Nel vortice della Rete, l’editoriale di Franco Michienzi

La vicenda di Perini Navi, che ho trattato nell’editoriale di marzo, ha generato una serie di riflessioni da parte dei miei lettori. Non mi sento portatore di alcuna verità, ho semplicemente fatto alcune riflessioni ad alta voce come un semplice cronista

by Francesco Michienzi

I SOCIAL NETWORK HANNO MUTATO L’UNIVERSO IN CUI TUTTI NOI VIVIAMO, trasformandolo in una casa di vetro e abbattendo il muro tra reale e virtuale. Il mio editoriale del mese di marzo ha suscitato uno strano dibattito, soprattutto nella rete.

Tralascio i complimenti per soffermarmi sulle critiche, alcune feroci, altre ironiche. Oggi abitiamo un’infosfera dove tutti sono interconnessi e interdipendenti, le informazioni sono accessibili, la comunicazione è immediata, i giudizi sono trasparenti. Gli individui e le istituzioni, le aziende e i media sono sullo stesso piano, tutti ugualmente e inevitabilmente sottoposti alla sentenza valoriale collettiva. Nessuno può più sfuggire a questo destino. Neppure noi vecchi dinosauri dell’informazione lenta e riflessiva.

In particolare, mi ha colpito la sollecitazione di un follower che lamenta il fatto che io perda tempo a parlare del fallimento di un’azienda senza parlare della vera notizia del mese rappresentata dalla joint venture tra il gruppo Ferretti e il cantiere Sanlorenzo. Un evento storico a suo dire. Io sono perfettamente d’accordo con lui. Infatti, è esattamente quello che auspicavo nel mio editoriale di marzo, scritto e andato in stampa prima di sapere di questa iniziativa dei due gruppi nautici italiani. Una bella operazione industriale che supera la legittima concorrenza tra imprese per avviare una collaborazione che potrebbe anche prefigurare nuovi scenari. Per ora però limitiamoci ai fatti concreti della nostra quotidianità.

O ancora di un altro lettore che lamenta che io non cito per nome i protagonisti per paura di perdere inserzionisti. A ben guardare, in questa vicenda, non ci sono inserzionisti da tutelare e se il maggior azionista di Perini Navi ha investito cento milioni di euro, presumo perdendoli, e di più non poteva fare, non si spiega perché la sua azienda sia fallita. Io ho solo ipotizzato che una delle ragioni principali potesse essere quella che il cantiere vendesse le sue imbarcazioni a prezzi tali da non consentire utili di bilancio nella gestione, generando e accumulando perdite tali da produrre un insanabile dissesto.

Il mio editoriale di marzo voleva accendere un faro sulla percezione che il mercato internazionale ha in generale sulla produzione italiana di superyacht.

Da anni scrivo che c’è bisogno di più sinergia sui temi di fondo che qualificano la nautica italiana e ho letto con grande piacere la notizia di questa joint venture tra le aziende gestite da Alberto Galassi e Massimo Perotti. Quanto a Perini, ci sarà un ricorso contro la sentenza di fallimento. Se il giudice valutasse il quadro d’insieme, potrebbe accogliere la domanda e consentire di risolvere nel modo migliore questa vicenda, visto il numero elevato di soggetti interessati al suo salvataggio. Vicende di questo genere intaccano a volte irrimediabilmente e ingiustamente la propria immagine.

Il libro di Daniele Chieffi “La reputazione ai tempi dell’infosfera”, edito da Feltrinelli, è un buon strumento per capire perché godere della stima altrui è da sempre un’aspirazione e una necessità di ogni essere umano. Oggigiorno “ciò che si dice di qualcuno” è in grado di determinarne il destino, non più solo degli individui, ma anche di istituzioni, aziende, organizzazioni, enti e media. La rete non ha filtri e spesso consente che si emettano giudizi ingiusti e i soggetti interessati si trovino senza strumenti per evitarlo. La rivoluzione digitale non è semplice innovazione tecnologica, ma una vera e profonda trasformazione sociale e della nostra realtà.

L’iniziativa di Alberto Galassi e Massimo Perotti ha il grande merito di disegnare un percorso nuovo e molto positivo per tutta la nautica italiana. Al di là di come andrà la vicenda Perini, si può legittimamente immaginare che possa essere il primo passo di un importante lavoro in rete d’impresa su molti aspetti per l’industria di questo settore.

La reputazione segue le regole psicologiche, cognitive e sociologiche dei gruppi umani, ma modificate e amplificate dalle dinamiche digitali. Ecco perché è fondamentale rifuggire dall’immediatezza del giudizio per avere un approccio più analitico di ogni situazione. Nella nautica sono rinati cantieri che solo per essere considerati brand iconici non hanno fatto fatica a recuperare il prestigio e la reputazione.

Fondamentale però è la memoria storica di chi fa informazione per poter distinguere tra i vari casi. Al mio lettore che si domanda perché un cantiere che ha perso cento milioni di euro è considerato prestigioso e mi chiede come deve essere definito un cantiere che invece, nello stesso periodo, ne ha guadagnati cento, posso solo dire che la risposta è complicata e non sempre il prestigio è legato al valore economico. L’immaterialità della reputazione è un elemento che quasi mai si può comprare. Agire correttamente con senso etico, onestamente e nel rispetto delle persone è certamente la strada giusta per essere un modello per gli altri che fanno il tuo stesso lavoro e ambiscono al tuo stesso successo.

(Nel vortice della Rete – Barchemagazine.com – Aprile 2021)