L’amore necessario, l’editoriale di Franco Michienzi

L’amore è la forza che muove il mondo in contrapposizione con l’avidità degli esseri umani. La lezione di Adriano Olivetti

by Francesco Michienzi

Ho sempre pensato che l’amore fosse il sentimento più forte tra gli esseri umani. C’è un passo nel libro di Marcello Veneziani, L’amore necessario. La forza che muove il mondo, edito da Marsilio, su cui si potrebbe discutere a lungo. “La forza d’amare è la linfa necessaria per rinascere, fondare le comunità e salvarsi dall’annientamento. Un atto di fiducia che ci libera dalla gabbia dell’io e dall’odio. Un atto di ribellione al buio e al freddo, all’arido e all’acido che ci assedia fuori e ci divora dentro. Un viaggio di vita e di pensiero nelle forme intime e universali dell’amore”. Veneziani riflette sul posto dell’amore al tempo dell’intelligenza artificiale. Ci costringe a scavare nel nostro intimo per comprendere dove ci troviamo davvero in questo momento storico. Personalmente sono arrivato a pensare che l’amore non sia più un sentimento sufficiente per affrontare la nostra esistenza. L’avidità degli uomini è sempre più pervasiva e dominante da non lasciare spazio a null’altro. Qualche settimana fa ho visto un servizio sulla crisi dell’industria automobilistica italiana e mi ha colpito la motivazione principale di questa crisi. La necessità di delocalizzare per contenere i costi del personale e avere margini di profitto sufficienti a remunerare gli azionisti. Sono gli effetti di una politica industriale non certamente ispirata dall’amore, ma dall’avidità, fonte inesauribile di sofferenza personale e sociale che riduce gli esseri umani più fragili a merce.

L’amore necessario. La forza che muove il mondo è un libro di Marcello Veneziani dedicato alla forza che anima la vita e muove il mondo. Non è un saggio sull’amore romantico, sulla coppia, sull’eros, ma un viaggio nelle varie forme dell’amore che coinvolgono corpi, anime e menti e muovono uomini, animali e forze della natura.

Ripenso alle parole di Adriano Olivetti «La nostra speranza consiste in una vita in cui la lotta non sia per il denaro e per il potere, ma in uno sforzo per il bene della Comunità, per la vita e l’affermazione dei suoi figli migliori, nella costruzione di una autentica civiltà. E ciascun uomo saprà di essere parte di un corpo più grande di lui». Quella di Olivetti è una parabola che parte dalla fabbrica, ma che finisce per allargare lo sguardo all’intero mondo produttivo, ai rapporti tra datori di lavoro e lavoratori, fino ad abbracciare l’intera società, Olivetti proponeva un’idea di comunità che è sintesi di lavoro, arte, cultura, pensiero ma che soprattutto è orientata allo sviluppo della persona, nella sua duplice natura di soggetto con sogni e aspirazioni, ma anche membro attivo di una comunità, all’interno della quale si intrecciano relazioni, dinamiche e rapporti, tutti tesi allo sviluppo di un bene comune. Quello a cui assistiamo oggi è la bramosia che annichilisce lo spirito, annienta le pulsioni umane più elementari, creando intorno a sé un mondo povero, deprivato di passione, sentimento, amore. Non si tratta di un elemento nuovo della nostra società, ma oggi più che mai ci costringe a fare i conti con quello che potrebbe essere il nostro futuro. Noi ci occupiamo di mezzi costruiti per dare felicità a chi li possiede. Ci occupiamo anche di chi li realizza, di chi li commercializza e di chi ne regola il contesto.

IL PENSIERO DI ADRIANO OLIVETTI È ASSOLUTAMENTE CONTEMPORANEO. LA SUA PROSPETTIVA E IL SUO SGUARDO ERANO SEMPRE RIVOLTI AL CUORE DELL’UOMO, AL SUO SPIRITO, ALLE SUE URGENTI NECESSITÀ, ALLE SUE ASPIRAZIONI E AI SUOI SOGNI. 

La delocalizzazione per la nautica è nella maggior parte dei casi antieconomica e per alimentare i margini di profitto non resta che agire sulla catena dei fornitori e sul cliente finale. Abbiamo assistito a numerose operazioni di assorbimento di piccole aziende, che non hanno avuto i mezzi e le agevolazioni per un’innovazione continua capace di farle stare sul mercato. Abbiamo assistito all’impossibilità, da parte di una sempre più ampia fetta di utenti, di poter acquistare una barca o un gommone, visti i costi dei servizi e dei prodotti della fascia di ingresso nel mercato nautico. Mi direte che sono le regole del gioco, ideate solo per coloro che hanno i mezzi e le possibilità per giocare. Concordo solo parzialmente con questo perché in questo modo si assisterà in poco tempo alla distruzione di un tessuto produttivo di grande valore. Sapete quante barche e gommoni, sotto i 10 metri di lunghezza, sono stati venduti in Italia negli ultimi 6 mesi? Un numero particolarmente esiguo. Ci sono cantieri che non hanno venduto neanche un pezzo. Un tema che andrebbe affrontato dai nostri governanti con un po’ di lungimiranza. Voi siete sicuri che i nostri legislatori siano in grado di farlo? Sono troppo presi dalle baruffe chiozzotte, di goldoniana memoria, delle loro vicende elettorali. Ogni giorno si preoccupano di dichiarare qualcosa per denunciare la loro esistenza. Ecco che ritorna il tema dell’avidità. Per molti di loro la politica è uno strumento di sopravvivenza, senza non saprebbero di cosa vivere. Raccontano della difesa del bene comune, in realtà si preoccupano solo del loro bene e di quello dei lori amici e parenti. Cosa potrebbero fare per aiutare il mercato delle piccole e medie barche in Italia? Per esempio, rendere facilmente realizzabili i porti a secco. In questo modo si abbasserebbero i costi per la gestione di un natante. Purtroppo, sono così distanti dai problemi reali che non saprebbero neanche da dove cominciare. Penso sempre alla proposta di 20 anni fa, mai concretizzata, dell’allora ministro Claudio Scajola di destinare i porti commerciali sottoutilizzati al diporto nautico, semplicemente installando dei pontili galleggianti con investimenti economici minimi. Nessuna grande infrastruttura da realizzare e nessun avido da compiacere. Servirebbe una strategia e una visione davvero di medio-lungo termine, le uniche che possano consentire a investitori, imprese e consumatori di vivere con fiducia il futuro prossimo. Oltre a persone meno avide e più avvezze all’amore per il bene comune.

(L’amore necessario – Barchemagazine.com – Maggio 2024)