Gruppo Boero

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Da 180 anni, il mondo è a colori
Una lunga tradizione aziendale e familiare, iniziata nel 1831 e proseguita da cinque generazioni di imprenditori, spaziando in vari settori e approdando in 30 Paesi del mondo. E ancora oggi vive e si sviluppa, con un’inalterata fiducia nella propria identità
pensieri e parole raccolti da Franco Michienzi foto di Andrea Muscatello

La forza della coesione e la capacità di rinnovarsi. L’attenzione verso la clientela e l’intelligenza di credere fortemente nella ricerca. Possono sembrare concetti astratti o frutto di un ideale difficilmente perseguibile, ma sono, in realtà, i mattoni su cui poggia una storia aziendale che dura da 180 anni. Obiettivi? Raggiungere la vetta di tutti i settori in cui si opera (edilizia, navale e yachting). E ci sono riusciti.
L’attività del Gruppo spazia su tutti gli aspetti industriali, dalla ricerca e sviluppo alla produzione, dalla distribuzione all’assistenza. Le caratteristiche che distinguono Boero sul mercato sono una grande capacità di adattamento ai tempi, l’attenzione al fattore umano e all’ambiente e l’attaccamento al luogo di origine (la Liguria). Ce ne parlano Massimo Bonazza, general manager, e Cristina Cavalleroni Boero, rappresentante della quinta generazione, in azienda già dal 1993 e consigliere dal 2003, figlia della presidente Andreina Boero e nominata, ad aprile di quest’anno, vicepresidente.
Una storia lunga quasi 200 anni. Da allora il mondo è cambiato molte volte e a mio parere oggi siamo alla vigilia di un altro mutamento. Cosa ne pensate?
C.C. Essendo cambiato il mercato bisogna sicuramente adeguarsi e strutturarsi in maniera diversa, infatti noi stiamo attraversando un periodo di riorganizzazione aziendale che tocca tutti i settori.
Siete leader in Italia per quanto riguarda soprattutto la parte navale, per cui avete una capacità di analisi della situazione privilegiata, superiore a quella di altri vostri concorrenti. In questi anni quali sono stati i punti di vera crisi?
M.B. Credo che la difficoltà maggiore che il mercato abbia attraversato sia stata quella di avere una serie di modelli e aver replicato, alcune volte con un eccesso di leggerezza, l’ingegneria e il design di un ottimo prodotto che è per definizione il superyacht, sottovalutando l’aspetto finanziario. La struttura economica non poteva supportare un tale cambiamento.
In questo senso, quali sono i vostri punti di forza che vi hanno portato al successo?
C.C. La serietà, l’onestà e il fatto che i nostri prodotti siano all’avanguardia grazie al centro di ricerca e di sviluppo.
Quanto investite in questo ultimo campo nel vostro fatturato?
M.B. Circa il 3-4 per cento.
Avete molti brevetti?
M.B. Nella formulazione sì. A parte Boat, che è una licenziataria e segue solo il mercato della marina mercantile, tutto quello che è superyachting e linea casa è esclusivo, dal progetto al prodotto finito, ed è veicolato attraverso i vari brand.
Il mercato che cosa vi chiede in particolare? Quali input vi dà?
M.B. Per esempio, consideriamo lo stucco, che riguarda la produzione più importante che abbiamo avuto nella nautica. Oggi riusciamo a produrne uno più leggero della concorrenza, con migliori proprietà meccaniche e che, quindi, ben si adatta a scafi che raggiungono i 70/80 metri. A parità di quantità di stucco otteniamo uno scafo più leggero.
Vi ricordate la barca di Luciano Benetton senza stucco? Lui la propose come ecocompatibile. Le lamiere in acciaio erano solo verniciate e si vantava che avrebbe navigato in tutti i mari del mondo senza preoccuparsi dell’estetica.
M.B. Lo stucco non rilascia sostanze inquinanti. Stiamo lavorando su altro e siamo impegnati con alcuni nostri ricercatori nel seguire insieme ai nostri concorrenti (multinazionali molto più grandi di noi) quello che è lo stato dell’arte delle antivegetative. Sul resto l’ecocompatibilità è la stessa di qualsiasi altra barca.
Ci sono altri aspetti legati all’ecocompatibilità che state portando avanti?
M.B. Uno importante è il basso rilascio di solventi, soprattutto per chi ci lavora durante le applicazioni. Vale sia sulle verniciature esterne sia per i cicli di lavoro interni dove si sta operando anche in termini di basso residuo solido, che è la stessa cosa che si fa nell’edilizia: ciò che noi vogliamo in una casa lo vogliamo anche, a maggior ragione, nella barca. Bisogna tenere presente che spesso la difficoltà sta nel trovare l’interlocutore adatto a livello di produttori di chimica di base, con cui abbiamo ottimi rapporti ma poi, alla fine, quando si fanno delle richieste non è sempre facile che vengano soddisfatte. Stimoliamo chi formula a produrre sia resine sia pigmenti che abbiano queste caratteristiche.
Per quanto riguarda la resistenza al moto avete qualche cosa di particolare in programma?
M.B. Veneziani, un nostro brand, propone un prodotto che non è un’antivegetativa vera e propria ma è idonea alla carena degli scafi da regata ad alta velocità.
Avete 8 marchi, 2 stabilimenti, 500 addetti, oltre 5.000 clienti, per cui una molteplicità di relazioni che vi fanno andare in tutte le direzioni. Immagino che la nautica sia uno dei settori più affascinanti e più stimolanti dal punto di vista imprenditoriale, perché è la sintesi di tante attività industriali, dove si concentrano il pensiero dell’architetto, dell’artigiano, dell’industriale, del turismo…
C.C. È vero, anche nell’edilizia potrebbe essere così però la nautica ha qualche cosa di più: fascino, lusso e un target più elevato. Amo tantissimo il mare e le barche e sono molto attratta da questo settore.
A vostro parere nella nautica c’è un grado di preparazione idoneo a cogliere tutti gli aspetti di quello che offrite?
M.B. Assolutamente sì, purtroppo costa in termini di “ore uomo”, inteso anche come ricerca. Nell’edilizia beneficiamo di una storia di 180 anni sulla stessa tipologia di utilizzo finale che è quella, per definizione, di un edificio. Nella nautica è diverso: oggi non è assolutamente facile avere prodotti che possano rispondere alle esigenze tecniche, ma anche architettoniche e di design, di una imbarcazione moderna e di prestigio. La cosa forse di cui ci fregiamo di più è che pur essendo molto più piccoli siamo in grado di competere con i nomi più prestigiosi a livello di qualità di prodotti e di applicazione.
C.C. Abbiamo anche una valorosissima assistenza tecnica.
Vi sentite un’azienda totalmente made in Italy?
C.C. Sì, assolutamente. Ci è un po’ dispiaciuto trasferire lo stabilimento nel basso Piemonte perché siamo genovesi doc e il senso di appartenenza è molto forte.
Essere donna a capo di un’impresa così storica comporta difficoltà o vantaggi?
C.C. A volte ci sono dei vantaggi. Penso che le donne abbiano qualcosa in più rispetto agli uomini, tra cui, forse, una visione più allargata delle cose. Magari l’uomo è più preciso, ma è più settoriale, cerca la soluzione sempre nella stessa direzione, la donna riesce a vedere oltre.
Voi siete quotati in Borsa dal 1982. È un fatto abbastanza raro nella nautica italiana, perché nel mondo ci sono soltanto 5 aziende oltre voi.
M.B. Ci possono essere vari motivi. Tra le ragioni più importanti c’è il limite della scarsa volontà che a volte si trova nell’impresa italiana. Il sistema rende tutto molto complesso, per cui affacciarsi a una Borsa, senza avere i benefici attesi, fa pensare solo ai costi aggiuntivi, agli oneri. L’azienda che entra in Borsa, invece, dovrebbe essere premiata, anche se ha dimensioni medie.
Fate 120 milioni di fatturato…
M.B. Negli Stati Uniti 120 milioni di dollari non sono niente; affacciarsi in Borsa per un’azienda equivale all’intenzione di strutturarsi e di comunicare anche con l’esterno per avere i bilanci certificati.
È stata una scelta strategica?
C.C. Nel 1982 sì…
M.B. …ma oggi non si hanno i benefici che ci si attende.
In Italia si parla sempre di come si fa a far crescere le imprese, perché a volte le regole non sono uguali per tutti.
M.B. Qualcuno (Enrico Cuccia, ndR) disse: «Le azioni si pesano, non si contano». È difficile competere cercando di essere sempre corretti e coerenti con la propria strategia; ci costa molto, con un mercato che in questo momento tutto ha fatto tranne che aiutarci, perché negli ultimi due anni ha perso il 50%: mantenere la quota di mercato in un momento tanto difficile è costato un sacrificio spaventoso. Crediamo e siamo convinti di portare l’azienda a ristrutturarsi internamente per prepararsi al prossimo salto di fronte un settore che è cambiato.
Quale sarà il prossimo passo?
Massimo Bonazza C’è necessità di internazionalizzarsi, di crescere, non solo nell’organico ma anche nelle acquisizioni. Bisogna rivolgersi all’Europa, al bacino mediterraneo e al Medioriente, puntando a delle acquisizioni o a delle joint venture. Stiamo inoltre perseguendo il nostro progetto di sbarcare negli Stati Uniti.
Nella nautica pensate di allargare la vostra filiera?
M.B. La “core competence” raggiunta è importante, abbiamo un ciclo completo ed è un rinnovarsi continuo. Adesso, per esempio, stiamo promuovendo l’ultima generazione di smalti poliuretanici con i componenti che abbiamo. Uscire dal nostro ambito sarebbe possibile con l’acquisizione di un’azienda ma in questo settore c’è ancora molto da fare.
Come armatore che rapporto ha con le barche?
C.C. Adoro navigare, mi piacciono tutte le imbarcazioni, anche le più piccole. Per me andare per mare è sintomo di libertà, di ossigeno, di respiro. Abbiamo un Boston Whaler e ci vado spesso con gli amici, o con mia madre.

Ricerca e sviluppo
Nel 2009 è stato inaugurato il centro di ricerca e sviluppo del Gruppo, denominato Riccardo Cavalleroni, storico amministratore delegato per oltre 30 anni. L’investimento iniziale è stato di 4 milioni di euro e i 50 tecnici sono organizzati in sei unità di ricerca specifiche per attività e tre unità centralizzate. Le aree di studio riguardano l’innovazione dei prodotti, l’integrazione delle nuove tecnologie nei processi di produzione, la ricerca di prodotti a basso impatto ambientale e lo sviluppo di sistemi tintometrici avanzati.
• 2.500 analisi di prodotto all’anno
• 1.500 mq di laboratori
• 50 tecnici (10% personale sul totale dedicato alla ricerca)
• 20 nuovi prodotti all’anno
• Investimenti pari al 3% del fatturato annuo del

I numeri del 2010
Clienti 5.000
Collaboratori 332
Vendite nette 120 milioni di euro
Volumi 27 milioni di litri
Presenza in 25 Paesi
8 reti di vendita
2 siti di produzione
8 marchi
Yachting
La divisione dedicata al diporto si basa su una continua ricerca scientifica votata alla massima qualità possibile. I prodotti disponibili sono antivegetative, smalti, vernici, primer, fondi, stucchi ultraleggeri, resine, cicli antiosmosi, cosmesi della barca. La produzione si incentra nello stabilimento di Bozzolo Formigaro (AL).
I tre marchi:
• Boero YachtCoating ha una forte caratterizzazione per i superyacht.
• Veneziani Yachting, storico brand trentino, opera da 145 anni per garantire la massima protezione alla barca e il totale rispetto del mare.
• Attiva Marine ha una gamma di prodotti completa reperibile su tutto il territorio nazionale.
Le cinque generazioni
Nel 1831 Bartolomeo Boero acquista una piccola fabbrica per la produzione di biacca in polvere. Lo spirito di iniziativa porta a un rapido sviluppo e nel 1856 lo stabilimento viene trasferito in via Vespa (Genova), iniziando l’espansione verso nuovi mercati. 70 anni dopo il figlio Filippo prosegue il potenziamento dell’attività introducendo nuove e più efficaci tecnologie e si sposta fuori dalla cinta daziaria, nel comune di San Martino d’Albaro. Gigi e Federico Mario, la terza generazione, nel 1929 iniziano la produzione del “bianco di zinco” e del “minio di piombo”. Nel ’58 si amplia la gamma delle pitture con l’introduzione di quelle per il settore navale. Nel 1970 inizia la produzione di quelle per la nautica da diporto e per il coil coating. Negli anni ’80 Federico Mario, affiancato dalla figlia Andreina, costituisce la Holding Gruppo Boero Spa, finalizzata alla gestione finanziaria e amministrativa della Boero Colori Srl, e viene attivato il progetto sulla colorimetria e sulle macchine tintometriche. Nel decennio successivo Andreina Boero succede come presidente al padre sviluppando linee dedicate per settore; vengono intensificati i rapporti con laboratori di ricerca italiani e stranieri e si prosegue con l’adeguamento alle normative europee per la tutela e la salvaguardia ambientale. La sede societaria viene trasferita nei locali attuali (Genova, via Macaggi).
Negli ultimi 10 anni il Gruppo Boero si afferma nei settori edilizia, yachting, navale e amplia la propria presenza nella grande distribuzione. Nel 2001 raggiunge un accordo per l’acquisizione del 100% di Attiva Spa che, con il Colorificio Attiva, opera nel settore delle pitture per la casa, con un giro d’affari di circa 20 milioni di euro.