Mercury V12 Verado 600, primus inter pares

È il più potente, il primo fuoribordo con due marce e il piede sterzante: per capire quali vantaggi offre e a chi si rivolge, abbiamo incontrato Alessandro Conti, country manager di Mercury Italia

by Niccolò Volpati – photo by Andrea Muscatello

«Io l’ho saputo due anni prima del lancio che Mercury stava lavorando al Verado 600, quindi è ragionevole immaginare che ci siano voluti almeno tre o quattro anni di lavoro per arrivare al risultato finale». Un nuovo motore fuoribordo non si realizza dalla sera alla mattina, è ovvio, e Mercury ha l’abitudine di realizzare dei focus group per decidere quale direzione prendere. Sfrutta la sua grande rete di concessionari a livello mondiale e la notevole quantità di clienti per capire cosa hanno bisogno gli armatori. Bisogna saper prevedere, con molto anticipo, dove andrà il mercato e sviluppare di conseguenza il prodotto più confacente alle future esigenze.

Stefano Arrigoni

«Non siamo preoccupati dal punto di vista tecnico perché quell’esperienza non ci manca di certo, ma abbiamo dovuto fare un salto di qualità per quanto concerne l’assistenza. Con il V12 non si tratta solo di installare, trovare la giusta altezza sullo specchio, scegliere l’elica e tarare il motore. La vendita avviene soprattutto ai cantieri per barche nuove e, infatti, già sono all’opera per un 55’ e un 58’, e l’assistenza è a 360°. Mercury diventa a tutti gli effetti un consulente globale per il cantiere. Si tratta di scegliere le batterie, il caricabatterie, il partitore di carica, come e cosa montare in plancia, se utilizzare il VesselView oppure rimandare tutto al plotter principale».
Stefano Arrigoni

E da uno di questi focus group dev’essere emerso con forza che ci sono molti armatori che avrebbero voluto un fuoribordo per la loro barca, ma che non potevano sceglierlo perché non ne esistevano di abbastanza potenti. Il V12 600 hp nasce proprio per questo, ma attenzione, al di là delle apparenze, racchiude una quantità di innovazioni destinate a modificare la nautica da diporto, perlomeno quella da 40 a 70 piedi. 

«All’inizio tutti sono rimasti ammaliati dal numero 600, poi hanno compreso tutte le altre caratteristiche e forse oggi è più corretto identificare questo nuovo fuoribordo come il V12 di Mercury», afferma Conti. E forse, potremmo aggiungere noi, il primo V12 di Mercury.

LA PRESENZA DI PIEDI STERZANTI CON LE CALANDRE FISSE, CONSENTONO DI COLLOCARE I MOTORI A POCHISSIMI CENTIMETRI DI DISTANZA UNO DALL’ALTRO. ANCHE SE LO SPECCHIO NON È LARGHISSIMO, NON È DIFFICILE IMMAGINARE TRIPLE O QUADRUPLE INSTALLAZIONI.

Il progetto ha un obiettivo preciso: offrire la possibilità a barche da 40 a 70 piedi di utilizzare il fuoribordo. È un motore fatto per aprirsi a una nuova fetta di mercato molto attiva. Infatti sono tanti, in Europa così come Oltreoceano, i walkaround di 50 o 60 piedi. Fino a ieri, i cantieri avevano la possibilità di scegliere tra piedi poppieri, linea d’asse o pod azimutali come gli Ips di Volvo. Da oggi esiste anche l’opzione fuoribordo. Lo abbiamo capito anche dalle impressioni che abbiamo ricavato dai test. 

Mercury V12 Verado 600
Paolo Gornati

«Brunswick fornisce un’assistenza specializzata per questo motore nata anche dal feedback dei primi armatori e da uno studio di Mercury per la corretta installazione in base alle caratteristiche della barca. Inoltre, nonostante Mercury Italia possa contare su una vastissima rete di concessionari e officine autorizzate, è in programma anche un’assistenza itinerante in grado di rispondere a qualsiasi richiesta, ovunque ci si trovi, in pochissimo tempo. Quando ci si rivolge ad armatori che hanno barche più grandi, costose e complesse, anche l’asticella della qualità dell’assistenza, deve crescere di conseguenza». Paolo Gornati

In poche settimane, tra il Salone di Genova e i trials organizzati da Mercury sul Lago di Garda, abbiamo avuto modo di provare la coppia di V12 Verado 600 hp su due gommoni, il Mar.Co 36 e il Nuova Jolly Prince 43, oltre al Key Largo 40 di Sessa Marine. E la sensazione è proprio quella di un fuoribordo nato per una barca pesante, non tanto per un gommone leggero che sfreccia alla massima velocità. Per questi, la cosa migliore è probabilmente un’installazione multipla con i 450R. Intendiamoci, non è che il Verado 600 vada male, ma la caratteristica che più mi ha colpito non è la velocità di punta. Per prima cosa è un motore che ha tanta coppia. È una coppia fatta per spostare pesi, non tanto per accelerazioni brucianti. Una cosa non esclude l’altra, ma la sensazione è che sia stato progettato proprio per far uscire il più in fretta possibile lo scafo dall’acqua, anche se la barca è relativamente pesante.

La manutenzione ordinaria è estremamente facile perché non serve alare la barca. Lo sportello sopra la calandra permette di accedere a tutto ciò che va periodicamente controllato.

È il primo fuoribordo con due marce e mi hanno spiegato che il passaggio tra la prima e la seconda non si sente. E posso confermare che è davvero così. Ci siamo messi in quattro con l’orecchio teso e concentrati per cercare di avvertire uno “strappo”, ma niente. Eppure Andrea Carniti di Mercury che ci accompagnava durante la prova ci aveva anche detto più o meno a quanti giri motore ci sarebbe stato il passaggio tra la prima e la seconda. Niente, tutto davvero fluido, quasi inavvertibile. Forse ce ne si accorge un po’ di più quando decelera, passando dalla seconda alla prima. In ogni caso, la mia auto che ha il cambio automatico, dà dei colpi che il Verado non si sogna nemmeno quando abbassi la manetta fino a fine corsa.

E poi c’è la silenziosità. Rumore praticamente nullo e soprattutto niente vibrazioni. Merito anche dell’architettura, perché, come sappiamo, i multipli di sei tendono ad abbattere rumore e vibrazioni e anche se non sono mai stato forte in matematica, riesco a capire che 12 cilindri significa 6 per 2. Matematica a parte, quello che colpisce è che si può chiacchierare amabilmente a 50 nodi e se corro indietro con la memoria, parecchio indietro, cioè a circa 40 anni fa quando andavo in gommone con mio padre, ricordo che bastava un 25 cv due tempi per impedirci di comunicare. Nonostante fossimo uno davanti all’altro su un battello di 4 metri e 20 di lunghezza, si doveva urlare o comunicare a gesti. Oggi, invece, con 1.200 cv attaccati allo specchio di poppa, si parla come se fossimo in salotto. 

VERADO 600 HP
CILINDRATA
7,6 l
CILINDRI
12 a V
REGIME DI ROTAZIONE
5600-6400 giri/minuto
RAPPORTO DI RIDUZIONE
2,50:1
PESO A SECCO
572 kg

Ovviamente si tratta di un salotto protetto da un robusto parabrezza, come mi è capitato a bordo del Prince 43 di Nuova Jolly, ma V12 Verado 600 è primus inter pares anche perché è il primo fuoribordo ad avere il piede sterzante. Che significa? Che la calandra rimane lì dov’è e infatti si possono anche montare due propulsori a pochissimi centimetri uno dall’altro. Quello che ruota è la parte immersa nell’acqua, e, inoltre, i piedi non ruotano nemmeno simmetricamente, ma possono avere angolature differenti. In questo modo, la manovrabilità ai bassi regimi con il joystick è incredibile, del tutto simile a quella che si ha con una coppia di Ips.

Si aggiornano anche gli strumenti che si montano in plancia. Le nuove manette elettroniche avranno anche un display digitale da 4 pollici con le informazioni come regolazione del trim o angolo di barra. Così sul plotter principale si potranno rimandare tutti gli altri dati del motore. Il vantaggio è che si potrà evitare l’ingombro di un display apposta per il motore.

Angolo diverso dei piedi significa che anche la virata è ottimizzata perché il piede esterno ha un angolo maggiore rispetto a quello più interno, e così la barca vira strettissimo, anche a velocità sostenuta. Si vira in pochi metri, anzi, se devo dirla tutta, per i miei gusti, perfino troppo. È consigliabile lavorare su una sorta di autolimitazione perché una virata strettissima a 50 nodi rischia di far decollare fuori dal pozzetto anche tutti i passeggeri. Infine, ci sono i consumi.

La logica vorrebbe che a tanta potenza corrispondessero consumi elevati e invece è il contrario. Tutti i nuovi fuoribordo hanno consumi ridotti, ma se ci soffermiamo a pensare quale sia stata l’evoluzione nel giro di pochi anni, il paragone è incredibile. Una decina di anni fa, se spingevi al massimo un 250 cv superavi in scioltezza i cento litri/ora. Oggi lo stesso consumo si ha con un motore da 600 cv. In definitiva, questo fuoribordo più che “primus inter pares” mi sembra “primus super pares” perché è arrivato lì dove altri ancora non si sono nemmeno affacciati. Comfort di guida, facilità di conduzione e manovra, tanta spinta per planare facilmente, bassi consumi, pochissime vibrazioni e rumore; V12 Verado 600 hp è un motore ideale per barche da 40 a 70 piedi che fino a ieri dovevano rinunciare ad avere una motorizzazione fuoribordo.

(Mercury V12 Verado 600, primus inter pares – Barchemagazine.com – Gennaio 2022)