si preferisce: a dieci nodi in comfort, o a velocità superiori a trenta nodi. Mangusta è diventato un vero modello di business basato sulla pacatezza, sulla solidità e la serietà. «Il nostro è un settore difficile. Puoi lavorarci solo se hai passione», dice il Ceo di Overmarine. 

Francesca Ragnetti, Maurizio Balducci, and Nicolò Strocco.
Francesca Ragnetti, Maurizio Balducci e Nicolò Strocco.
Mangusta Overmarine

Ma qual è il fattore vincente? «Di sicuro l’esperienza, la conoscenza, la capacità di stabilire un rapporto stretto e di fiducia con gli armatori. A noi piace costruire barche tutte diverse l’una dall’altra. Per noi vuol dire lavorare su pezzi unici». Gli yacht Mangusta infatti sono fully custom. Ma su tecnologia e innovazione il cantiere guida il processo con lungimiranza e grande competenza. Lo dimostra la scelta dei motori a trasmissione Ips di Volvo Penta sul nuovo GranSport 33 e dei motori Mtu abbinati a idrogetti KaMeWa sulla linea Open, che hanno consentito di ridurre i consumi e diminuire gli spazi in sala macchine per lasciare più spazio alle zone armatoriali ed ai garage. «Ma poi c’è tutta la parte degli interni su cui l’armatore ha davvero carta bianca».

«Per ogni progetto partiamo dal foglio di carta bianca e facciamo l’imbarcazione secondo i desiderata dei nostri clienti».

Ma chi sono gli armatori di Mangusta? «Ne abbiamo di tutti i tipi. Tutti però sono esperti, conoscono il cantiere e ci scelgono». E cosa scelgono? Di sicuro l’expertise del Made in Italy. «Siamo dei grandi artigiani. Anche per questo la nostra filosofia non è fare grandi numeri, ma limitarci tra le sei e le dieci barche l’anno. Non vogliamo crescere o espanderci». Già, la famiglia Balducci ha le idee chiare: continuare a fare bene ciò che fa già. Al meglio. Senza mai rinunciare alla qualità. «La qualità produttiva che si può ottenere in Italia non ha nulla da invidiare a quella dei cantieri del nord Europa». In questo un gruppo come Overmarine si distingue da tante altre realtà imprenditoriali della nautica italiana che spesso, per competere con le più costose aziende del Nord Europa, abbassano i costi e anche la qualità dei prodotti offerti. «Noi preferiamo perdere delle vendite che abbassare il prezzo di ciò che offriamo. Perché è giusto valorizzare al meglio ciò che si fa».

Il gruppo Overmarine vanta oltre 190 mila metri quadrati di cantieri in Toscana tra Massa, Viareggio e Pisa.

Anche perché i risultati sono già semplicemente straordinari. Basta guardare alle novità di quest’anno come l’ammiraglia della linea Maxi Open, la quattordicesima unità dell’iconico Mangusta 165. Ma c’è anche il primo 104 Rev, innovativo modello della nuova era Mangusta Maxi Open inaugurato a maggio: un’imbarcazione veloce a idrogetti disegnata da Igor Lobanov. E poi c’è l’ammiraglia della linea dislocante Mangusta Oceano 50, firmata da Alberto Mancini, con scafo in acciaio e sovrastruttura in alluminio. Beh, non è poco per la coraggiosa mangusta Rikki-Tikki-Tavi.

(Overmarine, Rikki-Tikki-Tavi – Barchemagazine.com – Settembre 2021)