L’anno che verrà, l’editoriale di Franco Michienzi

Per l’industria nautica italiana si chiude un anno molto positivo. Per il futuro sarà utile analizzare a fondo tutte le incognite che abbiamo di fronte

by Francesco Michienzi

“Caro amico, ti scrivo, così mi distraggo un po’. E siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò. Da quando sei partito c’è una grossa novità. L’anno vecchio è finito, ormai. Ma qualcosa ancora qui non va…”. Quest’anno molto particolare e impegnativo è terminato. Per raccontarlo in estrema sintesi abbiamo preso in prestito le parole del grande cantautore Lucio Dalla. Per l’industria nautica italiana è stato un anno assolutamente positivo. In un quadro internazionale di assoluta incertezza i dati macroeconomici del settore hanno fatto registrare numeri sostanzialmente in crescita. Per certi versi è stato un anno indimenticabile, vissuto sull’onda di una richiesta di barche italiane ancora importante. 

Ma cosa ancora non va? L’insieme del settore dei grandi yacht, di cui l’Italia detiene circa il 50 per cento del fatturato complessivo, registra vendite nel mondo di navi da diporto nuove e usate, nei primi nove mesi del 2023, di circa 300 superyacht; erano 400 nel 2022 e 550 nel 2021. Il fatturato nel 2023 è stato di circa 4,4 miliardi di euro rispetto ai 4,7 miliardi del 2022 e ai 5,9 miliardi del 2021. Non tutti gli analisti sono concordi con questi dati, alcuni operatori del settore charter e brokerage dichiarano una perdita di fatturato di circa il 30 per cento. L’impressione di un trend che sta cambiando l’ho vissuta personalmente in occasione degli ultimi saloni nautici internazionali. Sia in Europa, sia negli Stati Uniti si sono palesati alcuni segnali che è bene indagare a fondo. L’effetto post pandemico, che ha portato nel settore nuovi armatori, si sta progressivamente esaurendo. Il numero di superyacht destinato al noleggio è cresciuto in maniera superiore rispetto alla crescita del mercato e l’offerta del numero di imbarcazioni usate sta aumentando considerevolmente. Potrebbe sembrare una contraddizione se confrontata alla positività dei dati italiani. 

Italian yachting industry

Sempre prendendo a prestito il mitico Dalla mi viene da dire che “…Si sta senza parlare per intere settimane. E a quelli che hanno niente da dire. Del tempo ne rimane. Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione. E tutti quanti stiamo già aspettando. Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno…”. Purtroppo, non sarà tre volte Natale, non si starà senza parlare per intere settimane, si dicono troppe cose, spesso in contraddizione tra loro, ognuno come gli pare, secondo quello che conviene dichiarare. Tutti stiamo già aspettando una rivoluzione, ma nessuno la vuole fare. Una proposta potrebbe essere quella di credere di più nell’idea di made in Italy, portando da noi, nel nostro salone nautico, i potenziali armatori, invece di portare gli yacht nei loro mercati, con i costi che tutto questo comporta. Pensate a come sarebbero stati i saloni nautici dell’ultimo periodo senza le barche italiane. Decisamente più poveri e molto meno interessanti. L’individualismo, tipico del genio italiano, non permette di trovare una strategia comune per attuare una simile rivoluzione. Ma una riflessione sarebbe utile. Si potrebbe studiare una politica di partecipazione comune con costi ridotti. Andate a vedere nei bilanci dei cantieri cosa comporta la spesa per la partecipazione ai saloni nautici in giro per il mondo. Potrebbe essere l’occasione per tracciare le nuove prospettive di un comparto fondamentale per l’export nazionale in un momento delicato per i mercati internazionali, che cerca risposte concrete in questa epoca di crisi geopolitiche di varia natura. 

industria nautica Italian yachting industry

COSA SAREBBERO I SALONI NAUTICI INTERNAZIONALI A TUTTE LE LATITUDINI SENZA LE BARCHE ITALIANE? DECISAMENTE PIÙ POVERI E MOLTO MENO INTERESSANTI.

La percezione dell’Italia e del made in Italy nel mondo è altissima. Il nostro brand rappresenta tutto ciò che è associabile al suo modo di vivere, alla sua storia, alle sue radici culturali. La vocazione manifatturiera italiana è talmente apprezzata nel mondo da far considerare il made in Italy uno dei brand più importanti a livello globale. Per questa ragione la competizione non dovrebbe essere tra cantieri che sono legati tutti dalla stessa filiera di subfornitura, fatta da eccellenti piccole e medie imprese artigianali e industriali. A questo punto il mitico Lucio Dalla direbbe che “E senza grandi disturbi qualcuno sparirà. Saranno forse i troppo furbi. E i cretini di ogni età…”. Certo che i furbi e i cretini non mancano mai. “Vedi caro amico cosa si deve inventare. Per poter riderci sopra. Per continuare a sperare. E se quest’anno poi passasse in un istante. Vedi amico mio come diventa importante che in questo istante ci sia anch’io. L’anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando, è questa la novità…” .

Il nostro Presidente del Consiglio ha dichiarato: «Il mondo delle imprese, che sono le vere uniche creatrici, insieme ai loro lavoratori, di ricchezza e lo Stato, qualsiasi Stato che voglia avere delle risorse da redistribuire, deve favorire e sostenere la creazione di quella ricchezza. Noi stiamo tentando di farlo perché serve un ecosistema che sia favorevole al mondo della produzione: tasse giuste, una giustizia efficiente, una burocrazia che sia al servizio dei cittadini e che non pretenda che i cittadini siano al suo servizio. La prima di queste riforme è già sul tavolo, è la delega per la riforma fiscale, una delega con la quale noi ci poniamo l’obiettivo di abbassare la pressione fiscale con attenzione anche alle imprese e al mondo del lavoro, perché uno degli obiettivi che si dà la delega fiscale è quello di abbassare l’Ires, a patto che quello che si risparmia venga investito in innovazione o in posti di lavoro».

LA VOCAZIONE MANIFATTURIERA ITALIANA È TALMENTE APPREZZATA NEL MONDO DA FAR CONSIDERARE IL MADE IN ITALY UNO DEI BRAND PIÙ IMPORTANTI A LIVELLO GLOBALE.

industria nautica Italian yachting industry

La novità è che nulla cambierà, ma non dobbiamo rinunciare a sperarlo. Abbiamo imparato che si può riprogettare un domani già scritto per traghettarlo nel futuro, che si può vincere la partita della modernità e della sostenibilità quando tutto il sistema rimane coeso, che si possono immaginare e utilizzare nuovi contenuti per generare conoscenza, crescita, valore. Dobbiamo ringraziare tutte le aziende dell’industria nautica italiana che si sono messe in gioco con impegno. Io nel mio piccolo continuerò a credere che qualcosa cambierà.

(L’anno che verrà – Barchemagazine.com – Dicembre 2023)