L’Araba Fenice, l’editoriale di Franco Michienzi

Le crisi, per quanto negative e talvolta drammatiche, hanno in sé anche qualcosa di positivo, il seme di un cambiamento che può essere favorevole e che può portare a una società migliore. Il caso di Perini Navi 

by Francesco Michienzi

Alla fine la prudenza ha preso il sopravvento e il Salone Nautico Internazionale di Düsseldorf non si è svolto. Un vero peccato. Tuttavia, abbiamo imparato che non stiamo vivendo una situazione passeggera dove basterà attendere perché tutto torni al suo posto. Come altre crisi, anche questa determinerà nuovi scenari.

È difficile credere che il futuro ci riservi un ritorno al business come prima che le nostre vite andassero incontro a profondi cambiamenti, così come nei processi produttivi e nelle relazioni internazionali. A profilarsi è ormai un vero e proprio “nuovo mondo”. Ciò però non significa che il nostro sistema economico sarà radicalmente diverso dal precedente dove alcuni trend, come la transizione digitale e quella ecologica, erano già ben visibili da tempo. 

PER RISORGERE A NUOVA VITA COME L’ARABA FENICE OGNUNO DI NOI DEVE FARE LA SUA PARTE E SE LA CULTURA E LA CONOSCENZA NON ENTRANO NELLA FILOSOFIA DEL CAMBIAMENTO, NON RIPARTONO L’ECONOMIA, IL LAVORO, LE RELAZIONI E L’UOMO.

Se ci limitiamo al settore nautico, partendo dalla situazione attuale, è doveroso domandarsi quali sono le principali sfide di breve periodo e quali invece quelle di medio-lungo termine. Il tema è ampio, in queste pagine possiamo solo citare qualche idea per sommi capi per poi approfondirle successivamente. La transizione ecologica non riguarda solo le propulsioni, che dovranno essere più efficienti o completamente diverse, ma considera, soprattutto, l’insieme del processo di produzione di una barca che deve proiettarsi verso una realtà dove i materiali sono riciclati e i prodotti riutilizzabili.

La sostenibilità deve diventare una visione concreta di un futuro tutto da ripensare. Si devono costruire barche ottimizzate per cicli chiusi dei materiali con l’obiettivo di raggiungere l’uso del cento per cento di prodotti riciclati. Il presupposto per la realizzazione di questo processo passa da un modo nuovo di progettare e disegnare. La transizione digitale è strettamente legata alla dimensione delle aziende ancora troppo piccole per mettere in atto processi rivoluzionari di produzione e organizzazione del lavoro. I tentativi fatti anche da Confindustria Nautica di mettere in rete le aziende non hanno prodotto grandi risultati. A parte qualche caso virtuoso, come quello di Pirelli/Tecnorib e Sacs che hanno dato vita a una nuova società per mettere a sistema i loro punti di forza, non ci sembra si siano sviluppate altre situazioni.

L’individualismo dell’imprenditore italiano è ancora troppo pregnante. Ci si affida al mercato con le sue regole, scritte nella pietra, dove le acquisizioni e le fusioni si fanno solo a seguito di dissesti e fallimenti come quello di Perini Navi. Uno dei marchi più prestigiosi della nautica italiana che è un po’ come l’Araba Fenice, l’uccello leggendario presente in molti miti dei popoli antichi che, dopo la morte, risorge dalle proprie ceneri. Una rinascita dovuta al coraggio e alla visione di Giovanni Costantino, Ceo di The Italian Sea Group, che si è aggiudicato all’asta, indetta dal tribunale di Lucca, la Perini Navi per 80 milioni di euro.

Avevo valutato senza il dovuto approfondimento la strategia imprenditoriale di Costantino, quando decise di portare il suo Gruppo a quotarsi alla Borsa di Milano, immaginando la stessa sorte raccontata da altre vicende simili di una decina di anni fa. Costantino non ha speso i soldi ricavati dal mercato per un aereo privato, un elicottero e un superattico a Londra, ma li ha investiti in un progetto di grande respiro industriale acquisendo strutture produttive e un marchio che ha mantenuto intatto il suo valore. Inoltre, con questa operazione ha reso tutto il suo Gruppo ancora più competitivo.

QUELLA NAUTICA PUÒ ESSERE UNA COMUNITÀ SOLO QUANDO PRESTA ATTENZIONE A TUTTI I SUOI MEMBRI, NON SOLO A QUELLI PIÙ FORTI O PIÙ POTENTI, MA SOPRATTUTTO A TUTTE LE AZIENDE PIÙ PICCOLE E MENO STRUTTURATE.

Perini rinasce dalle sue ceneri per ritornare a produrre splendide navi a vela, non grazie alle proprie risorse e alla propria volontà che nulla hanno potuto fare di fronte alla tempesta degli eventi, come si racconta nel mito dell’Araba Fenice, ma grazie agli investimenti di un imprenditore che ne ha capito la valenza a cui non resta che ricostruire il tessuto di valori che tanti uomini e donne hanno realizzato negli anni per portare al successo l’azienda di Viareggio e che sono patrimonio di tutta l’industria nautica italiana.

(L’Araba Fenice – Barchemagazine.com – Febbraio 2022)