Neel Trimarans, l’importanza della sostenibilità

Materiali, processo produttivo e tipologia di barca. Cosa può fare già oggi un cantiere per limitare l’impatto ambientale della nautica da diporto?

by Niccolò Volpati – photo by Olivier Blanchet

È UN PERIODO IN CUI IL GREEN VA MOLTO DI MODA. Tutti, in qualche modo, siamo green. A questo proposito, il cantiere Neel con sede a La Rochelle, specializzato nella costruzione di trimarani, ha recentemente diffuso uno studio che fornisce molti spunti interessanti di riflessione.  La premessa è d’obbligo e assolutamente condivisibile: oggi la barca green non esiste. Può diventare un obiettivo, magari a breve termine, ma le attuali tecnologie non permettono di costruire barche a impatto zero. Questo però non deve diventare un alibi. Molte cose si possono fare per evitare di compromettere le possibilità delle generazioni future. Forse, come fa il cantiere francese, è bene intendersi sul significato delle parole. Piuttosto che green, è più corretto parlare di sostenibilità.

Neel Trimarans
Neel 47

Ridurre il peso di una barca serve per diminuire la potenza dei motori. Minori consumi, significa concretamente meno CO² nell’atmosfera.

Green vuol dire tutto e niente e come esempio basti citare la benzina “verde”, che potrebbe passare per ecologica visto il nome che le hanno dato, ma sempre di benzina si tratta. Il “green”, infatti, può racchiudere quello che si definisce oggi “greenwashing”, ovvero un’operazione di marketing per darsi un’aurea da ecofriendly. La sostenibilità, invece, è cercare di arrivare a una produzione che non impatti negativamente sull’ambiente. È cercare di ridurre il più possibile l’impatto anche nella produzione di barche, senza operazioni di facciata. L’impegno che Neel ha preso per una barca sostenibile inizia dal peso. Una barca pesante ha bisogno di un motore più potente per raggiungere una determinata prestazione. Anche se parliamo di trimarani a vela, si tratta di modelli da crociera forniti di motore ausiliario. Più la barca è leggera, meno cavalli ci vorranno per spostarla, riducendo così il consumo di gasolio e le relative emissioni.

Neel Trimarans
Leen 56
Neel Trimarans
Leen 56
Ormai quasi tutti i cantieri che costruiscono barche a vela si dedicano anche ai modelli a motore e Neel non fa eccezione. L’intenzione è seria, tanto che ha creato un vero e proprio brand. È una specie di brand palindromo, nel senso che basta leggere Neel al contrario per ottenerlo. Il primo modello, infatti, si chiama Leen 56. Quello che non cambia, ancorché si tratti di un modello a motore, è il numero di scafi. Il Leen 56 è rigorosamente un trimarano, misura 17,10 metri di lunghezza fuori tutto e il baglio è di 8,25 metri. Molta l’autonomia, visto che la capacità del serbatoio è di 3.000 litri e il motore è di 210 cavalli. Coerentemente con il tentativo di realizzare modelli di barche sostenibili, il propulsore scelto dal cantiere è ibrido. Il Leen 56 è il primo trimarano a motore del cantiere di La Rochelle, ma è già previsto un fratello maggiore. Il prossimo, infatti, sarà il Leen 72.
Neel Trimarans
Leen 72

Le resine sono in rapida evoluzione. Esistono già soluzioni in parte realizzate con materiale organico oppure con plastica riciclata.

Rispetto ad altri modelli di catamarani a vela di dimensioni simili, Neel arriva a pesare fino al 50% in meno che, in termini di consumo di gasolio, significa dal 44 al 57% in meno. Un litro di gasolio pesa 835 grammi e il diesel contiene l’86,2% di carbonio. Il conto è presto fatto: ogni litro di gasolio contiene 720 grammi di CO². Contenere il peso di una barca a vela non è utile solo per poterla muovere con un motore meno potente, ma anche per navigare più spesso a vela. Secondo le statistiche nazionali francesi, è sempre il documento di Neel a ricordarcelo, i diportisti transalpini navigano per il 25% dei casi con un vento inferiore ai dieci nodi. Di conseguenza, se la barca è leggera potrà farlo a vela, diversamente dovrà accendere il motore con le conseguenze del caso.

La sostenibilità comunque non è solo legata alla propulsione. Ancora troppo poca attenzione si presta ai materiali e alla loro capacità di essere riciclati. La vetroresina da questo punto di vista non è un materiale virtuoso e altri sono allo studio con la speranza, come ha recentemente fatto il cantiere Amer di Sanremo, di poter essere sempre più impiegati nella nautica da diporto. Nell’attesa, Neel Trimarans ha scelto un gelcoat a basso contenuto di stirene. 

Neel Trimarans
Neel 51

Anche il processo produttivo può diventare più virtuoso. L’infusione può ridurre quasi del tutto gli scarti di lavorazione e riciclare i materiali come il sacco per il sottovuoto.

Neel Trimarans

Che cos’è lo stirene? È un idrocarburo che ha una grande capacità a polimerizzare e cioè, in parole semplici, viene utilizzato per rendere il gelcoat più fluido. Il cantiere utilizza resine isoftaliche progettate per l’infusione sottovuoto, ma questa tecnica necessita appunto di un gelcoat fluido e lo stirene è quella sostanza che dà alla resina questa caratteristica. Lo stirene è anche potenzialmente cancerogeno quindi non fa bene né all’ambiente, né ai lavoratori del cantiere. Ridurne la quantità significa minimizzare i rischi per la salute di chi lavora in cantiere. Lo stesso hanno fatto per tutte le altre sostanze chimiche tossiche o pericolose che sono state escluse da qualsiasi processo di lavorazione. Inoltre, Neel Trimarans ha scelto il processo di iniezione che è un processo di laminazione a stampaggio chiuso, così lo stirene non fuoriesce durante la lavorazione.

Il cantiere di La Rochelle, in questi anni, ha dedicato molta attenzione alle resine. Ne utilizza una epossidica, per il 56% a base biologica, realizzata in collaborazione con Sicomin. È ottenuta da rifiuti alimentari e la stanno utilizzando per le paratie del Neel 43. Esistono poi delle resine PET prodotte in collaborazione con Ineos che verranno testate nel corso di tutto il 2021. Un barile di resina PET da 220 kg equivale a 1.800 bottiglie di plastica riciclata. L’anima in PET è un tipo di schiuma riciclabile a cellule chiuse con ottime proprietà meccaniche, eccellente resistenza al fuoco e all’invecchiamento. Il cantiere conta di utilizzarle sempre di più andando a sostituire quelle in PVC che invece sono poco sostenibili.

Neel Trimarans
Neel 65

Per tutelare la salute di chi lavora in cantiere, Neel Trimarans ha adottato un sistema con iniezione a circuito chiuso, in modo da evitare il contatto con lo stirene contenuto nelle resine.

Già nel 2018 Neel Trimarans ha utilizzato il 20% di schiuma in PET per la produzione del Neel 47 e nel 2020 il Leen 56 è stato interamente realizzato in schiuma PET. E infine, la sostenibilità ambientale si raggiunge anche modificando, almeno in parte, il processo produttivo. Le barche sono sempre realizzate in infusione, ma si tratta di una sorta di infusione 2.0. È un processo che esiste da diversi anni e la tecnologia più recente ha permesso di ridurre drasticamente gli sprechi. Il costo dei materiali di consumo si riduce del 57%, la quantità di resina persa scende del 50% e il peso dei rifiuti segna un meno 15%. E anche questo influisce per ottenere la barca sostenibile.

(Neel Trimarans, l’importanza della sostenibilità – Barchemagazine.com – Giugno 2021)