Nonino, once upon a time…

Un alambicco itinerante fu l’inizio di tutto. Quello che potrebbe sembrare il titolo di una fiaba per bambini in cui l’elemento magico è un carretto a due ruote, che trasporta vapori e profumi di un antico distillato, è solo il principio dell’appassionato viaggio di un’intera famiglia

by Francesca Portoghese – photo by Elio e Stefano Ciol ©, Giulia Iacolutti, Andrea di Lorenzo and TassottoeMax

A DIRE IL VERO, IN QUESTA STORIA L’ELEMENTO FIABESCO C’È E LA REALTÀ SI INCARICA DI SUPERARE LA FANTASIA raccontandoci una storia modernissima che si snoda attraverso la forza straripante dell’amore per una vita fatta di sfide, avventure, scommesse con il destino e traguardi illuminati. È la storia dei Nonino che ha inizio nel 1897 in Friuli Venezia Giulia, a Ronchi di Percoto, e che alterna sulla scena protagonisti dalle poliedriche personalità che conquistano l’eccellenza, alla ricerca di un’innovazione che si sposa con il rispetto della cultura del territorio e della sua tradizione identitaria. Fortemente legati ai cicli naturali dettati dalla terra, è solo con la loro lungimiranza che i Nonino hanno reso possibile la trasformazione della grappa da distillato grezzo, evocativo delle abitudini contadine del Friuli, a bevanda di culto, vero nettare per palati raffinati e seducente elisir per neofiti. 

Nonino

I Nonino hanno scritto una storia che ha pochi eguali nel Paese e se la loro grappa è conosciuta in tutto il mondo è grazie alla vorticosa ricerca di affermazione, alimentata dall’impetuoso orgoglio della coppia vincente di Giannola e Benito, fautori di un’ascesa inarrestabile, che ha coinvolto non solo azienda e famiglia ma tutto un indotto che ruota attorno ad un distillato, oggi eco di ciò che era in origine: “L’acqua di fuoco che ti bruciava anche la fame e ti dava coraggio per affrontare ogni fatica”. Queste parole del teologo David Maria Turoldo le pronuncia Giannola che mi accoglie con un poetico anticonformismo nel suo racconto. Insieme a lei, le figlie Antonella, responsabile dei mercati di Germania e Austria e Responsabile Comunicazione Istituzionale, del Premio Nonino e del Borgo Nonino; Cristina, Mastro Distillatore e Responsabile Commerciale e Marketing per il mercato italiano, ed Elisabetta, Responsabile dell’Amministrazione, del Personale e dei Mercati nordamericano e russo. 

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Borgo Nonino a Persereano - www.borgononino.it

«Ognuna di noi si porta dentro il ricordo dei viaggi in macchina con la mamma per raggiungere i viticoltori, dei colori delle vigne in autunno, dei profumi e dei rumori della distillazione. Siamo state nutrite dall’amore che i nostri genitori avevano per la grappa. Siamo nate per distillare». Cristina, Antonella ed Elisabetta Nonino

In questa squadra che, a parte il Mastro Distillatore e Mastro di Cantina Benito, è un coro tutto al femminile, c’è anche Francesca, figlia di Cristina e sesta generazione, Responsabile Social e Web. Gestendo la comunicazione dell’azienda, questa bellissima giovane donna punta ad alimentare uno spazio di condivisione in cui ci sia posto anche per il mondo antico del vero sapere, quello di suo nonno e della sua famiglia. “Dobbiamo aiutare il consumatore a riconoscere l’eccellenza e la qualità che derivano solo ed esclusivamente da una distillazione 100% con metodo artigianale”, mi dice. Francesca parla a tutte le generazioni attraverso un’immediatezza di linguaggio di cui Giannola è antesignana. Fu proprio lei, Giannola, innamorata di suo marito prima e poi anche del suo mestiere, ad intuire il potenziale della grappa e, con grande audacia sperimentale, a reclamare a gran voce il riscatto da tributare al lavoro di Benito, “il più grande conoscitore dell’arte della distillazione”. Amavano profondamente quel distillato, era parte della loro storia, e volevano farlo amare agli altri. “Devi mirare lontano per arrivare almeno vicino, diceva mio padre”, ed è ciò che Giannola ha fatto. Quella grappa, nata dalla certosina attenzione artigianale che Benito le dedica tuttora, con il suo carattere, la sua forza e sua personalità doveva essere nobilitata e mai più confinata a bevanda di seconda scelta.

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Nel 1998 Giannola Bulfoni Nonino è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Nel 2003 il Presidente Carlo Azeglio Ciampi consegnerà a Benito e Giannola il Premio Leonardo Qualità Italia: “Qualità assoluta, ricerca e innovazione caratterizzano un marchio che porta nel mondo innanzitutto il valore della famiglia e l’impegno nel lavoro. I Nonino sono riconosciuti i veri ambasciatori della grappa italiana nel mondo”. Nel 2006 Giannola sarà proclamata dall’Università di Udine Dottore Honoris Causa in Economia Aziendale. Nel 2019 riceverà anche il premio “Arte: Sostantivo Femminile”, riconosciuto a otto donne che rappresentano l’eccellenza all’interno della categoria in cui hanno dato il loro importante contributo.

La svolta arriva nel 1973 con la distillazione delle vinacce di un unico vitigno, raro e prezioso, il Picolit. Mera illusione o visionaria genialità? I fatti parlano da soli, una vera rivoluzione, ma gli inizi non furono facili. In tempo di vendemmia le vinacce, la materia prima alla base della produzione della grappa, venivano sempre mescolate, e separarle, come chiedevano i Nonino, era impresa non da poco. Le alleate di questo irrinunciabile progetto divennero le mogli dei viticoltori che con un compenso proposto da Giannola, di gran lunga superiore a quello pattuito, le consegnarono le vinacce del singolo vitigno.

Nel 2000 Cristina, Antonella ed Elisabetta creano Gioiello, un’acquavite ottenuta dalla distillazione del miele nelle tante varietà di gusti.
Data Room
Fatturato 2020: € 12.900.000
Azienda famigliare
Export 50% in 80 Paesi – Maggiori mercati esteri: Germania, Svizzera, Austria, Nord America (USA e Canada), Russia, Olanda, Spagna, Lussemburgo Belgio, UK. Ultimo Paese in cui hanno iniziato ad esportare, Cuba.
37 Collaboratori di cui 21 donne e 18 stagionali, in periodo di distillazione sono impegnati nella vendemmia d’annata.

Fu così che nacque la grappa Monovitigno®, un distillato che riusciva ad appagare lo spirito prima ancora che il gusto. Era la prima vera grande vittoria. Lo spiccato senso estetico di Giannola suggeriva di presentare la grappa in modo da rendere omaggio ad una vera opera d’arte della distillazione e attrarre il cliente, e Benito scelse un’ampolla da alchimista in vetro soffiato da 250 ml. Il tappo era argentato e le etichette, che riportavano fedelmente la tracciabilità del prodotto, erano numerate una per una e scritte a mano da Giannola. Una tradizione, questa, durata ben quindici anni. Il prezzo di una grappa così esclusiva, nata dalla distillazione con alambicchi in rame discontinui a vapore, non riuscì immediatamente a farsi largo nel mercato, ma con un’abilissima seppur ancora inconsapevole operazione di marketing, Giannola decise di regalare le ampolle ad eccellenti destinatari che “avrebbero saputo apprezzarla e comunicarla”. Ancora una volta, “la regina della grappa”, come la chiamava Gino Veronelli, maestro dell’enogastronomia italiana, ebbe ragione. Dopo un mese, l’Avvocato Gianni Agnelli ordinava quarantotto bottiglie e, su richiesta di Silvana Mangano, la grappa Nonino sbarcava a New York. Stava cominciando l’ascesa. Dopo la prima distillazione Monovitigno, a Ronchi di Percoto successe di tutto. 

Nel 2003 la Triennale di Milano dedica alla famiglia la mostra antologica “Storia di una Passione: Trent’anni di Monovitigno Nonino”.
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Nel lavoro dei Nonino la sperimentazione, sempre foriera di grandi successi, fu la chiave di volta. Quando pensarono di distillare le vinacce di altri vitigni autoctoni friulani, scoprirono che nell’ultimo censimento della Comunità Europea lo Schioppettino, insieme ad altri vitigni come il Ribolla Gialla o il Pignolo non erano stati inseriti nelle liste ufficiali. Fu in quel momento che Lady Dynamite, così il New York Times definì Giannola nel 2003, decise di istituire il Premio Nonino Risit D’Aur – Barbatella d’Oro. La prestigiosa carriera di questo premio internazionale è nota a tutti ma, agli inizi, quello fu lo stratagemma per preservare i vitigni friulani, vero e proprio laboratorio di biodiversità legato alla forte determinazione di conservare un’identità culturale e restare fedeli “all’attaccamento al territorio e a tutto ciò che esso offriva e che andava salvato, pena la perdita della nostra identità”, come Giannola sentiva sempre dire da suo padre. Chi avesse messo a dimora uno o più impianti di questi vitigni si sarebbe aggiudicato il premio, che all’epoca era di un milione di lire. Accanto a questo, anche un premio per la ricerca ampelografica e storiografica sui vitigni.

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Il premio Nonino
Nato per salvare i vitigni in via di estinzione e potente testimonianza dell’immenso rispetto che Giannola e Benito Nonino hanno per la terra, il Premio oggi aspetta di poter celebrare la sua quarantacinquesima edizione. “La vita del nostro esausto pianeta ci induce a meditare sui nostri doveri e sulle nostre responsabilità, ma soprattutto sui diritti delle generazioni che in futuro abiteranno la terra”: sono le parole di Ermanno Olmi che Giannola riporta in un video sul web a cui la famiglia affida l’annuncio della prossima edizione che, per via delle restrizioni legate alla pandemia, è slittata a sabato 29 gennaio 2022. La condivisione dei valori fondanti del Premio, che si identificano anche nella lotta per restituire ai giovani ciò che a loro manca “da anni e anni di dimenticanza dei doveri verso la terra”, non può prescindere da una vicinanza fisica che amplifica quella dello spirito perché il Premio è anche un momento di grande convivialità e condivisione che i Nonino hanno sempre organizzato in distilleria. Nella prestigiosa giuria, presieduta dal neuroscienziato portoghese Antonio Damasio, oltre ad Adonis, John Banville, Ulderico Bernardi, Peter Brook, Luca Cendali, Emmanuel Le Roy Ladurie, James Lovelock, Claudio Magris, Norman Manea ed Edgar Morin, per la nuova edizione si aggiungeranno anche l’architetto e scrittrice palestinese Suad Amiry e lo scrittore e filosofo Giorgio Agamben. Al Premio Nonino Risit d’Aur istituito nel 1975 si aggiunse il Premio Nonino di Letteratura, per valorizzare la permanente attualità della civiltà contadina che è rispetto per la terra, per le radici e per le persone. Nel 1984 arrivò il Premio Internazionale Nonino dedicato ad uno scrittore straniero pubblicato in Italia, e nel 1990 il Premio dedicato ad un Maestro del Nostro Tempo. Per ben cinque volte, il Premio ha anticipato il Nobel.
È successo con Rigoberta Menchú (Premio Speciale Nonino 1988 – Premio Nobel per la Pace 1992); V.S. Naipaul (Premio Internazionale Nonino 1993 – Nobel per la Letteratura 2001); Tomas Tranströmer (Premio Internazionale Nonino 2004 – Nobel per la Letteratura 2011); Mo Yan (Premio Internazionale Nonino 2005 – Nobel per la Letteratura 2012); Peter Higgs (Premio Nonino Maestro del Nostro Tempo 2013 – Nobel per la Fisica 2013).
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Le Cantine invecchiamento Nonino oggi custodiscono 2488 barriques e piccole botti per l’invecchiamento della Grappa.

Gli ostacoli non mancarono ma alla fine arrivarono le vittorie, sia per i candidati sia per Giannola e Benito: nel ’78, quei vitigni divennero tutti coltivabili in via sperimentale, due anni dopo autorizzati e nell’83 raccomandati. Adonis, poeta siriano e Premio Internazionale Nonino 1999, spiega bene il vero significato del Premio: “Il Premio Nonino è uno dei rari premi al mondo che celebra la poesia scritta dalla terra e, in particolare, la poesia scritta dalla linfa, dal sangue della vite”. Dalla data della rivoluzione della grappa ad oggi, l’innovazione, vero punto di forza dei Nonino, non ha mai smesso di condurre a mete ardite e indovinate.

Il 1984 è l’anno dell’Acquavite d’Uva ÙE®, elegantissimo distillato di uva intera, dedicato alla nuova generazione, tre splendide donne che, con la forza e la tenacia guadagnate dal rispetto della terra, si uniscono presto in questa impresa epocale. “La grappa – mi dice Antonella – è un membro della famiglia a tutti gli effetti”. Un messaggio che arriva forte anche dal ritratto di Oliviero Toscani in cui i cinque Nonino, con l’iconica ampolla, riescono a raccontare tutta la storia della grappa attraverso i loro sguardi. Perché questa è una famiglia che ci ha sempre messo la faccia, un valore aggiunto in un’epoca in cui un presuntuoso anonimato si arrampica sulla Torre di Babele di una comunicazione che scarseggia di empatia.

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L’eco della leggenda Nonino varca i confini e arriva oltreoceano ad occupare le pagine di giornali come il New York Times e l’International Herald Tribune, che nel 2003 dedicano alla famiglia Nonino il Saturday Profile.

Cristina, Antonella ed Elisabetta sono cresciute respirando il vapore che passa attraverso gli alambicchi. Ognuna ha la propria distilleria e la propria quota di alambicchi, e sono tutte tre abili nel riconoscere ogni fase del processo solo mettendo il naso in distilleria. L’eccellenza della grappa Nonino deriva dalla distillazione “di una materia prima che deve essere assecondata perché contiene la quintessenza dei sapori e dei profumi dell’uva che vogliamo portare nella grappa”, mi dice Cristina. Ed è un imperativo per i Nonino che le vinacce arrivino in distilleria appena svinate, con tutta la freschezza grondante del loro succo. Non devono essere torchiate troppo e, divise per vitigni, aspettano la distillazione fermentando per circa tre giorni nei tini in acciaio.

Il 27 gennaio 2020 i Nonino vincono il Wine Enthusiast Wine Star Awards, il più prestigioso premio internazionale di Wine&Spirit al mondo nel settore del vino e degli spiriti. La distilleria Nonino è la prima distilleria italiana e primo brand di grappa ad essere premiato nella sezione “Spirit Brand / Distiller of the Year 2019” – Distilleria dell’Anno.

Negli anni, i Nonino hanno osato tanto e i risultati sono sempre stati sorprendenti. Fino al loro avvento, la letteratura suggeriva di mettere all’invecchiamento solo distillati neutri, ma questo non ha fermato l’intelligenza creativa di Benito e Giannola. È così che sono nate, solo per citarne alcune, la fragolino e la moscato, in cui resta persistente il profumo del singolo vitigno d’origine, arricchito dall’invecchiamento naturale in barrique sotto sigillo e controllo dell’agenzia delle dogane e dei Monopoli. E con l’arrivo in azienda delle tre sorelle, il cammino verso l’innovazione non poteva che proseguire. Fortemente attratte dal fascino creativo della mixologia, tra le tante cose, hanno avviato prestigiose collaborazioni con bartender come Salvatore Calabrese, Simone Caporale e Alex Kratena. Accanto a questi, anche un altro nome, quello di Monica Berg, Premio Nonino Risit D’Aur Barbatella d’Oro nel 2018 e prima donna ad essere eletta miglior bartender del mondo. Con un prodotto come la grappa Nonino si riescono a sperimentare cocktail che conquistano con il loro perfetto equilibrio di eleganza e armonia, come con l’Amaro che fa parte della storia Nonino, un’antica ricetta del nonno Antonio, il padre di Benito, rivisitata dalla prima donna grappaiola, nonna Silvia. Un amaro a base di erbe e di frutti che ha dentro di sé i profumi e i sapori di diverse culture e tradizioni che unisce la Mitteleuropa e il Mediterraneo. In un momento storico come questo, mantenersi fedeli ad una distillazione artigianale può davvero definirsi un’impresa epica.

«In quello che facciamo, percepisco istintivamente le forti radici dei friulani. Le sofferenze del passato hanno condizionato il nostro Dna ad un fortissimo senso di appartenenza. Nostro padre ci insegna che la distillazione artigianale estrae l’anima della materia prima che deve essere perfetta per raggiungere una qualità d’eccellenza. I nostri fornitori di vinacce sono per il 95% del Friuli Venezia Giulia». Cristina Nonino

La grappa Nonino se ne va in giro per il mondo a raccontare un raro esempio di forza e determinazione che ci regala l’indiscussa certezza che, come dice Gino Veronelli, le grappe hanno l’anima dell’uomo che dà loro la vita. In questo caso, l’anima è quella di grandi persone davanti alle quali bisognerebbe inchinarsi, come fece Marcello Mastroianni nel foyer di un teatro a Parigi con Giannola, perché è grazie a loro che il nome del nostro Paese resta sinonimo di indiscutibile eccellenza.

(Nonino, once upon a time… – Barchemagazine.com – Settembre 2021)