Italian Vessels: Piegare L’acciaio

Per un prodotto di qualità servono maestranze all’altezza. Come quelle impiegate nella costruzione del primo modello del cantiere di Termoli.

Di Niccolò Volpati, foto Andrea Muscatello

“Il bulbo ha tre assi di curvatura, non era certo un lavoro facile”, afferma l’ingegner Francesco Samarelli di Italian Vessels. E, soprattutto, non è molto grande, perché questo primo modello che toccherà l’acqua l’estate prossima resterà sotto i 24 metri di omologazione, per una lunghezza fuori tutto di circa 28. “Più il bulbo è piccolo, più è difficile da fare”, afferma Umberto Tagliavini che quel bulbo, come tutta la carena, l’ha disegnato.

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Il bulbo del primo modello di Italian Vessels.

Il merito va a Luigi Bucci, carpentiere navale che da venticinque anni lavora in cantiere a Termoli, prima con la vecchia proprietà e ora con la famiglia Parigi che ha rilevato la struttura e ha fatto nascere, appunto, Italian Vessels. “Uso sempre presse e stampi e poi seguo il progetto, racconta Luigi Bucci, è un lavoro a cui ci si avvicina un passo alla volta. A furia di colpire la lamiera, la si piega come si vuole e si ottiene un bulbo il più possibile fedele al progetto che è stato realizzato”.

E’ un lavoro molto artigianale e in tutto, Luigi Bucci, ci ha messo un paio di settimane. Con la vetroresina sono capaci tutti, ma quando la barca è in acciaio è decisamente più complesso. E se il bulbo è piccolo, riuscire a curvare il metallo come si desidera, è certamente un’impresa più difficile. “Il merito non è solo mio, ma soprattutto dell’ingegner Tagliavini, spiega Luigi Bucci, perché serve un progetto che sia realizzabile”. Serve cioè un disegno fatto da chi le barche e il mare li conosce davvero e non si sogni di realizzare forme e curvature, facili da disegnare con un software 3D al computer, ma impossibili da ottenere in cantiere, anche dalle maestranze più esperte. Nei capannoni di Italian Vessel abbiamo potuto riscontrare questa particolare sinergia.

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Da sinistra: Francesco Samarelli, Luigi Bucci e Umberto Tagliavini.

 

Un lavoro portato avanti da progettisti esperti, Umberto Tagliavini per l’ingegnerizzazione dello scafo e Tommaso Spadolini per il disegno degli esterni, degli interni e della coperta, e maestranze da sempre abituate a lavorare l’acciaio per realizzare scafi delle navi. E i meriti vanno anche a chi salda il metallo, perché anche questo è un lavoro di assoluta precisione. Non basta un saldatore qualsiasi, ancorché esperto. La finitura richiesta nella nautica è decisamente più accurata di quella che si richiede nelle opere di ingegneria civile. E’ uno scambio d’informazioni a due direzioni tra chi disegna e chi realizza. E la sensazione, sentendoli parlare del lavoro che procede, è che si arricchiscano di esperienza entrambi. Si rispettano e si stimano, per questo non danno l’impressione di essere una controparte, ma, al contrario, di collaborare per ottenere il miglior risultato possibile.