Gigi Bon, arte e rino-mania

 

Estroversa e fantasiosa, ecco un’artista di talento che ha lasciato una carriera solida quasi per gioco. Ha provato a fare ciò che le piaceva davvero, guidata da una passione monotematica decisamente originale, e ha trovato quasi subito riscontro e successo

testo di Marina Mancuso – foto di Andrea Muscatello

«Vengo da un altro pianeta», ci risponde quando le chiediamo come è iniziata la sua avventura nel mondo dell’arte. Con una laurea in giurisprudenza e una carriera in ambito finanziario, in effetti, il suo curriculum è molto diverso da quello dei tanti artisti che ci è capitato di intervistare. Per anni non dipinge né crea nulla, ma, semplicemente, grazie al fratello antiquario “respira arte” e ama raccogliere oggetti di pregio.

A quarant’anni, poi, decide di prendersi alcuni mesi sabbatici e da Milano torna a Venezia, sua città natale a cui è profondamente legata – appartiene a una famiglia storica e racconta che i suoi antenati, a quanto si dice, riportarono a Venezia il corpo di San Marco, da Alessandria d’Egitto. In questo periodo incontra un amico artista che le insegna alcuni trucchi della scultura e Gigi Bon si accorge di avere passione  e talento: crea, scolpisce, dipinge. Ma non disegna mai, anzi sostiene di avere “un blocco” per questa attività.

Dopo un anno un po’ difficile inizia a vendere le sue opere, ottenendo un gran successo. Vende il suo primo lavoro (un rinoceronte creato con un ferro di gondola) a una americana che, dopo due mesi, la mette in contatto con alcuni amici che le comprano altre sculture. Non solo: il gruppo di statunitensi la invita a New York, dove organizzano un cocktail in suo onore durante il quale sono esposte le sue opere. Così la Bon lascia definitivamente la professione e si occupa a tempo pieno dei suoi amati rinoceronti, partecipando a mostre, personali e collettive.

Oggi ha uno studio a Venezia, organizzato come una bottega rinascimentale e, quindi, aperto al pubblico, che può vedere le opere in esposizione (e comprarle) e osservare l’artista mentre lavora la cera e la terra, seguendo passo a passo le fasi di evoluzione della scultura.

«Mi sono sempre sentita un rinoceronte»
Il soggetto preferito di Gigi Bon sono da sempre i rinoceronti perché da bambina rimane affascinata da un piccolo esemplare di questo animale raffigurato sul pavimento della Basilica veneziana, dove andava a messa con sua madre. Da allora, ci racconta, si è sempre «sentita un rinoceronte», tanto è vero che tutte le sue creazioni sono, in realtà, autoritratti. Figure femminili, quindi, rappresentate in diverse situazioni e condizioni, per cui dal “rino-angelo” si va al “rino-stella” e così via, in una continua metamorfosi e in una perenne apparizione di nuove espressioni, lineamenti, sagome e profili. Le sue sculture sono bronzi fusi a cera persa, tutti pezzi unici.
Le è capitato anche di lavorare su commissione, ma per riuscirci deve piacerle molto ciò che le viene chiesto: le è successo, per esempio, di ricevere delle conchiglie (a suo dire “meravigliose”) da montare a suo piacimento. Neanche a dirlo, ha creato un rinoceronte che esce dalla conchiglia e l’opera è stata poi montata in una piscina messicana.

(Gigi Bon, arte e rino-mania – Barchemagazine.com – Gennaio 201o)