Garantire l’affidabilità, l’editoriale di Franco Michienzi

Il tema dell’affidabilità è strategico per l’industria nautica italiana. Tutti gli attori in gioco sono chiamati a riflettere sulle sue implicazioni e sulle opportunità di sviluppo che potrebbe generare

by Francesco Michienzi

Il dealer di un importante cantiere nautico mi sollecita ad affrontare il tema dell’affidabilità della componentistica che troviamo a bordo delle imbarcazioni. Le barche hanno una vita lunghissima, ma alcuni accessori sono soggetti all’obsolescenza programmata, grazie alla quale i beni nascono per durare solo un determinato numero di anni, spesso poco oltre il limite della garanzia.

Per contrastare l’obsolescenza programmata, che è un oltraggio contro l’ambiente perché incrementa la produzione di rifiuti, sono state fatte molte proposte di legge. Queste iniziative parlamentari si muovono tutte lungo un’unica direttrice a tutela del consumatore: la garanzia che passa da 2 a 5 anni, che diventano 10 nel caso di prodotti di grandi dimensioni; disponibilità di pezzi di ricambio fino a che il prodotto è sul mercato e per i 5-7 anni successivi; costo del ricambio proporzionato al prezzo di vendita del bene; possibilità di riparazioni a costi accessibili.

Questioni che il nostro dealer conosce molto bene e sulle quali non so se sarà concorde. «Dopo 40 anni di mare e 24 da operatore mi ritengo sufficientemente competente per affermare che quello dell’affidabilità è un problema atavico della nautica, che può e deve essere debellato per il bene di tutti, in quanto il cliente che paga certe cifre lo merita e lo esige. Anche i cantieri, che fanno investimenti per produrre le barche dove installare queste forniture, lo meritano. E, dulcis in fundo, anche noi dealer lo meritiamo, poiché non è possibile farsi carico per 24 mesi di tutte le garanzie perché la legge ci obbliga a farlo in quanto emissari della fattura finale verso l’armatore, mentre i fornitori se ne stanno nei loro uffici, alcuni paventando di avere fantomatici centri assistenza, che nel 70% dei casi sono impreparati o poco interessati a prestare una qualsiasi garanzia. Ci vuole una forte e sana svolta morale, bisogna mettere alla gogna chi lavora male e lodare chi lavora bene in modo da innescare un circolo virtuoso. Nel 2021 non si può tollerare di avere a bordo la stessa affidabilità del 1990, non c’è alcuna giustificazione che regga»Comprendo questo sfogo, ma penso sia opportuno approfondire meglio il tema.

Condivido la necessità di distinguere un produttore serio e professionale da uno superficiale e approssimativo.

Tuttavia, la mia personale opinione è che l’industria italiana della componentistica per imbarcazioni abbia raggiunto veri e propri livelli di eccellenza di caratura mondiale. Riuscire a coniugare l’alta tecnologia con la necessità di realizzare prodotti su misura, e in piccole serie, è una vera sfida. Il primo passo dovrebbero farlo i cantieri. Qualcuno di loro ha già iniziato a collaborare con i fornitori per affinare i processi produttivi, risolvere i problemi sistematici di affidabilità, incrementare gli studi sui materiali e sulle tecnologie di altri settori che vengono adattate alla nautica.

Il nostro dealer afferma che: «Un motore nautico, che costa 100.000 euro, a volte non ha l’affidabilità di un trattorino rasaerba da 2.000 euro, perché le probabilità di avere guasti sono molto elevate rispetto a un qualsiasi altro motore sul mercato». E aggiunge: «Certe passerelle idrauliche a scomparsa, che costano tra i 20 ed i 30 mila euro, a volte, creano problemi anche quando ritiri la barca nuova, e, spesso, hanno noie che si protraggono in modo cronico; mentre una lavatrice cinese, che costa 400 euro, funziona 2 volte al giorno per 5 anni senza mai rompersi». O ancora: «Un impianto di aria condizionata che costa oltre 20 mila euro, più di una Mercedes classe A o di una Bmw serie 1, spesso, ha molti problemi di affidabilità dovuti alla bassa qualità delle componenti»Credo che, se sono stati fatti, questi esempi abbiano un fondo di verità. Ma è la prima volta che raccolgo uno sfogo così determinato e per questa ragione non mi voglio sottrarre alla sollecitazione.

Conosco quasi tutti i costruttori di componenti nautici, vado spesso nei loro siti produttivi e rimango stupito dalla qualità del loro lavoro. Probabilmente l’elevato numero di fornitori presenti sul mercato consente anche ai meno affidabili di competere scorrettamente con le aziende che invece fanno grossi investimenti in tecnologie e ricerche. La selezione dovrebbe iniziare da parte del cantiere costruttore, scegliendo i partner più affidabili. Le mie sono riflessioni in libertà e per questa ragione voglio invitare tutti gli attori in gioco, compresi armatori e appassionati, a esprimere la loro opinione sul tema.

(Garantire l’affidabilità – Barchemagazine.com – Gennaio 2021)