Il cammino di Santiago, l’editoriale di Franco Michienzi

Una storia delicata e commovente. Abbiamo preso in prestito le parole del protagonista come spunto per una piccola riflessione sulla verità 

by Francesco Michienzi

La vacanza, dal latino “vacuum”, è lo spazio durante il quale il tempo è vuoto e l’individuo non si trova a svolgere le normali e consuete quotidiane attività. In vacanza ci troviamo ad avere la possibilità di creare un’alternativa rispetto alla routine e questo potrebbe favorire un senso di libertà, di benessere e farci sentire totalmente lontani da tutto quello che riguarda la parola stress.

Allora, cosa c’è di meglio di un bel libro o di un film? Io ho scelto Il Cammino verso Santiago. È la storia di Tom, un medico americano di successo, che passa la sua terza età tra lo studio dove lavora e il campo da golf, dove si distrae con i colleghi. Un giorno viene raggiunto dalla notizia che suo figlio Daniel, quarantenne, è rimasto ucciso da un temporale sui Pirenei. Giunto in Europa per recuperare le spoglie del figlio, Tom scopre che Daniel aveva intrapreso il Cammino di Santiago de Compostela, un sentiero di 800 chilometri tra Francia e Spagna che i pellegrini percorrono a piedi, tappa dopo tappa, mossi da motivazioni personali anche molto diverse fra loro. Con la scatola delle ceneri nello zaino, Tom decide di camminare al posto di Daniel e di portare a termine il suo viaggio. Lungo la via, l’incontro con tre inattesi compagni di strada lo strapperà alla solitudine. Tom è un oftalmologo e come tale si occupa dello specchio dell’anima, gli occhi. Ma ci sono cose che sfuggono all’evidenza e trovarne il senso, l’anima, richiede un percorso più lungo e faticoso, senza l’ausilio di macchine.

Una storia delicata, a tratti commovente e ricca di spunti di riflessione.

Lungo questo cammino Tom, riferendosi a uno dei suoi compagni di viaggio, uno scrittore in cerca di ispirazione, gli dice che se vuole avere successo con i suoi libri deve sempre scrivere la verità. A questo punto ho ripensato ai giornali, alle riviste e a Barche. Mi sono chiesto se si scriva sempre la verità. Leggendo gli editoriali di tutte le nuove riviste che arrivano puntualmente in edicola parrebbe di no.

Leggere “Diamo al lettore il valore aggiunto di un’informazione senza alcun vizio, basata solo sul nostro know-how” mi fa un po’ sorridere. L’ho scritto anche io nel 1995 e lo hanno scritto tutti quelli che hanno intrapreso questo cammino, non c’è nulla di male, ma scriverlo facendo intendere che gli altri lo fanno con qualche vizio non è bellissimo.

Prima di rispondere alla domanda se Barche scriva sempre la verità farei questa riflessione. Per vivere, una casa editrice ha bisogno del supporto degli inserzionisti e dei lettori che comprano la rivista in edicola. I lettori comprano la rivista se è autorevole e se risponde alla loro domanda di informazione o semplicemente per alimentare la propria passione. Gli inserzionisti comprano la pubblicità se ci sono lettori interessati a quella rivista. Ci sono molti modi di condizionare quello che si scrive e sta alla coscienza di ogni giornalista trovare la chiave per descrivere i fatti per quello che sono.

La nostra storia parla per noi, tuttavia devo ammettere che spesso è difficile raccontare tutta la verità. Soprattutto quando si parla di aziende, di come stanno sul mercato, di quali logiche imprenditoriali si nutrono, di come fanno a tornare in gioco dopo un fallimento come se nulla fosse e di tanti altri aspetti. Qualche volta ho raccontato queste vicende, senza la pretesa di rivestire l’odioso ruolo di moralizzatore del sistema, ma le parole di finto apprezzamento verso i miei scritti non si sono mai tradotte in azioni concrete perché è complicato fare battaglie a favore di un settore dove la correttezza e la trasparenza dovrebbero essere la regola.

Io ho capito che l’unico modo per essere indipendenti è esserlo economicamente. Non aver paura di perdere un inserzionista è l’unico modo per esserlo. Quest’anno ci ha insegnato che nel momento difficile solo la propria forza e il supporto di chi crede sempre in te, a prescindere da cosa scrivi di loro, ti permettono di fare un giornale autorevole. Come diceva Tom al suo compagno di cammino, il successo passa sempre dalla verità.

(Il cammino di Santiago – Barchemagazine.com – Ottobre 2020)