Lamberto Tacoli

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Un’industria particolare
La nautica ha delle peculiarità che la rendono unica. La classe politica dovrebbe aprire gli occhi sulle grandi opportunità del settore e bisognerebbe smetterla di guardare con sospetto chi va in barca
pensieri e parole raccolti da Franco Michienzi

Tacoli è l’amministratore delegato di Crn del Gruppo Ferretti e vicepresidente Ucina. Lo abbiamo incontrato per parlare non solo della sua azienda, ma anche di cosa è davvero la nautica in generale, di come è cambiata negli ultimi anni, a cominciare dai nuovi mercati in cui si sta espandendo.
Mi piacerebbe portare l’attenzione sull’aspetto industriale della nautica. Voi siete uno dei più importanti cantieri italiani, che produce barche in cui la manodopera artigianale ha un valore fondamentale. È corretto?
È vero. La nautica è diventata industria, che è un qualcosa di molto più nobile dell’artigianato, ma a me piace definirla “industria della cantieristica navale”, perché il fatto di lavorare ancora con le mani (e non con le macchine, come altri settori) ha un valore enorme.
La seconda caratteristica che distingue la nautica è la capacità di fare prodotti eccellenti che, però, vengono in qualche modo “toccati” dal cliente, nel senso che spesso si tratta di barche personalizzate. Altri campi, invece, creano prodotti finiti, che il compratore può decidere se acquistare o meno, senza aver minimamente partecipato al loro processo produttivo.
Quante persone hanno partecipato alla creazione della barca su cui siamo seduti? (Lady Trudy, una navetta di 43 metri, ndR)
Partendo dalla realizzazione di un modello in legno per fare uno stampo e passando attraverso tutti i processi successivi (compresi i vari allestimenti) hanno lavorato a questa barca circa 300 persone, per un periodo che va dai 18 ai 22 mesi.
Quante imbarcazioni sono in costruzione in questo momento?
Oggi contiamo circa una ventina di navi in produzione contemporanea, con i marchi Custom Line (la Navetta 33 Crescendo, il 112 Next, il 124, la Navetta 43 e tutti i prodotti in acciaio e alluminio Crn). Stiamo anche iniziando una produzione di barche in alluminio per un marchio del Gruppo.
Sono destinate a tutto il mondo?
Assolutamente sì. I mercati oggi sono aumentati, soprattutto rispetto a 20 anni fa, quando sono entrato nel settore e si parlava solo di Europa, Mediterraneo e America. Il 50% del mercato è costituito dalle due Americhe e dall’area asiatica che si affaccia sul Pacifico.
Noi siamo un Paese leader nel mondo per la costruzione di grandi barche ma la nostra classe politica non comprende questo fenomeno, forse anche perché non lo conosce…
Non comprende in generale le opportunità di questo Paese, non solo la nautica, ma anche quelle legate a strade, porti, aeroporti, infrastrutture e turismo. Il diporto fa parte di tutto questo, nautica e turismo sono strettamente legati.
Si tratta anche di un deficit culturale?
Credo che nel nostro Paese ci sia un vero e proprio “razzismo” nei confronti della barca, per cui chi ne possiede una viene visto con sospetto, a differenza, per esempio, degli Usa dove le barche sono delle comodities, come le automobili.
Forse si tende a confondere il costruttore con l’utilizzatore?
Certo, la barca viene spesso usata in notizie di gossip.
Bisognerebbe, invece, mostrare che cosa sono la nautica, tutti i suoi passaggi e le figure professionali (dal piccolo fornitore all’artigiano, al fioraio che sistema i fiori in barca ecc.). L’unica area italiana bene sviluppata è Genova, che ha visto una ristrutturazione in un luogo dove sembrava impossibile un tale sviluppo. Oggi il waterfront di Genova ha portato un aumento di Pil enorme, che coinvolge non tanto e non solo il costruttore, ma anche il tassista, il panettiere ecc. L’indotto trae un beneficio 10 volte più alto di qualsiasi altra industria.
Per quanto riguarda ricerca scientifica e sviluppo tecnologico come vi siete mossi?
La nostra è sempre stata un’azienda che ha cercato di guardare avanti, puntando su consumi più razionali e su una certa coerenza con il mondo che ci circonda. Siamo stati tra i primi a presentare il prodotto ibrido. A differenza di molti credo che la nautica non abbia fatto tantissimo sotto l’aspetto tecnologico, mentre sono state fatte cose enormi per quanto riguarda il “contenitore barca”, perché sono entrate a farne parte l’elettronica e la domotica e sono aumentati molto i volumi a parità di lunghezza. Inoltre si può fare ancora molto nella sala macchine.
Quindi possiamo lanciare una sfida a tutti i ricercatori che possono trovare spazio anche nel diporto?
Sì, i giovani universitari devono sapere che hanno la possibilità di creare qualcosa che potrà essere utile alla nautica. Penso che molto si potrà fare riguardo all’ecologia.
Perché l’Italia è leader nella nautica?
Perché siamo tra i più creativi e tra i più bravi. Oggi forse dobbiamo solo diventare più “anglosassoni” nel metodo.
Ci sono aree del mondo che si stanno sviluppando dal punto di vista nautico per le quali ci dobbiamo preoccupare?
La Turchia ha fatto un bellissimo lavoro ed è cresciuta tanto, ma in generale sulle barche tra i 20 e i 40 metri l’Italia può farla ancora da padrone. I nordeuropei sono stati sempre più forti sulle costruzioni di grandi dimensioni e ad alcuni livelli non cerchiamo nemmeno di arrivarci. Fincantieri sta per mettere in acqua una nave di 132 metri e anche su queste misure gli italiani possono dire la loro. Come Gruppo Ferretti e come Crn vogliamo consolidare quello che abbiamo fatto finora, guardare agli altri e cercare di fare ancora meglio.
Oggi il Gruppo quante persone impiega?
Oltre 2.100, quindi sono oltre 2.000 famiglie, ma con un indotto molto maggiore, che arriva a coprire circa 10-12.000 famiglie. Per capire quante persone stanno lavorando nel mondo nautico bisognerebbe collegare l’industria produttiva a quella degli accessori e dei servizi.

Il cantiere
Crn è un brand del Gruppo Ferretti specializzato nella costruzione di megayacht custom in acciaio e alluminio dislocanti da 46 a 85 metri e due linee in materiale composito con scafo semiplanante (Crn 128) e dislocante (Crn 43) di 40 e 43 metri.
Dispone di un’unità produttiva ad Ancona che si estende su un’area di 81.000 mq, di cui circa 35.000 coperti, e che comprende una darsena privata con tre banchine di 100, 80 e 40 metri.
Il cantiere è stato fondato da Sanzio Nicolini nel 1963 che realizza la prima serie di scafi di 23 metri chiamata Super Conero, alla quale seguono imbarcazioni costruite in collaborazione con vari designer.
Nel 1999 Crn entra a far parte del Gruppo Ferretti, mentre nel 2001 c’è l’unione a Custom Line, società già acquisita dal Gruppo Ferretti nel 1996 e attiva nella produzione di maxiyacht in vetroresina da 26 a 37 metri.
Nel 2002 Crn acquisisce il cantiere Mario Morini di Ancona.

Lamberto Tacoli con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in visita ai cantieri Crn. Tacoli ha iniziato la sua avventura nella nautica nel 1996, quando è entrato con una piccola quota nel capitale sociale di Custom Line e ha cominciato la sua collaborazione con il Gruppo Ferretti. Oggi è amministratore delegato di Crn e vicepresidente Ucina.

 (Dicembre 2011)