La concretezza, l’editoriale di Franco Michienzi

Ci troviamo in un momento che richiede fatti tangibili in grado di produrre un vero cambiamento nelle nostre vite

by Francesco Michienzi

L’INVITO A PROPORRE LE PAROLE PERDUTE, CHE HO FATTO NELL’EDITORIALE DI OTTOBRE, è stato raccolto con un certo entusiasmo da voi lettori. La parola più gettonata è stata concretezza. Posso immaginare che il motivo di questo plebiscito sia dovuto al forte bisogno di fatti concreti, di sicurezze tangibili, e non di tante belle parole da incorniciare, parole che ti illudono per qualche tempo per poi farti cadere nel vuoto del nulla che contengono. La concretezza è la caratteristica di ciò che è immediatamente percepibile e verificabile. La concretezza dell’agire si traduce con la concretezza del fare.

Se da una parte si schierano folle di giovani al seguito di Greta al grido di Basta Bla Bla Bla che chiedono ai governi di agire, dall’altra ci sono uomini come il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, che rivendicano la concretezza delle scelte fatte e del lavoro in corso. Certamente il clima politico attuale privilegia il pragmatismo al posto del vaniloquio, tuttavia si continua a produrre un gran parlare. “Bisogna pensare il mare in maniera sistemica”. Nei convegni dedicati alla sostenibilità del mare e degli ecosistemi acquatici si invoca il fare sistema, inteso come sentirsi parte di un insieme e, al contempo, programmare azioni comuni. Oppure si parla di rigenerazione, perché occuparsi di sostenibilità oggi significa comprendere la necessità di rigenerare il capitale naturale e agire a favore di un maggiore equilibrio tra ciò che consumiamo e ciò che la natura è in grado di offrirci.

Concretezza
«Il Salone Nautico di Genova è un punto fermo. C’era nei momenti difficili, c’è in anni di grande crescita come questo in cui spinge la ripartenza del Paese. Nel 2020 gli addetti diretti sono cresciuti del 2,4% la previsione del 2021 parla di una crescita superiore a 23,8% del fatturato della produzione e sono sicuro che a fine 2021 questo numero possa ancora aumentare arrivando oltre 6 miliardi». Saverio Cecchi, presidente di Confindustria Nautica

Il tema del consumo delle risorse naturali, e della effettiva capacità dell’uomo di costruire sistemi socio-economici non distruttivi e in equilibrio con la natura, emerge sempre più prepotente. Tuttavia, sono ancora pochi gli interventi concreti che vanno nella giusta direzione. Pensate a una nave commerciale con 6 motori che non si fermano mai, con una cilindrata complessiva di un milione e ottocento mila centimetri cubici e con una potenza di 75.600 kW, l’equivalente di 5.400 automobili Volkswagen Golf TDI, che consuma 390.000 litri di gasolio al giorno, circa 142.000 tonnellate/anno. Se il tema di come si producono le emissioni nocive non viene presentato correttamente, rischiamo di proporre delle soluzioni demagogiche che sono l’esatto contrario di concretezza nelle scelte.

Il Ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, parla dei numerosi progetti in programma che interessano la “restoration” degli ecosistemi acquatici in quanto parte integrante del sistema-paese in termini di risorse naturali: dalla tutela della biodiversità alla cattura di CO2 attraverso i sistemi idrici, passando per i progetti di decarbonizzazione dei porti fino alla tutela e ripristino della biodiversità di importanti fiumi italiani come il Po. E, ancora, la raccolta ragionata delle acque piovane per andare incontro alle stagioni secche che sempre più spesso si presentano. Per Cingolani «Mare, acqua e fiumi possono diventare strumenti di rilancio di un territorio dissestato dal punto di vista idrogeologico». Sono tutte idee lodevoli, tuttavia dobbiamo fare i conti con le liturgie, la lentezza e le procedure del sistema di governo del paese. Ci vorrebbe davvero più concretezza, rapidità ed efficienza, oltre che di scelte improntate al pragmatismo e alla risoluzione di problemi reali con un approccio alla politica privo di steccati ideologici, che non si pone come obiettivo una mera occupazione degli spazi del potere, capace di andare contro le rendite di posizione, le beghe di palazzo e la superficialità.

«La nautica italiana mette insieme tecnologia, design, grandi capacità e gusto. Credo che questo sia il tempo in cui abbiamo bisogno di responsabilità, di coraggio e di ambizione. Credo che questi tre concetti siano oggi incarnati a Genova». Giovanni Toti, Presidente Regione Liguria

Spero che le parole del Ministro alle Infrastrutture Enrico Giovannini sull’importanza che il settore della nautica riveste nel nostro Paese, dette in occasione dell’ultimo salone nautico di Genova, non siano solo il frutto di un esercizio retorico e di circostanza: «Questo è un giorno importante per l’Italia. Il successo di questo salone è la testimonianza del successo di questa città e di questo settore. Sappiamo che dobbiamo sviluppare di più la nostra portualità e anche la nautica da diporto. Sostenere questo comparto significa pure sostenere l’occupazione. Per molto tempo l’Italia non ha dato un chiaro segnale di dove volesse approdare. Ora ha una idea di dove vuol essere entro pochi anni. Mi rendo conto che ci può essere dello scetticismo, ma può e deve essere smentito da eventi come questo che confermano che l’Italia ha fatto un salto culturale. Per questo oltre 4 miliardi sono stati inseriti nel Pnrr per il potenziamento e la trasformazione dei porti italiani, fondi che non si erano mai visti».

E mentre si inaugurava il 61esimo Salone Nautico Internazionale non si sono fermati i lavori del nuovo Waterfront di levante, il sogno, disegnato da Renzo Piano, di un quartiere dove il mare si riprende i suoi spazi e dove troveranno posto un grande parco urbano, una darsena, residenze, uffici, studentato, retail, apart hotels e un rinnovato palasport. Marco Bucci, sindaco di Genova, ha dichiarato: «La città si sta preparando ad avere in futuro eventi ancora più belli, quest’area sta cambiando in maniera vertiginosa e, pensando al futuro, qua abbiamo impegnato 400 milioni di euro per realizzare il grande affresco di Renzo Piano: il prossimo anno ci saranno già tutti i canali pronti, nel 2023 gli edifici e nel 2024 anche la Casa della Vela e la passeggiata ciclo pedonale che unirà il Porto Antico alla nuova area della Fiera. Nel 2023 ci sarà il Salone Nautico del futuro che tutti ci invidieranno: nel mare, sul mare, con le barche che possono prendere il largo per essere provate. Stiamo disegnando Genova per i prossimi 20-30 anni». Speriamo che queste belle parole si traducano in concretezza vera.

(La concretezza – Barchemagazine.com – Novembre 2021)