GS4C, un altro mondo è possibile

La vetroresina non è l’unica soluzione. Filava è un materiale formato da basalto e altri minerali, perfetto per le barche e soprattutto riciclabile al 100%

by Niccolò Volpati – photo by Andrea Muscatello

«LE TECNOLOGIE CI SONO, NON È VERO CHE NON C’È UN’ALTERNATIVA ALLA VETRORESINA», afferma Enrico Benco, co-fondatore di GS4C insieme con Cristiana Talon (sopra, nella foto di apertura). GS4C è una piccola media impresa innovativa, nata nel 2012 come start up. In Europa, distribuisce per la nautica Filava, una fibra alternativa alla fibra di vetro, realizzata dalla Isomatex con sede in Belgio. Che ha fatto di male la vetroresina? È molto difficile da smaltire e il costo ricade esclusivamente sull’armatore.

Vi siete mai chiesti che fine fanno le barche quando arrivano a fine vita? Lo smaltimento è complesso e costoso perché, per prima cosa, si devono dividere i materiali che compongono la barca, come gli acciai dalle fibre di vetro o dal legno. Quelli che è possibile riciclare vengono riutilizzati, mentre gli altri finiscono in discarica. Anche il riciclo dei materiali ha le sue regole. Per essere efficace, un materiale non deve perdere di valore. Se nella sua seconda vita un composito “nobile” diventa “povero”, il riciclo non è stato molto efficiente. Il primo grande vantaggio di Filava è proprio questo. È una fibra minerale formata al 50% da basalto e il rimanente da altri minerali.

Nel riutilizzo di Filava, il basalto viene fuso e filato nuovamente e poi, arricchendolo con vari ossidi minerali, torna ad essere sempre lo stesso materiale di partenza. In pratica, qualunque sia la base, alla fine del ciclo si ottiene sempre lo stesso materiale composito. È riciclabile al 100% e non perde mai valore. Anche il carbonio si ricicla, ma perde qualità perché si ottengono solo fibre corte che non vanno bene per costruire una barca. Filava, invece, torna a essere una fibra lunga, identica a quella “nuova”. Oltretutto anche il processo di riciclo non è caro. Il costo è solo quello dell’energia che serve per compiere l’operazione e, tra l’altro, è decisamente inferiore rispetto a quella di altri materiali utilizzati per la costruzione delle barche. Per produrre un chilo di Filava servono 3 kWh, per la vetroresina ne servono almeno 5 e per il carbonio addirittura 80. E questo non è l’unico vantaggio.

Il mondo dei compositi produce circa il 30% di sfridi di produzione, che è tantissimo. Il mondo dell’industria, in genere, ha risposto a questo problema cercando materiali sempre meno costosi. Quello che propone GS4C invece è radicalmente diverso. Perché non cercare materiali riciclabili al 100%? Perché non evitare gli sprechi, buttando gli sfridi di produzione? «Con Filava è possibile», racconta Cristiana Talon. Sono anni che studiano, fanno verifiche, test e hanno costruito un’intera filiera. Non si sono buttati nella mischia senza preparazione. Hanno realizzato un Mini 6.50 interamente riciclabile che serve da prototipo e con gli sfridi di produzione perfino un Optimist.

GS4CMa il basalto arricchito non è una fibra utile solo per le barche a vela, magari non tanto grandi. Le sue caratteristiche lo rendono perfetto per qualsiasi imbarcazione, anche mega e gigayacht a motore.

«Meccanicamente vale un vetro S», spiega Enrico Benco. La fibra di vetro S è quella ad alta resistenza, molto costosa, praticamente mai impiegata per la nautica da diporto, ma utilizzata in aeronautica. Inoltre, Filava è facile da stendere. Non dà problemi né per la stratificazione a mano, né per quella in infusione. E, non meno importante, non dà problemi all’epidermide come certe resine di vetro e quindi è meno fastidiosa per chi costruisce materialmente le barche. Ovviamente non è un materiale composito che serve solo per la nautica. La Isomatex lo vende anche a chi costruisce gli Airbus e al mondo delle automobili che sono due settori più all’avanguardia rispetto alla nautica. Nell’automotive, l’attenzione al riciclo è imposta dalla legge. Le norme europee e mondiali hanno infatti obbligato i costruttori ad occuparsi del fine vita.

Non è più possibile utilizzare materiali in modo irresponsabile. Se si usa un materiale si deve anche pensare a come si farà a smaltirlo e a riciclarlo. Nel mondo aeronautico, invece, più che le pressioni politiche, hanno inciso i budget più ricchi che permettono di ricercare materiali migliori. Sia come sia, ora è il turno della nautica e qualcuno, per fortuna, ci crede. Non tutti i cantieri pensano solo a contenere i costi di produzione.

GS4C Amer 100

L’Amer 100

Qualcuno ha anche a cuore uno sviluppo sostenibile. Come Amer, che ha scelto di lavorare con GS4C dopo un incontro con le imprese che fanno ricerca e sviluppo in Open Innovation organizzato da Confindustria Nautica. Il cantiere di Sanremo è da tempo attento alla sostenibilità ambientale e quindi ha subito sposato questo nuovo materiale composito ed è già iniziata la costruzione di un 86 piedi che sarà varato tra due anni.

«Siamo partiti dalle parti non strutturali e poi arriveremo a realizzare tutte le componenti dello yacht», spiega Enrico Benco. «È bastato l’annuncio di questo progetto da parte di Barbara Amerio al Salone Nautico di Genova di pochi mesi fa, per destare l’attenzione dell’Innovation Award del Mets di Amsterdam, perciò auspichiamo che a breve ci sia un effetto domino. Abbiamo già contatti avviati con altri cantieri inglesi e olandesi e siamo fiduciosi», racconta Cristiana Talon.

La sostenibilità è un concetto sempre più ricercato dagli armatori. È realistico quindi pensare che i cantieri si avvicinino a questo nuovo composito che sembra fatto apposta. Il “green washing” ha i giorni contati, anche nella nautica. «Noi siamo più propensi a parlare di sviluppo responsabile, più che sostenibile», mi spiega Cristiana Talon. «Sostenibili ormai lo sono quasi tutti, è ora di diventare responsabili. Se metti in acqua qualcosa, hai la responsabilità di ciò che fai. Non ti puoi limitare a sperare che qualcuno nel futuro trovi una soluzione. È stato così per la vetroresina e per la plastica e oggi ne siamo invasi. È necessario trovare la soluzione a monte del problema».

GS4C

Anche Bluegame collabora con GS4C utilizzando il Glebanite (progetto Glemould che è stato co-finanziato a valere sulle risorse POR FESR 2014-2020), che è un materiale fresabile per realizzare stampi diretti ecosostenibili, foto sopra. In questo modo, alla fine della loro vita, gli stampi saranno riciclati nuovamente avendo impatto zero sull’ambiente.

GS4C BG X70

Bluegame BG X70

(GS4C, un altro mondo è possibile – Barchemagazine.com – Marzo 2020)